Domente queste cose ne la Franza si fanno, Ferdinando re di Napoli di casa di Aragona, el qual za sentia tal opinione de Franzesi contra de lui, venuto da la cazza di uno loco ditto Tre Pergole, da catarro in do giorni morite, et fo adi 25 Zener 1493[60], a hore 16; et in quel zorno moderno Alphonso suo fiol primario, Duca di Calavria, a cui perveniva il regno, vestito d'oro, insieme con l'ambasciator venitiano, eravi Polo Trivisan cavalier chiamato da la Dreza, quello di Milano, era Antonio Stanga dottor, et quello di Fiorenza, zoè Dionisi Puzo (Pucci), el qual etiam lui morite lì a Napoli avanti la venuta dil Re di Franza in Italia, et con suo fradello don Fedrigo principe di Altemura cavalcoe attorno la terra secondo il consueto, con più di duo milia cavalli, et andoe alli sie Sezi di Napoli, et fece le solemnità si suol far; poi introe nel domo, dove da l'Arcivescovo[61] fu fatto alcune cerimonie; demum introe in castello, dato li signali al castellano, secondo usanza; et subito fece suo fiol, Ferdinando chiamato, di età de anni 27[62], che era principe di Capua, lo intituloe Duca di Calavria; et il zorno driedo fu fatto le exequie dil Re morto, che furono bellissime, et sepulto in la chiesa di san Domenego. Questo re Ferdinando defunto era di età di anni 71, havea regnado anni 36, fu homo molto astuto, di piccola statura ma molto gajardo, dilectavase assae di cazze. Hebbe tra li altri di la prima moglie[63], che fu figliola dil principe di Rossano uno de primi baroni dil reame, quattro legittimi figlioli et do fie: che fu questo re Alphonso, don Fedrigo, don Joanne che fu Cardinal[64], et don Francesco[65]. Ma il Cardinal et don Francesco zà erano mancati di la presente vita. Le figliole: una madama Leonora, maridada in el duca Hercules di Ferrara, la qual in questo anno, dil mese di Settembrio[66], a Ferrara morite; l'altra fu madama Beatrice, maridada in re Mathias di Ungaria, la qual al presente vive, vedoa[67], in una terra lì in Ungaria chiamata Ystrigonia, però che quel regno, morto re Mathias senza figlioli legittimi, con lo ajuto delli baroni quello regno acquistoe Ladislao Re di Boemia, fratello dil Re di Polonia. Ma Ferdinando, morta la sua prima moglie, per cessar alcune discordie nascevano con il Re di Spagna suo cusino, si maridoe in donna Joanna, sorella di questo Re di Spagna[68], di la qual hebbe una unica figliola[69] et è chiamata l'ynfante di Castiglia, la qual manca a maritare. Ma, come ho ditto, Alphonso habuto pacifico el regno, et zurato li popoli homaggio et fedeltà, exortoe Alexandro pontifice che volesse mandar a incoronarlo, et con Soa Beatitudine fece parentado, zoè che maridoe una soa fiola, chiamata madama Sanza[70], di età de anni 17, in don Zufrè fiol dil Papa, di anni 13, et quello venuto a Napoli, fatto le sponsalicie che furon magne, el Re lo fece, esso don Zufrè, Principe de Squillazi, et fo dil mese di Mazo 1494. Nel qual tempo vi venne etiam a Napoli per nome dil Papa, il cardinal Monreal nepote dil Pontifice[71]: licet in concistorio el cardinal mons. di Santo Dionisio, di natione franzese, nomine Caroli regis, protestoe non dovesse mandar a incoronarlo, attento che il suo re pretendeva che ditto reame di Napoli fusse suo, et de jure a Sua Maestà dovea venir. Ma pur el Pontifice per questo non stette, et adi 8 Mazo in Napoli in la chiesia cathedral, overo il domo, con grandissimo triumpho Alphonso incoronoe. Et habuta la regia corona, intendendo per exploratori certo che il Re di Franza preparava di venirli adosso et tuorli il regno, comenzò a far provisione per defendersi. Era liberalissimo con tutti, conferiva beneficii et assoldava gente, catando (procacciandosi) gran quantità di denari, ponendo man al thesoro lassado per il padre, provedendo di munitione et artegliarie a li castelli. Ma prima che scriva alcuna provisione fatta per esso re Alphonso, scriverò il modo de la sua coronatione. Già dil mexe di April adi 13, venne et gionse a Napoli uno ambasador dil Re et Regina di Spagna, chiamato il governador di Cathelogna, el qual stette alcuni zorni, et poi visitato la Raina, sorella dil suo Re, in Spagna ritornoe[72].

Questo è il modo et ordine de la incoronatione dil re Alphonso, fatta in Napoli adi 8 Mazo 1494.

Essendo adi do Mazo venuto verso Napoli el cardinal Monreal con 200 cavalli per incoronar il re Alphonso nomine Pontificis, la maestà dil Re, ambasadori Spagna, Venetia, Milan et Fiorenza, signori, conti, baroni et gentilhomini, assà numero di cavalli, andono contra, et fu scontrato fuora di Napoli mezzo miglio, et lì toccatose le mani, venne fina a la porta, dove aspettava l'Arcivescovo con tutto el clero, con la ombrella, sotto la qual andoe il Re et il Cardinal col clero avanti, con più de 1300 cavalli, con grande honor et pompa. Ne l'Episcopato, dove erali parecchiato honoratissimo albergo, fu accompagnato. Prima intrati nel domo a far oratione, fu poi dal Re accompagnato ditto Cardinal fino ne la Camera, et adi 7 fu fatto le nozze di madama Sanza in don Zufrè fio dil Papa; et il Re li diè in dota il principato de Squillazi, rende de intrata ducati XV milia a l'anno, et cussì fu fatto il contratto; et il novizzo, secondo l'usanza loro, li presentoe primo alcuni balassi, saffiri et perle assaissime, bellissime; poi alcuni cerchi d'oro con diamanti et balassetti ornati, qual le donne soleno portar alle braze, alla castigliana; tre pezze di panno d'oro de sopra rizzo et una restagno; poi molte pezze di raso damaschin et veludo. Tutte queste cose furon iudicate di valuta de ducati diexemilia[73]. Era la novizza vestita con una vestidura di raso cremesin et arzentin alla devisa, di sopra havea una vesta di panno d'oro con una colanna de diamanti, balassi et perle. Don Zufrè con una veste di panno d'oro sopra rizzo, con una cappa di damaschin fodrà di panno d'oro. Et adi 9 ditto forno sposati, et compite le nozze. Et adi 8 ditto nel domo era preparato a sua incoronation soleri nel coro assà a scalini, a forma di theatro, dove poteva star gran quantità di zente a veder. Non si lassava intrar ogni uno, perchè in tre o quattro poste stevano moltitudine de officiali a le porte de la chiesia: a l'altar grando steva el Cardinal, con numero de 50, tra vescovi et arcivescovi, et molti prelati, et li ambasciatori. Da una parte era apparato il loco dil Re, un poco alto, coperto tutto di tapezzarie, dove era una cathedra d'oro aposata a un largo et alto veludo cremesin, lavorato a rilievo de foiame d'oro et d'arzento, cosa molto ricca. Sopra questa cariega do cussini de panno d'oro et uno sotto i piè, e do per banda, da i ladi sie cussini da sentar di veludo, et per mezzo la sedia regal era un scagno da pusarse, coperto con una gran coperta d'oro. Per tutto in terra tappezzarie bancali, et intorno l'altar grando coperte di panno d'oro. Et il Re intrò in chiesa con una vesta in dosso molto ricca di panno d'oro sopra rizzo, fodrà di armellini, et andò a l'altar grando, et lì stato alquanto, da poi alcune cerimonie andò in sagrestia, et si vestì lì un'altra vesta a modo de un pivial de panno d'oro sopra rizzo molto ricca, con le viste da mano lavorate a rubini et diamanti et balassi. Poi ritornò, et ditta la epistola in zenochioni davanti il Cardinal[74], dal qual, come legato del Summo pontifice, foli messo la corona in capo, et coronato. Allora ogni uno a una voce cominciò a gridar: Alphonso, Alphonso! Poi esso Cardinal el menò, et messelo a sentar sopra quella sedia con la corona in capo, stimata da homeni intelligenti di zoje quarantamilia ducati, con la bachetta regal in mano, et una baia d'oro in la sinistra. Don Fedrico suo fratello, vestito de panni negri sopra un cussin abasso, sentava a ladi destro; a sinistra sentava el sig. Verzinio Orsini, capetanio zeneral di questo Re, vestito di panno d'oro sopra rizzo. Poi de lui, da una parte era don Zufrè, con una vesta di panno d'oro sopra rizzo, poi el nepote della Regina vestito di panno d'oro[75], don Alphonso episcopo fratello dil Re[76]. Nel cavar et metter de la corona, don Fedrico ghe la metteva. Poi, udita la messa, andò el Re a l'altar grando, et fece lì alcuni cavalieri. Poi tutte queste cerimonie, el Re venne fuora de la chiesia, ne la qual era un gran populo et non menuto, et cussì vestito come ho ditto, con la corona in capo, montò sopra un corsier leardo bellissimo, con li fornimenti lavorati di perle, diamanti, rubini et balassi; et andò in Castello, passando per li Sezi, et per una via molto longa, per mezzo la terra, dove per tutti i balconi conzati con tappezzarie era gran quantità di donne. L'ordene del passar el Re fo così. Prima venne le nacare et tamburi; poi trombeti al numero de cinquanta, tutti vestiti di seda; seguiva questi, piffari et altri diversi instrumenti al numero de più de cinquanta, vestiti di seda; poi rezenti, zudexi, dottori assai; poi quelli signori baroni et zentilhomeni, vestiti d'oro et di seda, fo numero 34 veste di panno d'oro; seguiva poi uno che, nomine regis, andava sparzendo carlini, zoè danari, al popolo; driedo questi gran copia de scudieri a pè, vestiti tutti a un modo, col zupon di raso verde et la zornea damaschin pelo de Lion; poi questi, seguiva el stendardo portato dal conte di Brienza vestito di panno d'oro; poi el scudo d'arzento portato dal marchese de Martines, vestito d'oro; poi l'elmetto d'arzento; portato dal conte de Mure, vestito di seda; poi la spada d'oro lavorada tutta di perle, balassi, diamanti et rubini di gran precio, portata dal conte camerlengo, vestito di panno d'oro; poi seguiva li do gran senescalchi, vestiti di seda; driedo questi gran moltitudine di homeni a pè davanti el Re, tutti vestiti de seda e d'arzento; poi veniva la Maestà dil Re sopra quel magnifico corsier che ho ditto di sopra, solo, sotto un umbrella, qual era portata da Conti, Duchi et Cavalieri. Alla brena dil cavallo li andava el Duca di Malfi (Amalfi), et altri signori alla staffa, tutti vestiti de oro, che veramente a veder la Maestà dil Re in tal modo era bellissimo veder. Driedo el Re seguiva don Fedrico, con do ambasciatori, Spagna et Venetia; poi do altri, Milan et Fiorenza. Driedo questi era don Zufrè fio dil Papa, con el nepote de la Regina, poi don Alphonso episcopo fratello dil Re, con uno altro episcopo. Veniva driedo questi, menati a mano, tre corsieri bellissimi, et forniti di panno d'oro, et uno di veludo. Driedo seguiva zentilhomeni numero infinito; in tutto judicasi esser stà domilia cavalli. Fu accompagnata la Maestà dil Re con grande honor et pompa in fina in Castello. Ne l'intrar del qual dal molo et dal ditto Castello fu tratto assai bombarde tre sere, et fu fatte gran lumiere per la terra da Castelnuovo, da Castel di l'uovo, da la torre di san Vicenzo, dal molo et dal Castel capuano. Et ancora è da saper che driedo el Re, seguiva el suo gran maistro di stalla, con quattro ragazzi dil Re da driedo vestiti con le zornede (giornee) di seda lavorate a oro, sopra quattro corsieri morelli de gran pretio, forniti di veludo, con li ornamenti d'oro etc. Et adi 14 fu fatto da la Maestà dil Re uno honoratissimo pasto al Cardinal preditto a Pozo real, palazzo dil Re fuora di Napoli, al qual fu solum il Re et il Cardinal a tavola, intorno era signori et zentilhomeni, con una ricca et regia credentiera. El marchexe di Martines sopra uno caval leardo, come gran siniscalco precedeva li ferculi et bandisoni, sopra quel corsier con li fornimenti damaschin bianco, et lui tutto vestito damaschin bianco, sempre con le trombete avanti. Gran zente era ivi, et fu pasto molto honorato[77], et poi el Re donoe a ditto Cardinal nel suo partir do bellissimi corsieri, do bellissime mule fornite di belli et ornati fornimenti, sie muli de cariazi, uno baul et uno vaso d'arzento con ducati domilia alphonsini, et tutti li tapei de panno d'oro adoperati per uso a la incoronation di Sua Maestà, et el Re in persona accompagnoe ditto Cardinal fino a Capua.

Compite le cerimonie et feste di la sua coronatione, continuoe a far provisione per repararsi da Franzesi, fortificando li passi dove li pareva bisogno, ponendovi custodia, et edificoe sopra uno monte lontan da Miseno mia 4 una inexpugnabil fortezza per mezo Pozuol, dove sono li bagni nominatissimi, a defension di Pozuol et dil porto di Baie, ch'è mia 12 di Napoli. Et il Re in persona con l'ambasciator nostro, con 9 galie, adì 14 Zugno vi andoe a sopraveder, et ancora in diverse terre andoe, sopravedendo a quello era necessario: et mandoe diversi ambasciatori in Italia; a Milano, benchè vi fosse Antonio de Zenari doctor, pur novamente vi mandoe suo zerman Ferando di Zenari, a exortar il signor Ludovico non volesse far ni dar favore a la venuta dil Re di Franza in Italia. Et a Fiorenza era Marin Tomazelli suo oratore, el qual era stato zà più de anni X lì in Fiorenza nomine regis, et già si poteva reputar cittadin fiorentino. Ma alla Signoria di Venetia, alla qual vi importava assai vi fusse degno ambasciatore, vi mandoe per starvi uno de soi primi, el qual in vita dil padre zà a tal legatione fue designato, chiamato l'abbate Ruzo (Benedetto Rugio), el qual zonse a Venetia a dì do Marzo 1494, vestito con mantello negro, lui et la soa compagnia, per la morte dil re don Ferando, et andoe a la Signoria insieme con Carlo Rugieri dottor, di patria di Salerno, el qual era stato qui ambasciatore zerca tre anni, et, venuto questo, ritornoe a Napoli, habuto assai bellissimo presente da la Signoria. Questo veramente abbate Ruzo era di poca prosperità, et poco vi stette che si amaloe, et andato a Padoa per mutar aiere, tandem dil mexe di Avosto morite, et il corpo portato a Venetia fu fatto uno bellissimo exequio, con la cassa coperta d'oro, in la chiesa de San Zuanepolo. Fu portato di San Marco, vi andoe la Signoria con il Senato, però che il Principe non era molto gagliardo; et fu fatto la oratione funebre[78] per Marco Antonio Sabellico huomo litteratissimo et optimo hystorico, che zà compose le deche de Venitiani. Ma inteso Alphonso tal morte, ordinoe a uno fratello di ditto abbate Ruzo era qui, dovesse exercitar l'oficio di l'oratore, et vi mandò poi, come dirò di sotto, uno chiamato Anuzo di Andriani, el qual poi revocoe per mandarlo al Turco, et vi mandò uno altro, come tutto sarà scritto al loco suo. Ancora Alphonso ordinò grandissima armata, la qual a l'incontro di quella si facea a Zenoa et in Provenza dovesse esser; capitano di la qual instituì suo fratello don Fedrigo principe di Altemura, et di l'exercito terrestre veramente, benchè havesse capitano generale el sig. Virginio Orsini romano, pur fece capo suo fiol Ferdinando duca di Calavria, di età come ho ditto di sopra di anni 27, el qual non immerito per le virtù et prodezze sue in questa età ha habuto tal titolo. Etiam a Zuan Jacomo di Traulzi, che fu uno di primi dil consiglio secreto di Milano, el qual, jubente Ludovico, si era partito per avanti et accordato a stipendio dil Re preditto di Napoli, dette danari acciò facesse gente, et etiam al conte Nicola di Petigliano, che già fu capitano de Fiorentini, et molti altri conduttieri, et fece capo di fantarie el marchexe di Pescara, et tutto faceva preparare, tamen non si moveva, sperando pur il Re non dovesse mai venir in Italia, et zerca torli tal fantasia operava il suo inzegno.

A Roma veramente Alexandro pontifice mandoe a Venetia uno suo legato chiamato Pietro Episcopo di Calahora[79] di natione hispano, huomo vecchio et di la persona mal conditionato, el qual nel cammino si ammaloe, et dil mexe di Marzo zonse a Venetia, fu portato a la audientia da li soi. Questo venne per starvi fermo. Era ricchissimo prelato, piacevole, liberal et di grande inzegno. Ma in questi giorni venne a Roma discordia grandissima tra il Pontifice et Juliano da Rovere episcopo hostiense et cardinal di S. Piero in Vincula, di natione di Savona, che fu nepote di Sixto. Per la qual cosa esso Cardinal uscite di Roma et andoe in Hostia, terra situada in capo dil fiume dil Tevere, passa per Roma, vicina a la marina et fortissima, la qual terra è di ditto Cardinal, per esser Episcopo hostiense, et quivi si fortificoe, et con Savelli et Colonnesi fece alcuni patti. Ma il Pontifice li mandoe a dir, dovesse ritornar a Roma, et darli Hostia ne le mani, la qual diceva esser de la Chiesia, et lui minime volendo, imo le victuarie venivano per el Tevere in Roma non lassava intrar, onde fu forza al Pontifice di mandar lì zente a campo, et uno legato apostolico ad Hostia si accampoe. Ma prima accadette che ditto Cardinal scrisse al Pontifice voleva ritornar in Roma, però che ancora la sua casa era in ordene, come stanno quelle de' Cardinali, ma non venne lui dentro, et vi mandò uno de' soi episcopi che lo seguiva in Roma. Et credendo fusse venuto il Cardinal, la notte alcuni armati introe in caxa et amazoe ditto Vescovo, con molti de la sua famiglia: la qual cosa inteso dal Cardinal preditto era in Hostia, havendo intelligentia con il Re di Franza, terminò di lassar Hostia con bona custodia; et che da poi fusse zonto in Franza, dovesseno levar le insegne dil Re di Franza, et montato su uno gripo, vestito da frate, venne verso Zenoa, et fo dil mexe di Lujo, et a caso per disgratia questo gripo si scontroe con una galia dil re Alphonso, che andava torniando. Et il paron dil gripo, conoscendo il patron di ditta galia, non li fece danno, tamen poco mancoe non fusse preso il Cardinal, el qual venuto a Savona, poi a Zenoa, dove honorifice fu ricevuto, demum venne a Nizza di Provenza, dove dismontò per andar in Avignon al suo vescovado. Ma quelli di la terra, sapendo era nimico dil Pontifice et di la Chiesia, non volseno l'intrasse. Ma subito spazoe al Re era a Vienna, notificandoli di questo. El qual mandoe mons. Siniscalco de Biocher (Beaucaire) con 30 arzieri, a far l'intrasse in Avignon, et poi venne a trovar il Re, et negli secreti consegli introe. Ma lasciamo questo Cardinal, et di altre provisioni fatte per el Pontifice scriveremo. Ancora esso Pontifice mandoe Zorzi Buzardo per suo ambasciatore al sig. Turco. La commissione che li dette, perchè poi fu trovata, cum dal prefetto di Senegaia fu preso ditto orator, et toltoli 40 milia ducati mandava il Turco al Papa, come al loco suo sarà scripto, et fu trovata dicta commissione, la quale è questa:

Alexander Papa VI.

Instrutione et vigore a Georgio Buzardo nuncio et familiar nostro. Partito serai de qui, anderai a drittura e quanto citius porai, dal potentissimo Gran Turco sultan Baizeth, dove si trova, al quale da poi fate le debite salutatione, divini nominis et amore[80], da parte nostra a quello significherai come il Re di Franza viene con grandissimo exercito terrestre et marittimo, con ajuto dil Stato de Milano, di Bertoni, di Bordegalesi, Normandi et altre generatione, per venir qui in Roma per levarmi Gem sultan fratello di Sua Potentia, et per reacquistare el Reame di Napoli e desphare el re Alphonso, con el quale nui habbiamo stretta parentela et amicitia, et siamo tenuti di defenderlo per esser feudatario e suddito nostro, et per pagare annuatim el censo. Et più che sono anni 63 che fu investito el re don Alphonso[81], li quali per nostri antecessori e poi per noi sono stati investiti et coronati Re di tal reame. Et ancora per questo el Re di Franza si è inimicato con noi, el quale non solum viene per prendere ditto Gem sultan et ditto reame, ma per passare in Grecia et acquistare il paese di Sua Grandezza, come a Sua Maestà debbe esser noto. E dicono che manderanno ditto Gem sultan con armata ne la Turchia, e bisognando a noi resistere et defendersi de tanta potentia di esso Re di Franza, ne bisogna fare grandissima spesa, e ne è forza a ricorrer per subsidio a ditto signore sultan Baizeth, confidandosi ne la buona amicitia habbiamo insieme, che a tale necessitate ne debbia aiutare. El qual pregarete et confortarete da parte nostra, e da vui persuadetelo con ogni grande instantia che 'l ge piaccia quanto citius de mandarme ducati 40 milia d'oro vinitiani per l'annata del presente anno, che finirà adi ultimo Novembrio venturo, acciò con el tempo possiamo provedersi, et di ciò Sua Maestà ne farà cosa grata, alla qual al presente non volemo dar altra fatica, facendoli intender che 'l ditto Re di Franza non habbia habuto alcuna vittoria contra de nui et la Maestà de suo fratello[82], et per esser ditto Re di Franza potentissimo per mare e per terra più de nui, molto bisogneria lo ajuto de Vinitiani, li quali stanno sopra di loro e non voleno esser in nostro ajuto, anzi hanno stretta pratica con nostri nemici, et dubitamo non ne siano contrarii, che saria augumento di grande offensione, e non ritrovamo altra via di ridurli in nostra opinione, excepto che per Sua Signoria, a la quale dinotarai, ut supra, che se Franzesi fusseno vincitori Sua Maestà ne patiria assai interesse, sì per lo levarmi Gem sultan fratello suo, sì perchè seguiteria la impresa sopra Sua Maestà con molto migliore potere, imperò che havria aiuto di Spagna, di Ingilterra, di Maximiano, Ungheri, Polani et Bertoni, che tutti sono potentissimi signori. Persuadereti et confortareti Sua Maestà, a la quale siamo obligati per la bona et vera amicitia che insieme habbiamo, acciò quella non patisca altro interesse, che statim mandi uno ambasciatore alla Signoria di Venetia, ad significarli come per havere inteso veramente moversi el Re di Franza per venire a Roma a prendere suo fratello, poi el reame di Napoli, deinde voltarse contra de lui per terra et per mare, però diga voler fare ogni resistentia de non prestare subsidio et favore a ditto Re di Franza, ma debbia essere ad ajuto et favore et in defensione nostra et del re Alphonso, e voglia haverli per amici, e li nemici versa vice per inimici[83]; e che, promettendo la Signoria al suo ambasciatore di consentire a tal sua richiesta, habbia commissione di non partirse da Venetia che non veda l'effetto, e che i ditti Vinitiani dechiarino esser amici in ajuto nostro et del re Alphonso, e contra li nostri nemici Franzesi e altri suoi adherenti; et che, contradicendo, li significhi detto ambasciatore che Sua Signoria non gli haverà per amici, e poi si parta da loro disdegnato, benchè crediamo che (se) Sua Maestà li astrengerà caldamente, et per sue lettere, debbano condescendere a sua volontate, il nostro desiderio haverà effetto, e cussì persuadetelo assai debbia fare, che questo è il meglior remedio e il modo di ajuto possiamo havere da poter resistere a nostri nemici. Lo ambasciatore sollicitarlo sia presto licentiato, e partase dal Gran Turco avanti de vui, che assai importa la sua partita. Denotate al Gran Turco la venuta a noi di lo ambasciatore del Gran Soldano con lettere e presenti, el qual ne manda a requirere Gem fratello di Sua Grandezza, et large offerte et promissioni ne fa de darne gran tesoro, e molte altre cose, come sapete, (quandoquidem) per vostro mezzo sono praticate, et così si contiene nei capitoli dil ditto ambasciatore ne ha fatto. Et dite et significate a Sua Maestà la intentione nostra esser de mantenir sempre quanto habbiamo promesso, e mai in alcuna cosa non contrafarli, anzi essere nostra intentione di augumentare la nostra buona amicitia in migliore. Bene haveressimo ancora a caro, et a ciò ne pregamo et confortamo Sua Signoria, che per alcun tempo non lassi dare alcuno impedimento a l'Ungaro nè alcuna altra parte de Cristiani, et maxime in Corvatia e in la cittade de Segna, e cussì facendo et observando faremo ancora noi che l'Ungaro non li farà alcun danno, e in questo Sua Maestà harà cagione di compiacersi, attento li movimenti de Franzesi et altri Principi. Che se pur in farli guerra perseverasse, sia certo Sua Grandezza che in loro ajuto saranno molto potentissimi Principi cristiani, che poi a Sua Maestà dolerà non havere fatto li nostri recordi. Li quali facciamo prima per debito nostro, essendo nui padre et signore de tutti li cristiani, poi desiderando di far trovare quiete a Sua Signoria, per la buona amicitia che è tra nui; et che altri mente, quando Sua Maestà deliberasse perseguitare cristiani et molestarli, a nui seria forza pigliare partito, non possendo altramente obviare a li grandi apparati che si fariano contra Sua Maestà. E ve habiamo dati brevi doi, quali appresentarete al Gran Turco: in uno si contiene che vi faccia dare et consignare ducati quarantamilia de l'annata presente; l'altro di credenza, che vi habbia a donare piena fede di tutto quello li referirete da parte nostra. Ricevuti haverete li ducati 40 milia, ne lo libro consueto farete la quietanza secondo la consuetudine, e venite recto tramite in Ancona, e gionto datemi avviso, e lì aspettate nostra risposta. El presente vostro viaggio consiste assai ne la prestezza: sarete adoncha sollicito, così ne lo andar dal Turco come ne lo expedire a vostro presto ritorno. Et mi, Zorzi Buzardo, ambasciatore et familiar de la ditta Santità, per el presente è scritto et sottoscritto di mia propria mano, fazzo fede et confesso tutte le cose sopraditte haver in commission de la bocca de la Sua Santità in Roma nel mexe di Zugno 1494, et ho exequito con lo Gran Turco quanto m'è stà ordinato, ut supra. Et fino qui (ho) ottenuto l'ambasciatore che la ditta Santità richiede al Turco per mandar a Venetia, lo qual incontanente se deve partir da Constantinopoli a XV dil mexe di Settembrio, per metter a effetto la volontà di Sua Santità, che desidera haver da la Illustrissima Signoria di Venetia.

Exemplum Brevis Apostolici.

Alexander Papa VI.

Illustris Sultan Baiseth, veneratione divini nominis et amore, pro quibusdam negociis occurrentibus mittimus ad Majestatem Tuam praesentium exhibitorem, filium Georgium Buczardum familiarem et nuncium nostrum, cui commisimus aliqua nomine nostro Tuae Solemnitati explicanda. Illam exhortamur, ut in eis quae nomine nostro referet, plenam et indubitatam fidem adhibeat.