A dì 26 Fevrer, de mandato di la Signoria se partì de qui per andar a Roma ambassador, in loco de Paulo Pisani repatriava, Yeronimo Zorzi kav. che fo Avogador de Comun; el qual a dì 30 Ottubrio nel Conseio di Pregadi era sta creato a ditta legatione, et fece la via di Ferrara, andando per Po, et portò lettere credentiali al Duca, et honorifice fo ricevuto; demum andò pur per Po a Ravena, et ivi montato a cavallo passò per Rimano, Pesaro et Urbino, seguendo el suo camino per la via di Romagna: questo perchè per la Toscana non si poteva securo andar, per le novità di Fiorenza et Pisa, et però fo necessario di far tal via. Et zonse a Roma a dì 7 Marzo: li venne contra molti prelati et familie de cardinali, et andato insieme con Paulo Pisani kav. a l'audientia a la presentia dil Pontifice, notificando come era venuto per star a presso Soa Beatitudine, et fece una oration latina juxta el solito, et el Papa ricevuto aliegramente, et steteno insieme col Pisani alcuni zorni. El qual subito andono, sì el Zorzi a visitation quam el Pisani a tuor licentia da rev. Cardinali. Et a dì 20 ditto el Pisani partì di Roma, et zonse a Venetia a dì 9 April, et intrò Savio di Terra Ferma, che era sta creato mentre era a Roma, et do zorni da poi intrò Avogador di Comun, etiam essendo in camino fo designato, come dirò di sotto.
In questo mezo el cardinal Samallo tornato a Fiorenza, et sollecitando al tutto di haver danari, et a la fine Fiorentini li detteno ducati 40 milia, et pregono Soa Signoria volesse conzar le cosse di Pisa, le qual erano disperate, et perchè Pisani volevano star in libertà, et Fiorentini li voleva sottoponer. Or mandò questo Samallo a Pisa Johan Frances, general di Bertagna, era venuto lì in Fiorenza in luoco di mons. di la Ruota, che il Re lo mandò a Milano, et andò cussì a Pisa. Et Fiorentini havevano za zente in campo, et havevano preso alcuni castelli de Pisani, che se difendevano con aiuto de li convicini, come ho ditto di sopra. Et in questi zorni fonno a le man; pur Pisani rimaseno di sora. Et in Pisa era intrato, mandato per il Duca de Milano, Lucio Malvezo, et Pisani lo fece suo capetanio, et li mandò 12 milia ducati, fenzando che Zenoesi li mandasse. Or ditto Mons. andato ritornò in Fiorenza, dicendo non havea potuto far nulla, perchè Pisani volevano libertà, et haveano creato Pisani li soi ufficii, li 8 anciani et confaloniero, el qual el primo, da poi che si redusseno in libertà, fo uno Andrea Lanferduzi, et per giornata mettevano ordine al loro governo. Et monsig. Samallo, mandato li danari al Roy, partito di Fiorenza, ritornò a Roma, demum a Napoli, che za el Re era intrato, come scriverò di sotto.
In questo tempo di carlevar venne a Venetia, privato et senza pompa, el sig. Francesco di Gonzaga marchexe di Mantoa, el qual compiva la soa condutta havea con questa Signoria, et benchè fusse pratico, prima di rafermarlo nel pristino soldo, per el Collegio, al qual fo commesso libertà di doverlo condur, et menava tal pratica uno suo zerman cusino, fiol del sig. Zuan Francesco di Gonzaga, chiamato domino Febus di Gonzaga, el qual andava saepius a Mantoa et tornava qui con la risposta, licet fusse etiam il suo oratore Antonio Triumpho in questa terra. Or ditto Marchexe zonto, andò la mattina in Collegio offerendosi voler servir a questo Stato con che condition pareva et piaceva a questa Ill.ma Signoria, et che era dimostra la sua fede et devotione portava a San Marco, et cussì fo confirmato per anni cinque, et cressutoli di condutta ducati 14 milia a l'anno, ita che vien haver ducati 44 milia, et si obbliga di haver con lui a suo soldo el sig. Redolpho di Gonzaga, fratello fo di suo padre, con condotta de cavalli 500, el qual alias, al tempo di la guerra di Ferrara, fo nostro soldato et fidatissimo, intendendo esser compreso in ditti ducati 44 milia, de li qual esso Signor li dà al ditto suo barba ducati 6 milia a l'anno de provision, et cussì fo contento esso sig. Rodolpho. Et a dì 23 Fevrer nel Consejo di Pregadi fo confermato, con promissione che bisognando andar in campo a ditto Marchexe, si provederia de darli degno et honorato titolo, secondo la sua conditione; la qual cosa sopra tutto desiderava, come ebbe da poi. Et oltra di questo fo confirmato el sig. Pandolpho di Rimano in la sua condutta, et cressutoli soldo, ita che tegni 100 homeni d'arme; et Veneti li danno ogni anno ducati 8000, et questo per anni do, et che compiti 6 mexi da poi non possi venir contra di loro. Et accidit che in questo medemo zorno che fo confirmato, Antonio Cochiaro de Lugo, detto Medico, era qui suo ambassador, licet verum fusse etiam el conto Ludovico Boschetto, et stato za do anni orator, la matina vestendose cade quasi morto, et poi la sera expirò, che mai potè parlar. Unde a dì 25 ditto, jubente Senatu, fo portato a sepelir per la piaza di San Marco, con tutte congregation de preti, canonegi, et scuola di San Marco, et assà torzi, et fo sepelito a li Frati menori, et fatto questo exequie a spese di la Signoria, per honorar quello cui rapresentava. Et l'altro ambassador rimase qui; demum non molto da poi ritornò a Rimano, habuto danari per far metter el suo Signor in ordine, el qual Signor di Rimano è zenero dil magnifico Joanne Bentivoi. Or a la descritione dil Re de Franza et suo operare veniamo.
Dil felice prosperar dil Re di Franza in Reame et fuga di Ferandino.
El Re de Franza, el qual il lassamo in San Zermano, a dì 17 Fevrer venne a uno loco chiamato Thiano vicino a Capua mia 3, et in quello intrò senza altra movesta con le sue zente. Ma ritorniamo a re Ferandino, el qual partite di San Zermano per venir a intrar in Capua con squadre 50, fanti 4000, et 2000 fanti altri paesani, che don Fedrigo li haveva mandati in suo augumento, poco mancò ditto re Ferando non intrasse in la terra, però che mons. de la Guisa con altri capitani et franzesi lo seguitò fino a presso le porte di Capua. Or, intrato in Capua el Re, li cittadini li disseno come li sariano fidelissimi, ma che non havendo Soa Majestà forza bastante a resister a tanta furia, meglio saria dovesse andar con le sue zente in Napoli, et lì fortificarsi, et che non erano disposti Capuani di haver danno nè guasto, dolendosi de la fortuna dil Re: unde, considerato questo, Ferandino disse a Capuani: Io voglio andar a Napoli, et menerò con mi tanta zente, che haverete da potervi difender, et se non vegno et ritorno doman dopoi disnar, che sarà a dì 18 ditto, ex nunc vi do licentia, fate quello acordo vi piace con il Re de Franza. Et si partì.
A dì 16 ditto, zente franzese intrò in la città di Gaeta, la qual si rese et li aperse le porte; ma la roca o vero il castello si tenne assà zorni; dove era a custodia uno fio di mons. Piero Branet fo tesorier dil re Alphonso, et uno contestabele chiamato Tutto et mondo albanese. Questa è terra a la marina, mia 20 lontan da Teracina, fo edificata cerca anni 1200 avanti lo advenimento di Christo da Enea troiano in memoria de Caieta soa bayla, sì come scrive Virgilio nel principio dil sesto di l'Eneide: ha uno bellissimo porto, ornata de fonti, cedri, mele, aranci, limoni in abondantia. È terra picola ma fortissima, et za Zenovesi la dominono et la derono al duca Felippo de Milan. El castello è inexpugnabele. Ha un gran borgo la terra, e il castello è in cima di uno scoio a colo di la montagna situato. Lo borgo abraza lo porto, a modo di uno mezzo arco. È terra amenissima, piena de zardini, et è lontana di Sessa mia 20, ha una via salizata fino a Teracina. El castello, è da saper, da l'onde marine è batuto. A l'incontro è uno altissimo monte tondo, in la summità dil qual è una antica torre di gran circuito, ben fabricata, di grosse piere, grossa di mure 12 palme, et le piere alcune longe 12 palme. Dentro è una altra torre, partita in 4 camere con altissimi volti, in do di le qual si trova aqua suavissima, che di pioza si distilla per quelli volti et muri, et si fa purgatissima. Sopra la porta è una piera de marmo con lettere: Lucius Numancius etc. Et questo basti quanto alla descritione de Gaeta.
A dì 17 el sig. Virgilio Orsini conte de Petigliano, et Zuan Jacomo di Traulzi, erano al soldo dil re Ferando, essendo a Capua, dapoi partito el Re, sachizato la cavallaritia et vardarobba dil Re, se ne fuzì a Nola mia 12 lontan da Napoli. È città grande come Vicenza, è di uno Conte. Et Zuan Jacomo preditto, habuto salvo conduto dal Re di Franza, venne a trovar Soa Majestà a Thiano, et questo perchè el Re havea mandà uno suo araldo a Capua a dir che se dovesse render, per venir a la soa obedientia. Or questo Traulzi expose al Re tre cose. La prima che el sig. Virgilio Orsini conte di Petigliano et lui si recomandereno a Soa Majestà, pregando quella le volesse accettar ne la so gratia, dimandando perdono che et havevano fatto come fidati soldati. La seconda che Capuani erano desiderosi di la sua intrata, et che se volevano dar. La terza che el re Ferandino voleva, piacendo a Soa Christianissima Majestà, venir a domandarli perdono, perchè non voleva resister, et che non voleva haver altro che qualche terra lì in Reame da poter habitar. Et queste parole fo avanti che si partisseno da Capua, et è da considerar che re Ferando lo mandasse. A le qual richieste el Re de Franza rispose. A la prima che venendo quelli ditti di sopra, li teniria per boni amici, et li perdonava ogni offesa. Zerca a Capua che, venendo voluntarie sotto la sua corona, li haveria per carissimi. A la terza che Ferando venisse da lui, che da mo li faria bona ciera, provedendolo di stato, a ciò el potesse star condecentemente, ma che non si pensasse di haver pur una casa in Reame, et che questa era ferma la sua opinione, unde Traulzi ritornò per dar risposta al re Ferando a Capua, el qual era partito per Napoli, come ho ditto di sopra. Et questo vedendo, ritornò in campo dil Re di Franza, et si fece suo homo.
A dì 17 Fevrer, come ho ditto, re Ferando venne a Napoli con alcuni di soi in sua compagnia, et chiamò li primi et principali, et li fece una oratione exortatoria, pregando si volesseno tenir almanco zorni 15. Et Napolitani pur li promesseno gran cosse, tamen fecero tutto al contrario. Et subito el Re in quella sera medema partì per ritornar a Capua, per dar.... a le soe zente. In Napoli era don Fedrigo al governo.
Ma el Re de Franza si veniva proximando verso a Capua, et venne a uno loco mia 4 luntano, per la qual cossa le zente Aragonese havendo aspettato el suo Re ritornasse di Napoli, mandono do soi dal Re de Franza, et tutte andono fuora et se disciolse chi in qua chi in là, ita che per tutto el Reame andono fuzendo. Et Capuani vedendo che Ferando a l'hora ditta non era ritornato, se reduseno a consiglio, et deliberono de mandar soi ambassadori al Re de Franza, offerendoli la terra et fermar alcuni capitoli, et licentiono el resto di le zente aragonese ivi si ritrovava. L'Orsini et Petigliano andono a Nola, come ho scritto di sopra. Et a dì 18 el Re de Franza mandò mons. de Obegnì et el sig. Prospero Colonna in Capua per fermar li capitoli con quelli di la terra, tamen avanti fusseno conclusi, in quella sera medema de dì 18, Franzesi zerca X milia introno in Capua. Etiam li nostri ambassadori era col Re, intrò questo medemo zorno, et el zorno da poi intrò el Re con pompa, come dirò.
Et Ferandino, venendo per venir a Capua a dì 18 con 2000 spagnoli, come fo divolgato, homeni assà disposti, li quali insieme con le sue zente erano in Capua, di squadre 50 et 4000 fanti, si volevano difender in Capua. Ma mia 5 luntano, intese come za la sera avanti erano Franzesi intrati dentro, unde convenne ritornar a dormir quella sera a Aversa, ch'è una terra assà bella et grande, mia 8 da Napoli, et caxe 2000, et da Capua a Napoli è solum mia 16, et la matina poi, che fo a dì 19, esso Ferando intrò in Napoli con 200 cavalli et pochi fanti, et messo in fuga el suo exercito, et Napolitani non volseno intrasse altri che li soldati napolitani, et el resto era con lui andò vagabondi.