Ed in questo zorno Napolitani erano tutti intesi de Capua, sublevati et armati, et havevano fatti alcuni remori cridando: Franza! Franza! Et a dì 18 fo crudelmente sachizato li Zudei et Marani, et fate molte disonestade per la terra, che era una compassione veder Napoli come stava. Et quel or havevano depredate le case preditte, venendo con la preda per riportarle a caxa, era su la strada da altri assaltati et toltoli quello havevano vadagnato, et non senza gran contrasto. Demum volseno metter a saco li Marani spagnoli, erano ivi molto richissimi, ma fonno defesi da molti vicini napolitani et zente che in loro caxe stavano per difensione, et etiam la soa roba l'havevano logata in diversi luoghi securi in la terra: tamen alcuni fonno messi a saco, li altri stevano serrati ne le case, et cussì tutto Napoli era in arme. Ma la Raina et sua fiola l'ynfante de Castiglia chiamata, el Prencipe de Squilazi fiul dil Pontifice et sua moglie, et etiam don Fedrigo se reduseno in Castelnuovo prima, et poi in Castel di l'Uovo per dubito dil populo, perchè za cridavano: Franza! Franza! et questo medemo fece re Ferandino. Ma vedendo non esser rimedio salvarsi, perchè Franzesi erano a presso le porte, et havia i populi contrarii, fece pur queste provisione: che messe in Castel nuovo, ch'è in la terra fortissimo et batte al mar, judicio omnium, inexpugnabile, el marchexe di Pescara fidelissimo suo et arlevato di caxa di Ragona, et molto nemico de Franzesi, et fo quello che fece far quelli danni al trombeta dil Re di Franza, come ho scritto di sopra: è huomo valentissimo, jovene era capetanio di le fanterie in Romagna. Questo intrò con zerca 800 homeni in ditto castello, tra li qual 300 spagnioli o vero biscaini, et 350 todeschi; ancora vi entrò Perucha corsaro. Et era assà vituarie, ut dicitur, per anni 25, se tanto si volesseno li custodi tener, et fornito di artigliarie et ogni altra cosa; con presuposito che si ben la terra si rendesse, ditto castello tenir si dovesse; cussì come fo. Ma da poi ditto Marchexe andò con Ferandino a Yschia. Anchora a li altri castelli messe presidio et fidata zente. Era in Castel di l'Uovo, castellano uno chiamato Antonel Pizolo di Cosenza. A la torre di San Vicenzo et il castello di Pizofalcon et Santermo fo messo fanti per custodia. Et a Castel de Capuana non messe presidio, perchè era uno palazzo bon in fortezza, dove soleva habitarvi don Alphonso al tempo era duca di Calavria, et Ferando habitava in castello.
A dì 19 fo messo a saco li cavalli di re Ferando in Napoli, et tutte le robbe in Castel di Capuana, le caxe dil Principe di Altemura et di don Alphonso, fioli che fo di quondam re Ferando. Unde, vedendo questo, el Re medemo compite di disfar la sua cavalarizia, mandando a donar molti de li suoi corsieri a soi amighi lì in Napoli; i qual corsieri di bellezza et bontà erano li primi de Italia, et non si poteva dir altro che le raze di corsieri di Napoli; et poi ordinò fusse brusate le soe stale. Et el Re preditto dimandò al populo che volesse far queste moveste. Et vedendo esser fermi in opinione per el Re de Franza, el qual a dì 20 havea mandato uno suo araldo a dimandar la terra; unde ditto Ferandino fece brusar el suo arsenal, dove eran molte galie non compide, et tutto andò a foco et fiamma, che fo una terribilità a veder et gran compassione; et cussì altre galie e arbatoze et una barza erano in acqua, et fe' brusar, di quattro nave grosse erano nel Molo, le tre; et era de botte 2000 l'una; et la quarta chiamata la Capella, di questa medema grandezza, volendola far brusar, el Cardinal di Zenoa et domino Obieto dal Fiesco protonotario volendo fuzirsi etiam loro di Napoli, gela domandò, et esso Re li compiacete et ghe la donò: el qual Cardinal si montò con ditto Obieto su ditta nave, et si slargò da la terra et si corse in mar. Quello di lui seguirà, scriverò di sotto.
Si retenne Ferandino a Castel di l'Uovo cinque galie di mons. Villa Marino et Francesco di Pau cathelani corsari nominatissimi, per poter suso montar, come fece, et con la sua brigata andar a Yschia. Ma in questo mezo fece portar assà robe che erano in Castelnuovo, in castel di l'Uovo, et cargar su le galie; et quelli de ditto Castello, a ciò niun Napoletano si acostasse, trazeva di molte bombarde. Et è da saper che, andato esso re Ferando in Castel di l'Uovo, volendo ritornar in Castelnuovo per tuor certe robbe et haver sotil di la Raina[120] erano rimaste, li fo trato una partesana da Napoletani, la qual andò quatro deda (dita) lontano da lui, et poco mancò non fusse morto. Et molti soi favoriti, rimasti in Napoli, dolendose pur di mutar Re, vedendo Polo Trevixan ambassador di la Signoria, poco mancò non facessero sopra di lui le sue vendette, dicendo Venetiani, non havendo voluto aiutarli, erano stati cagione di la sua ruina. Or Ferandino con li fradelli, Raina, ynfante, don Fedrigo et parenti, come ho scritto, andono in Castel di l'Uovo, dove erano seguri. Et prima traxea di Castelnuovo el fio dil Principe di Rossano, come scrissi, era presone, et lo cavò a tempo di la soa creatione di Re; et lo menò con lui. Anchora uno fio dil Principe di Salerno, el qual poi, zonto el padre in Reame, ghe lo mandò a presentar. Era etiam el conte, et fioli, di Conza, et el conte et fioli dil conte di Capazo, i quali non si mosse: ma venuto el Re de Franza, et habuto el castello, quelli liberono. Ma ritorniamo al Re de Franza, et come intrò in Napoli.
De l'intrata dil Re di Franza in Napoli, che fo a dì 22 Fevrer 1494.
A dì 19 Fevrer, essendo intrate le zente franzese in Capua, esso Re in questo zorno poi intrò con un bellissimo apparato. Prima intrò forsi 3000 Sguizari, poi zerca 1000 homeni d'arme, poi 2000 arcieri a cavallo, poi 500 homeni a piedi con pestaruole[121] in mano, demum tre capetani a piedi, con sue arme in mano, con assà compagnia a piedi driedo; poi li arcieri a piedi con suoi archi, vestiti di recamo, et erano zerca 500; poi seguitavano alcuni signori Franzesi et baroni dil Reame, et la Majestà dil Re vestito di damaschin bianco sopra uno cavallo coverto di bianco; el qual a son di trombetta si movea con 12 signori a torno el cavallo, vestiti etiam de bianco, et el Re era sotto un baldachino di seta, con le arme sue a oro; poi seguite più di 200 signori cavalieri et zentilhomeni con diverse foze franzesi, sopra optimi corsieri bardati, che fo bel veder; poi li chariazi et artiglierie in gran numero. Li venne contra la chieresia di Capua aparati, con li cittadini, cantando Benedictus qui venit in nomine Domini et Te Deum laudamus: et subito deliberò non star più qui a dimorar, ma la matina partirsi, perchè za havia inteso li rumori seguiti in Napoli, et etiam havia littere da Napolitani, dovesse venir di longo. In questo mezo le zente soe sparpagnate per Reame andono a Nola et preseno el Conte di Petigliano et el sig. Virginio Orsini, et quelli menono dal Re suo. Et questo fo a dì 19 ditto. I quali tamen si scusavano non esser presoni. Quello di loro seguite, di sotto intenderete. Tamen steteno con custodia, et el Re de Franza non aspettò a intrar in Napoli et conferir li benefitii, che za havea eletto Vice Re in Napoli mons. di Mompensier, avanti l'intrasse in Capua, et uno Governador dil Porto et Capetanio dil Mar. A Otranto et altre fortezze, che ancora non avea aquistate, elexe li governadori ch'è mirum quid, che avanti haver el dominio di lochi facesse li rettori. Era fama in campo dil Re, come per lettere di oratori nostri se intese, che 'l Re intrato in Napoli voleva subito ritornar in Franza, acquistato però prima el Reame, et poi seguir el suo voler contra infedeli. Et el Cardinal San Piero in Vincula era zonto dal Re, et ogni zorno stava in consultation. Mandò ambassador al Pontefice mons. di Linguadoca; el qual, stato alcuni zorni a Roma, morite in caxa dil Cardinal di Santo Dyonisio. Et ancora per gratuir soi benemeriti a questa impresa, fece de molti presenti di lochi et castelli acquistava, tra i quali a Peron di Basser, a hora chiamato Monsignor, el qual fo el primo venisse in Italia, et come da monsig. di Arzenton ambassador dil Roy qui intesi, prima causa et principio di entrar in pratica el Re di tuor questa impresa di Napoli, et però è venuto in reputatione, a hora li donò el Contà di Sarno, el qual fo di uno barone chiamato Matthio Copola, che era con Soa Majestà, et fo el primo che intrasse in Napoli, come dirò di sotto. Et fo divulgato dete Capua al Cardinal S. Piero in Vincula, a goder in vita soa: la qual città di Capua è antiquissima, et segondo alcuni da Capi figliolo de Athi re ottavo de Latini zerca 900 anni avanti l'avenimento de Cristo fusse edificata, come scrive Vergilio nel X de la Eneide. Ma Plinio nel quarto et Ysidoro nel quinto de le Ethimologie al p.º cap.º, et Strabone nel quinto libro vogliono che da luoghi campestri, ne' quali esisteva Capua, fusse denominata, et non da questo Capi nominato di sopra. Et secondo Livio patavino historico fo chiamata Volturno, ma essendo presa da Samniti, per il loro capetanio chiamato Capuo fo denominata Capua. Secondo Servio fo edificata da Toscani, vedendo l'augurio d'uno falcone. Questa città fo già capo di tutto el paese di Campagna, et apar alcune vestigie di la città antica a presso a la nova zerca do mia, zoè certe porte de templi, palazzi ruinati etc. Fo presa da Gieserico re de Vandali, et abruciata, et poi questa al presente rifatta.
Domente el Re si aproximava a Napoli, zonse a Hostia alcune nave e certe galeaze venute di Provenza, dil Re di Franza, sopra le qual nave era il principe di Salerno, el qual venne a Roma et fo in colloquio con Paulo Pisani ambassador veneto, dicendo era fidelissimo servitor di questa Signoria. Et poi si partì di Roma insieme con Antonio di Zenari era lì in Corte oratore di re Ferando, et andono per terra a trovar el Re za intrato in Napoli, et per intrar in Salerno che da sui populi era molto desiderato, come Zudei desiderava el Messia. Et etiam el Conte de Caiazo andò a Caiazo et altri castelli dil suo contado, et fu benigne ricevuto e zurato omazo al Re de Franza, li fo fatto el suo privilegio et confirmato barone.
Ma el Re di Franza, dormito solum una notte in Capua, la mattina fo 20 Fevrer vene mia 8 a Aversa, dove li fo averte le porte, et pacifice intrò, et za havia mandato l'araldo suo a Napoli, et Napolitani non haveano pur tempo di risponder che za sopra le porte erano Franzesi, et cussì senza altra difficultà primo Matthio Copola baron dil Reame fora ussito, poi gran moltitudine de Franzesi introno in quella sera in Napoli. Et è da saper che Napolitani el zorno avanti volseno metter a saco le doane, dove era grandissimo haver, ma non fo lassato. Li navilii erano ivi nel Molo tutti si slargono in mar, et molti Napoletani anzuini amizi dil Re di Franza dimostravano gran consolatione; altri andò con Ferandino in Castel di l'Uovo. Et don Fedrigo mandò uno suo dal Re de Franza a dimandar perdono, pregando li volesse lassar el Principato suo di Alte mura, che si vegnerebbe a inchinar a Soa Majestà. Ma el Re rispose non voler niun Aragonese in Reame, et che venendo li provederia di Stato condecente a lui. Et Napolitani feceno tra loro di cinque Sezi 40 ambassadori ad... contra el Re de Franza a Aversa, a tanti per Sezo, et de li principali tra i qual el Conte di Matalon, Hieronimo Caraffa, etiam... lo nome de quali al presente non notarò, perchè non fo seguito alcun ordine, i quali andassono a pregar Soa Majestà non volesse venir cussì presto in la terra, ma dovesse dimorar a Pozo real, che era uno palazzo di re Alphonso uno mio da Napoli, situato in loco piano, un poco alto, loco amenissimo, dove è una chiesiola che el re Alphonso vechio ivi stete quando messe campo a Napoli. Et in tal loco ogni anno, a dì do Zugno li loro successori di caxa Aragona el si celebra una bellissima festa. È fabricato quivi uno bellissimo palazzo con camere pinte et zardini. Quivi a dì 21 ditto el Re de Franza partito di Aversa era venuto, et quivi dimorava. Con Soa Majestà introno in questo zorno in Napoli et insieme con Paulo Trivisano 4 mia contra alozò in uno palazo, che fu dil secretario vechio a San Domenego, bellissimo[122]. Or qui a Pozo real essendo venuto el Re la matina a disnar venne li ambassadori napolitani, dicendo haveano desiderato za gran tempo questa venuta, et che a hora habuto loro desiderio si potevano chiamar felici et contenti, basando la mano, la vesta et la terra davanti el Re, con gran cerimonie, pregando di do cose Soa Majestà: la prima che 'l non intrasse quel zorno, perchè volevano che l'intrasse sopra uno caro con triumpho, segondo el consueto de li Re, da poi havevano acquistato la terra. Demum che li volesse concieder certi privilegii et capitoli che dimandono. Et el Re tolse in man i capitoli, et promesse far quanto domandavano, sed nihil deinceps factum fuit; et tuttavia Franzesi intrava in Napoli, et si preparava alozamenti, et el Re fo contento di star quella notte a Pozo real, et stava con uno falcon in pugno, mentre si parlava di la sua intrata in Napoli fra soi baroni, che fo di quelli la Signoria li mandò a donar, sì che con oselli in pugno prese Napoli.
Intrati che fonno Franzesi in la terra, tutti li navilii erano in el Molo si slargò, come ho scritto di sopra, et molti sopra li ditti vi montò, et era una confusione a veder montar ditta brigata su li batelli per passar a Yschia. Questo facevano non tanto per li Franzesi, che za erano intrati pacifice, ma perchè da Castelnuovo travano molte bombarde in la terra, cridando: Aragona! Aragona! Ferando! Ferando! Et però dubitavano di star, perchè con li mortari ruinavano le caxe. Ma intrato mons. di Mompensier et altri capitani dil Re, non steteno a dormir, ma ancora loro comenzono a piantar bombarde a ditto castello, per veder di ruinarlo et haverlo per forza, che per bontà non lo poteva haver. Era a custodia uno cao di Sguizari, et mons. Pasqual Conte de Linf, era castellano, partite et andò con li altri a Yschia. Et el cardinal di Zenoa era su la nave, slargato in mar come ho scritto di sopra, mandò a dimandar salvo condutto al Re de Franza, di poter andar a Zenoa, et etiam star, volendo, in Napoli perchè erano fora ussiti de Zenoa. Et come el Re fo intrato in Napoli li dette salvo condutto, liberamente potesse dismontar in terra lui et domino Obieto; et cussì dismontono. Quello poi di loro seguite, intenderete di sotto. Non voglio restar di scriver come era Vice Re in Castel nuovo uno zenoese, chiamato Thoma Fregoso. Ma el Re preditto de Franza, vedendo che li castelli non si volevano render, non stete ad indusiar più, ma a dì 22 Fevrer essendo venuti Domenego Trivixan, Antonio Loredan et etiam Paulo Pixani cavalieri et oratori veneti a inchinarsi a Soa Majestà a Pozo real, deliberò d'intrar in Napoli, et cussì fo di Domenega, a hore 21, con solum cavalli 90, et el resto a piedi, zoè assà Napolitani et intrò in Castel di Capuana, el qual è una parte di la terra et uno bellissimo palazo, et za Franzesi lo havevano habuto, et quivi alozò, et fatoli reverentia da nostri oratori, et di Soa Majestà tolto licentia, ritornò a caxa, et el Re poco da poi cenò in questo loco di Capuana. El Re non poteva haver danno per le bombarde erano trate in la terra, et in questo medemo zorno fo trato uno morter dil castello, el qual sfondrò la chiesia di Santa Maria di la Nova, senza però offender alcuno, però che era assà brigata a Vespero in chiesia, et el Re ordinò che fusse continuamente ditto castello bombardato; et cussì li 70 carri di artigliarie havia con lui tirati da X in 12 cavalli, fonno acostati al castello, et etiam piantate le forche a torno, cridando si non si rendevano, che tutti li farebbe apicar; ma quelli dil castello più se inanimava et li salutavano de artegliarie.
A dì 23 molti Sguizari salirono nella cittadella vicina al castello, et quelli dentro erano oculati ussirono fuora, et scazarono li nemici, et in quella baruffa fo ammazzati 30 Sguizari dil Re de Franza, et non cessava quei del castello di trazer, et ogni zorno ne amazava qualche uno da le artigliarie. Et poi in questo medemo zorno a hore 22 fo fatto un'altra baruffa a la cittadella, fo morti et sgombrati molti Sguizari zoso da le mure, et in tutto questo zorno ne fo morti zerca 100 homeni. Era dentro pur in castello ancora el Marchexe di Pescara, el qual vedendo non potersi tenir, deliberò più presto andar con el re Ferando, et entrar in Castel di l'Uovo, cha ivi più star. Et demum de lì partite, et andò a trovar el Re a Yschia.
In questo zorno el re Ferandino con la Raina, l'ynfante, Principe de Squilazi, soa moglie et altri di caxa Aragona et don Fedrigo partì dil Castel di l'Uovo sopra cinque galie di Villamarino et il meglio poteno portar con loro, et andono a Yschia, che è una ysola mia 8 lontana da Napoli, di esso Re, et ivi messe in terra ditte donne et lui andava innanzi et indrio come scriverò di sotto.