El Re de Franza pacifice et cum grande honor intrò in Siena a dì 13 Zugno, de Zuoba, dove deliberò de star fino passato el zorno dil corpo de Christo, ch'è a dì 18 di questo, sì per consultar meglio tra quelli dil suo consejo i soi progressi et camino havesse a far, quam per metter sesto et ordene, come diceva, a quella republica senese. Poi voleva venir a Fiorenza, però che da Siena è distante solum mia 30. Et è da saper che, come fo intrato in Siena et visto su la piaza zerca 1200 fanti ch'erano a guarda di la piaza, el Re ordinò fusseno spogliati, toltoli le arme, et scazoli fuora di la terra in camisa, dicendo non bisognava a Senesi questa spesa. Et el populo levato in arme, el Re fece retenir, come fo divulgato, zerca 50 de primi zentilhomeni de Siena, et tolse el dominio de man di la Signoria che tunc governava, et stavano juxta el solito nel palazzo di Signori. Et a ciò el populo non li fusse contrario, non volendo tuor el Dominio in sì, quello messe in le man dil populo, che governasseno quel stado come a loro pareva, et el populo voleva el Re fusse loro Signor. Et el Re, per non innovar altro in Italia, havendo da far assà, non volse; ma ben lassò 500 cavalli a custodia di quella terra, et partito che 'l fo, liberati li retenti, el stado et dominio de Siena ritornò come prima, pur in varie parte, che avanti era assà pacifico stado; come tutto dirò di sotto.
Questo Re havia con lui oratori 9 de Fiorentini, li nomi di quali ho scritto di sopra, et pur dimostrava voler intrar et venir in Fiorenza, non se curando de observar li capitoli. Et questo voler andar a Fiorenza parse molto di novo a Venetiani, et che prima el Re divulgava de andar a Pisa, poi a Zenoa, dove si dubitava havesse intelligentia; ma, andando come amico a Fiorenza, segno sarebbe stato che saria sta d'accordo con Fiorentini, et essendo d'accordo con ditti Fiorentini, ex consequenti conveniva renderli Pisa, et esser in inimicitia...[132] per la via era venuto, dove in Parmesana si adunava l'exercito di la Signoria nostra, et vi era etiam qualche zente dil Duca de Milan; ma quello di la Signoria era molto grossissimo, come dirò di sotto, et el doppio di zente di quello havia esso Re, sì de zente d'arme, fanti, stratioti, elemani, schiopetieri, provisionadi, zente di Bergamo, Brexa, Verona et Vicenza, adeo più de 30 milia persone sarà in ditto campo, bastanti a esser vittoriosi non che a resister che non passino nè vadino a danni dil Duca de Milan, benchè Franzesi siano zente molto destra, et assueta nel mestier di le arme; et non fanno presoni, come se fa in Italia, ma tutti mandano per il fil di la spada; et tanto più prenderanno forza, quanto combatteranno per uscir de Italia et ritornar ne le patrie loro, dove erano da le so zente aspettati.
Ma Fiorentini, come etiam qualcossa di sopra ho scritto, fece molte provisione: prima de adunar zente dil contado in la terra, et con arme stesseno in le caxe preparati, adeo a uno bisogno saria stati armati da 20 milia persone in suso; fece metter travi per le strade, per poter sbarar, molto grossi; le finestre di le caxe suspecte fonno fatte murar, et assà altre provisione fo divulgato; detteno taia a Piero de Medici, ducati X milia vivo et 5000 morto, et tutto il suo, salvo la dote di la moglie, messeno nel Comune, sotto però scusa de voler vender et pagar sì la Republica di quello Medici li havia tolto, quam altri creditori di esso Piero e fradelli che volevano esser satisfacti; et el palazo de ditto Piero, bellissimo, messeno a l'incanto per venderlo, ma non trovono se non ducati 6000, el qual val più de ducati.... Ancora mandono oratori novi al Re, tra i qual vi andò Hieronimo de Ferrara predicava ivi, nominato di sopra, et in gratia dil Re, et molto so amico, et per lui et in suo favor publice predicava. Et Fiorentini mandono a dir al Re di le provisione haveano fatte, et che 'l populo era su le arme, et si pareva a Soa Majestà di voler intrar, che vi intrasse, senza però danno di la Republica; ma che haveano fatto consejo, et che tutti erano de opinione Soa Majestà li observasse li capitoli jurati sul Corpo de Christo, zoè renderli Pisa, Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, essendo christianissimo, li volesse far render a Senesi Monte Pulzano; ma la risposta dil Re non se intese. Ma è da saper che 'l Re, avanti intrasse in Siena, a Motrone loco de Fiorentini, et ivi fo onorato assà, et era ritornati in Fiorenza do ambassadori dil numero di nove, zoè Lorenzo Morelli et Lorenzin di populani, olim de Medici; li altri sette rimaseno col Re, benchè poi tutti si partino da lui. Et benchè questi ambassadori andasse inanzi e indrio, non restono Fiorentini de far di molte provisione; fece redur le sue zente d'arme erano a la campagna contra Pisani zerca cavalli 3500, in Fiorenza, zoè el Duca de Urbin, el qual intrò con grande honor con le sue zente, et alozò nel palazzo di Julian Gondi, et Francesco Secco, conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj et altri condutieri.
Ancora la Signoria de Fiorenza feceno 5000 fanti a custodia dil palazo et di la libertà; dette segno al contado con segnali et soni di campane, volendo Franzesi far novità dovesseno venir in la terra; messe fanti in diversi luogi di la terra, maxime in uno palazo de quelli di Pazi, situado a uno contado di la terra dove vi habitava mons. zeneral di Bertagna, di natione Perpignano, era lì per nome dil Re, et quello la Signoria lo messe in una altra caxa più dentro la terra, et qui messeno 500 fanti ad alozar; etiam in le caxe di Piero de Medici, et cussì in diverse caxe, chi X et chi XX fanti per una; et in el palazo di Piero sopranominato, dove habitava soa moglie madonna Alphonsina Ursini, fo messo 1000 fanti, et lei mandata fuori, et andò a starvi in uno monasterio, et mandono Fiorentini a dir al Re che per niente non volevano più Medici in Fiorenza, et za haveano comenzato a vender dil suo, sì che Fiorentini al presente non feceno quelli preparamenti a Franzesi nel ritorno che fece quando veneno, zoè scritto sopra le caxe bolletini: questa caxa sarà per mons. tal etc. Et in questi zorni li acopiatori nominati nel secondo libro, che Fiorentini haveano creati per uno anno a dover dar gli ufficii loro, erano solum 19, perchè uno refudò per avanti. Or questi, vedendo el populo non li piaceva l'autorità sua, refutono quelli, et messe tal libertà haveano nel consejo a crear la Signoria, et d'indi si farà per consejo la Signoria de Fiorenza per sorte et ballote, et non si saprà più chi deve esser; et quelli primi fonno creati, più avanti sarà scritto. El qual consejo de Fiorentini fonno zerca 2400, et per non haver sala vi capissa tanta quantità, hanno decreto de partir questi in tre volte, zoè 800 per volta, i quali stagano mexi 6, et poi succieda li altri, ita che in mesi 18 tutti fonno stati dil consejo de Fiorenza.
Monsignor di Arzenton era stato qui ambassador dil Roy, partito de Bologna andò a Fiorenza, dove stette fino a dì 13 de questo, et poi se partì et andò a trovar el Re a Siena. Al qual, dopoi le debite reverentie, et riferito la soa legatione et molte cosse de Venetiani, consultato col Re li disse: Christianissimo Re, io vi dirò, la mia opinione saria che Vostra Majestà facesse cussì. Io son stato a Venetia, ho visto grande potentia, e sopra tutto assà danari, e tutti paga volentiera le sue angarie, ch'è cossa incredibile. Cognosco ancora Venetiani mal volentiera vien a la guerra con toa Majestà, per esser homeni pacifici, pur non ti vorebeno più vicino; fanno grande exercito, et hanno grande armata, et continue quella ingrossa, et non è dubio, havendo Venetiani con toa Majestà, haverai quello vorrai in Italia, et con le bone si otien da loro el tutto. El parer mio saria che tu mandassi 4 ambassadori a Venetia, a dirli come tu vuol venir a Venetia a veder la terra, et visitar la Signoria et el Doxe to carissimo amigo. Venetiani, che amano la paxe, son certo saranno contentissimi, e ti faria più honor che mai fece a niun Imperator che vi venisse, et spenderia più di ducati 20 milia in honorarti, perchè è terra honora molto forestieri, maxime la toa Majestà, et de guerra più non se parlerà in quella terra. Ti veramente andarà con che zente ti parerà a Venetia, et el resto avierai a la volta di Pontremolo per andar in Aste. Si Venetiani non volesse che le passasse, tu porà dir che tu vuol conzar le cosse a Venetia, et saranno contenti; unde, stato alquanti zorni, porai tornar in Aste, et poi far et seguir el pensier de toa Majestà; et cussì haverai indubitata vittoria. Unde, facendo el contrario, bisognerà menar le man, et de chi sarà la vittoria è dubio: uno ti dico, che Venetiani fa grande exercito. Ma el Re et altri consultori non li parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro. El Re essendo a Siena mandò a dir a quelli di Ascole, terra subposta a la Chiesia, li dovesse dar 9000 ducati erano debitori al re Alphonso, come a quella persona che era successo nel Regno di Napoli. Quello seguite non so.
Domente queste cosse el Re de Franza et Fiorentini fanno, el Duca de Orliens, havendo la via al suo piacer di venir di Aste a Novara, et fatto uno ponte su Tesin, passato Po a Verzei, terra dil duca de Savoia mia X da Novara, partito de Aste con 3000 cavalli et 4000 pedoni, et a dì 13 Zugno intrò in Novara, dove se ritrovava in tutto con lui zerca X milia persone tra Franzesi et homeni paesani di esso Duca di Orliens, et ancora la rocca si teniva per el Duca de Milan, dove era intrato Filippin dal Fiesco capetanio dil castello de Milan con alcuni provisionadi per il soccorso da driedo, come ho scritto di sopra, tamen non vi era molte artiglierie nè vituarie. Unde Franzesi le dete termene uno zorno a renderse, altramente più non li vorebbe li custodi a pati, ma li dariano la battaglia, benchè non avesseno bombarde. Ma quelli di la rocca, sapendo certo la volontà dil Duca de Milan esser di venir in persona a darli soccorso con assà zente, fonno a parlamento con Franzesi, che li dovesseno dar termene do zorni, et si non li veniva soccorso promettevano renderse, et cussì fermono tal acordo. Et subito expediteno lettere al Duca de Milan a notificarli quello haveano fatto, et el Duca dete fama di voler assoldar X milia provisionadi, et scrisse al signor Galeazo di San Severino suo capetanio, el qual era col campo tirato di verso Aste venne a Vegevene, mia 14 lontan di Novara, era homeni d'arme 700, fanti 6000 et altre zente paesane, che dovesse andar a soccorer Novara, zoè la rocca. Ma parse al ditto sig. Galeazo de non metter l'exercito suo in pericolo, rescrivendo al Duca era meglio perder la rocca che l'exercito, et che, si ben andasse, nulla potrebbe far, per esser Franzesi assà numero, cavalli 3000 et pedoni 5000, et haviano bona parte dil populo da loro, mediante quel Opizin Cazabianco, richissimo citadino de Novara, con la parte Gelfa. Et inteso questa nova de l'intrar dil Duca di Orliens in Novara et successo, a dì 16 ditto, in questa terra nostri fonno molto di malavoia, pensandosi quello havesse a seguir, che in recuperarla poi bisogneria gran spexa, come fu.
Oltra di questo el Duca de Milan dubitava molto de Zenoa, che non se accordasse col Re de Franza, et mandò danari per far alcuni fanti lì a Zenoa al suo commissario Coradolo Stanga, et Agustin Adorno governador di Zenoa era molto fidelissimo a esso Duca, et Zuan Adorno suo fratello, capetanio di le fanterie, era solicito in ogni cossa et poner custodia a li passi de quella riviera. Et in questi zorni fo divolgato Baptistin de Campofregoso, olim doxe di Zenoa, el qual è di primi di la parte contraria Adorna, che adhuc domina, questo steva in Franza, or venne con zente, et intrò in Monaco, ch'è uno castello di Alberto Grimaldo sul Zenoese, et quello dominio agiustò per nome dil Re de Franza. Ancora Zenoesi dubitavano dil Cardinal de Zenoa, olim doxe et arzivescovo, et di Obieto dal Fiesco prothonotario, i quali cercavano de tramar nove cosse, et seguivano el Re de Franza. Et per remover li sospetti parse al governador, con aiuto dil Duca de Milan, de mandar pro nunc fuora de Zenoa molti cittadini numero 600, di varie caxe di la parte di Campofregoso, tra i qual fu Zuan Doria, che venne ad habitar a Venetia, et alcuni altri i quali fortasse qui più avanti saranno nominati. Et scrisse el governador preditto una lettera a la Signoria nostra, data a dì 19, come era lui con el resto de quella comunità deliberati de star sotto la fede de Milan, et non si acordar col re de Franza, et che ivi erano 6 nave armate et X galie, et che havia el suo capetanio in ordene, chiamato Bricio Justiniano, homo veterano et in mar et cosse marittime assà exercitato, et che ditta armada era in porto in ordene, che a uno segno saria in mar per andar dove piacerà a la Signoria nostra, et che li patroni di le galie erano Zenoesi, tutti cai de parte. La qual armada de galie 9 et do nave uscite poi et andò a la Spezia, come dirò di sotto.
In questo mezo per lettere di Hieronimo Lion kav. orator nostro a Milan se intese, le qual lettere venne prestissimo perchè le poste era duplicate, hor el Duca non faceva quelle debite provisione se conveniva a la recuperation de Novara, sì perchè el non havea danari, quam perchè el populo de Milan li era inimicissimo, et non usciva di castello imo de la rocheta, nè ossava andar per la terra, per dubito dil populo. Et a questo se puol conoscer l'odio Milanesi li portava, che a tanta cossa quanto è haver Franzesi mia 25 lontan in Novara, lori medemi tutti unanimi dovevano andar col so Signor a ricuperar quella terra, ma non solum ( non ) si mosseno nè se offerse, imo volendo el Duca assoldar provisionadi, non catava; per la qual cossa stava molto sospeso, et havia gran paura, perchè el populo usava di stranie parole contra di lui. Et per haver danari fece disfar alcune medaie d'oro havia, et arzenti lavoradi, et fece bater in questi zorni ducati 150 milia d'oro con la sua testa suso, et 50 milia de moneda, et nel suo campo, che diceva era persone X milia, chiaro se comprese non vi esser ditta quantità, imo assà manco. Or concludendo, el Duca scrisse a suo fratello cardinal Ascanio dovesse andar a Milan, perchè quodammodo non sapeva che farse, et per alegrar el populo et quello farsi benivolo, levò el quintello a Milan et per tutto el suo dominio, che era una angaria havia per avanti in tempo del Duca defonto posta, zoè de pagar el quinto più ai dacii; la qual cossa fo principiata de usar al tempo dil duca Francesco; et cussì al presente la levò, eccetto quella di le mercadantie, zoè el quintello. Ancora levò l'addition dil sal, che era soldi 30 di più per ducato, la qual lui la instituì ne l'anno 1490. Oltra di questo strazò et anichilò tutte le condanne di Cremona et Cremonese, et revocò li exuli di quella terra, a ciò li fusseno fedeli, contra el Re de Franza si aproximava in quelle parte. Et el Duca aspettava con desiderio li Stratioti nostri, guidadi et governadi per Bernardo Contarini, el qual a dì 16 era partito di campo sora Oio per venir verso Milan, et benchè Stratioti volesseno la soa paga avanti cavalcasse, tamen con destrezza li condusse fino a Crema; et pur Stratioti non volse andar di longo, et convenne ivi darli la sua paga, et li levono garbuio, dicendo non volevano andar in paesi alieni, se non haveano uno ducato di più di la soa paga al mexe per uno. Et fo necessario di questo ad visar la Signoria, et però dimoravano tanto ad andar. Or, concludendo, el Duca a l'ambassador nostro dimostrava che se la Signoria nostra non li deva aiuto, non sapeva che farse, dubitando non l'intravenisse a lui come a re Alphonso, et rechiedeva aiuto et consejo, et che li fusse mandato qualche patricio, a ciò el populo havesse cagion di star quieto, vedendo la Signoria voleva aiutarlo. Et zonte tal nove a Venetia, chiamato el consejo di Pregadi, a dì 17 Zugno, deliberorono di far ogni cossa in suo favor, benchè poi rendesse mal merito, et licet vi fusse ivi uno ambassador, pur per confortarlo elexeno, con pene grandissime, do patricii di primi senatori, Luca Zen et Andrea Venier, i quali erano stati consiglieri, con condition la mattina dovesseno risponder si volea andarvi o vero sottozazer ( sottogiacere ) a le pene; et accettando si debino partir in termene de tre zorni. Ma questi do patricii, la matina che fo el zorno dil Corpo de Christo, nel qual dì et a Venezia et per tutta Christianità si fa solenne processione, andati in Collegio renonciò tal legatione; el Zeno per esser in uno officio chiamato al luogo di procuratori sopra le cosse di Sopragastaldi, et non poteva esser astreto; et el Venier si excusò per non esser molto sano. Et in questo zorno fo chiamato Pregadi, che di raro, sive numquam, el dì dil Corpo de Christo se fa Pregadi, et fo balotado la sua excusatione et preso di accettarla: tamen tutta la terra mormorono, che a tanto bisogno non fusse andati a servir la Republica. Et fo creato in loro loco do altri patricii integerrimi, Marco Zorzi era Savio a Terraferma et Benedetto Sanudo fo provedador al Sal. Questi, considerando el ben publico et che per la patria cadauna fatica era minima, libenti animo, eodem instanti andono a la Signoria et accettono libentissime, dicendo erano pronti et presti a doverse partir quando quella li comandava. Et poi venne di Milano tal nova, che parve al Collegio di non mandarli, et cussì non andono: tamen da loro non mancò di andarvi.
Or in questi do Pregadi fo fatto molte provisione, maxime a trovar danari. Et a dì 17 fo preso parte che quelli voleva metter arzenti in zeca per far monede, fusseno fatti creditori de li lavoradi a ducati 6 la marca et in peza ducati 6 et ¼; l'oro veramente a ducati 76 la marca: sì che veniva haver di dono quelli metteva, a rason di ducati 12 per 100; et quelli mettevano in termene de zorni XV habi un certo don, oltra la utilità, et li obligavano el deposito dil sal ogni mexe ducati 8000; i quali li provedadori portano a li Camerlenghi, nè de quelli puol far alcuna cossa, sotto grandissime pene limitade per el Consejo di X, comenzando el deposito in Novembrio proximo et successive; oltra de questo, li obligano le XXX et 40 per cento se scuode a li Governadori di le intrade. Item si possino scontar in decime si meterano per zornada; tamen questa provisione a dì 24 ditto poi fo sospesa, et non seguite, perchè trovono altra miglior via de trovar danari presto. Et in questo zorno essendo Pregadi suso, venne lettere de Milan notificava come el Duca de Orliens era in Novara con zerca persone 8 in 10 milia, tamen non voleva uscir di la terra nè venir a la campagna a l'impeto dil campo duchesco. Pur Franzesi scorsizavano fino a presso a Vegevene, dove era ditto campo, et a Mortara, castello mia 8 da Vegevene, fece molte corarie. Et a dì 18, pur essendo Pregadi suso, zonse altre lettere di 17, narano che a dì 16 hore 19 haveano a Milan lettere dil campo, come essendo venuto 150 cavalli de Franzesi per danizar verso Vegevene, el signor Nicolò di Corezo soldato et consier del duca de Milan li era andato con alcuni dei soi soldati contra, dei qual ne havea amazato 60, li altri fugati, parte feriti, ritornono in Novara. Questa nova molto piacque a nostri, perchè Franzesi comenzasse a sentir le arme de Italiani, desiderando che come Stratioti zonzerebbeno ivi, fariano dir di loro, come con effetto fue. Et el signor Galeazo de San Severino capetanio del campo mandò a dir al Duca de Orliens venisse a la campagna et non stesse come stava in Novara serato. Et esso Duca non vi volse venir, atendendo a far repari a quella città. Et poi a dì 19 venne lettere di 17 di l'ambassador nostro a Milan, scritte a hore 24, come el populo de Milan era alquanto acquietato per el venir de li Stratioti, et el Duca ancora; tamen non usciva dil castello; et che alcuni principali di quella terra erano andati in rocca a parlar al Duca, dicendo Soa Excelentia non si desse fastidio, che per niente non erano disposti de veder non che tener dal Re de Franza nè dal Duca di Orliens, ma morir sotto la caxa sforzesca; et che per queste parole el Duca se era alquanto consolato, aspettando li Stratioti, li qual dovevano zonzer a dì 19; et poi lui in persona voleva andar in campo con grandissima zente. Et intendendo non volevano Stratioti partirse di Crema se non haveano uno ducato per uno di più al mexe, come ho scritto de sopra, el Duca li mandò a prometter lui quel ducato; et più che li voleva dar la soa usanza di uno ducato per ogni testa de Franzesi portavano in campo. Et li mandò contra uno suo secretario comissario, per farli dar alozamenti per camino, et farli far bona compagnia. Item come era zonto a li soi confini 600 Sguizari li mandava el Re de Romani, tamen a suo soldo; et el Duca confortava molto la Signoria a far passar el suo exercito in Parmesana, dove havia za mandato el Conte de Chaiazo con alcuni altri condutieri et fanti a custodia de Pontremolo; et fece far uno ponte sopra Po tra Cremona et Parma sopra burchi numero 33, a ciò comodamente le nostre zente passasse, come dirò di sotto. Ben mandò a pregar la Signoria per el so ambassador, che le zente nostre nel passar facesse manco danno potesse, per caxon di non commover li populi a qualche novità; et etiam mandò comissario lì in Parmesana Francesco Bernardin Visconte, che fo qui oratore, et nominato di sopra.
Et da Zenoa si have lettere dal governador Agustin Adorno, che nostri non dubitasse di la fede di Zenoesi, et che le pratiche dil Re de Franza non havia sortito effetto, per le bone provisione lui havia fatte; et che lo casteletto era in man dil Duca de Milan, et messovi fanti in custodia, et che nel suo consejo haviano deliberato non partirse di la liga; et che, parendo a la Signoria, le nave 6 et X galie armate et in ordene uscirebbe per andar a trovar l'armada franzese al porto de Livorne, et che volevano mandar do nave carge d'artiglierie et munitione a Scio dubitando de Turchi, perchè minazava de andar con l'armada a soi danni, et che quelli de Scio haveano mandato uno ambassador al signor Turco, et però pregavano la Signoria se volesse interponer a far Turchi non desse fastidio a ditta isola de Scio. Et cussì, a dì 19 ditto, nel Conseio de Pregadi fo decreto et scritto al secretario nostro a Constantinopoli che andar dovesse a la presentia dil Signor, et pregarlo non vogli dar impazo a Zenoesi per le cosse occorrevano in Italia, perchè, non dagando fastidio, Zenoesi sarebbe con nui contra el Re de Franza, el qual se non se gli opponeva, voleva dominar tutta Italia et poi andar contra Soa Signoria. Et non andando a Scio, Zenoesi non darà el passo al Re, el qual se lui l'havesse saria molto contrario a la quiete et paxe de Italia. Et fo expedito subito el gripo a Corphù.