A Bologna in questo tempo vi venne uno araldo di mons. di Bressa a dimandar al magnifico Johanne Bentivoi et quella comunità passo di dover passar con le soe zente. Unde Bolognesi li risposeno non volevano Franzesi su el suo, per non patir più danni, come al principio di questa impresa haveano patito per el campo dil Re alozato ivi vicino; et che era assà altre vie da passar. Demum vi venne uno secretario dil Re, pur a dimandar passo et vittuarie, promettendo, a ciò non havesse alcun dubio di haver danno, di mandarli ostasi in Bologna. Et fatto conseio per farli risposta, dove volseno Bolognesi vi entrasse Antonio Vincivera nostro secretario; et scrisse esso magnifico Johanne a la Signoria quello dovea risponder. Et per nostri li fo rescritto non dovesse per niente darli nè passo nè vittuarie; et cussì era l'opinione dil Duca de Milan; et che dovesseno licentiar ditto secretario. Unde Bolognesi cussì feceno; et dimandò a la Signoria per loro difensione 1000 cavalli, i qual non venisse sul Bolognese ma stasse a quelli confini. Et fo ( scritto ) pro nunc a le zente erano in Romagna, dovesseno star preparate per questo; et ancora a loro compiacentia scritto a Piero Duodo, provedador di Stratioti alozati vicino a Bologna, non dovesse lassar far niun danno a Stratioti a quel paese.

A Ferrara el Duca pur mostrava cativo animo, et el Vicedomino nostro non era ben visto, imo per Ferrara et tutto el Ferrarese cridavano: Franza! Franza! Et in questi zorni ritornò Antonio di Contestabeli kav., era stato orator di esso Duca al Re de Franza, et partito molto contento da Soa Majestà; et se divolgava per Ferrara el Signor esser in grande amicitia con el Re. El qual signor et duca Hercules havendo za ditto per niuna cossa più se voleva armar, al presente, nescio qua de causa, fece far nette et imbrunir le soe arme; i qual signali era de volerse armar. Et don Alphonso suo fiul tandem era partito de Ferrara con 60 cavalli, et andato a Milan dal cugnato, tamen el padre lo serviva de alcuni homeni d'arme soi, a ciò havesse la so conduta.

A Perosa el Pontifice era volonteroso de ritornar a Roma, et cussì tutti li Cardinali; tamen l'ambassador nostro persuadeva, nomine Senatus, Soa Santità non havesse sì gran pressa, et vedesse prima qual via tegnerà el Re. Se ritrovava lì in Perosa el cardinal Sancto Dyonise, et uno altro episcopo, come ho scritto di sopra, havendo fatto la excusatione dil Re di non esser sta suo voler fusse messo a sacco niun loco dil Pontifice o vero di la Chiesia, et che Soa Beatitudine ritornasse con la Corte a Roma, et non haver alcuna paura di lui, perchè 'l voleva esser fiul di Santa Chiesia et render le terre lui teniva di la Chiesia per soa securtà; et dette li contrasegni a ciò fusse mandato a tuorle nel pristino dominio, uno per nome dil Papa. Oltra di questo el sig. Prospero Colonna scrisse una lettera al Pontifice che dovesse ritornar a Roma, che li prometteva non seguiria più danno alcuno, et che Roma pareva deserta non vi essendo la Corte. Unde più el Pontifice se inanimava, et terminò al tutto, passato el zorno dil Corpo de Christo, partirse; tamen, a requisitione di la Signoria nostra stete tre ziorni più lì in Perosa, dove le parte erano su le arme, zoè li fora ussiti Odi con li Bajoni erano dentro; nè el Pontifice potè conzar quelle cosse. El camino voleva far el Pontifice in ritornar a Roma era andar a Foligno, Spoleti, et per zornata si governeria; ma una volta voleva partir di Perosa. Et a dì 16 dil presente mexe di Zugno, a hore 22, intrò in Perosa el sig. Zuane di Pesaro con madonna Lucretia soa moglie fia dil Pontifice con zerca 100 cavalli. Li andò contra li oratori et la fameia dil Papa, et ne l'intrar esso Pontifice era a la fenestra, et li dete la benedition, et poi stete ivi 4 zorni, et ritornò a Pesaro. Et havendo nostri mandato a dimandar al Pontifice la zente havia sì di la Signoria quam de Milan, a ciò venisseno in Parmesana a ingrossar el campo, perchè Soa Santità non havia più bisogno; et, exposto questo, el Pontefice volse tre zorni de rispetto per veder come andava le cosse dil Re. Et inteso in questo mezo la nova dil perder de Novara, di la qual cossa con reverendissimi Cardinali have gran dolor, et fo contento ditte zente ritornasse, come per lettere di l'orator di 16, zonte a dì 19, se intese; et non solum quelli cavalli lezieri havia mandà, etiam el Signor de Pesaro suo zenero fo contento vi venisse, sì come era ubligato per il stipendio havia, ma non venne: ben mandò el sig. Galeazo suo fratello con la soa conduta, qual di sotto scriverò, in campo a Novara. Tamen el Papa volse tenir 500 provisionadi nostri a presso de sì; et li cavalli lezieri, zerca 1000 in tutto, in quel medemo zorno a dì 16 si aviono a la volta de Parmesana, facendo la volta de Romagna, perchè el Re era in Toscana. Et è da saper che 'l cardinal Ascanio vicecanzelier, fratello dil Duca de Milan, havendo habuto lettere di venir a Milan, dimandò licentia de portarsi da Perosa al Papa insieme col cardinal de San Severino per el bisogno occoreva a Milan, sì per confortar quelli populi quam per operarsi; ma el Pontifice non volse che lo abandonasse, adeo convenne..., ma poi sopravenne lettere ivi de Milan, che non bisognava, et che restasse col Pontifice et cussì fece. Et el Papa disse a l'orator nostro, che la Signoria attendesse pur a esser gaiarda contra el Re, che lui anderia dove a quella piaceva, o in Ancona, o altrove; ma dubitava a hora di promover questo, perchè li Cardinali tutti volevano ritornar a Roma, maxime non havendo paura dil Re el qual andava a Pisa; et era contento Soa Santità al bisogno etiam lui aiutar la liga con le censure, et altre cosse necessarie. Conclusive dil Papa non si temeva alcuna cossa, et era fermo in opinione.

El Re de Franza in questo mezo non restava de tentar tutte le vie et modi per tirar qualche uno con lui. Prima con Zenoesi, promettendoli gran cosse, ma non potè far. Or con Fiorentini, et benchè li desseno el passo, pur vedeva haveano contra di lui mal animo, et non vi volse andar a Fiorenza. Con Bolognesi, però che, havendo habuto Bologna, Ferrara era con lui, et al suo piacer poteva venir fino sul Polesene di Ruigo et in Padoana non havendo habuto contrasto; ma Bolognesi non li volse dar nè passo nè vittuarie, imo el suo secretario de Bologna, el magnifico Joanne licentiò, dicendoli: dite al Re non solum è per non haver quello el dimandava, ma venendo di qua provereti le nostre arme come le tagliano; el qual secretario nel venir gioso dil palazo di Signori su la scala usò assà bestial parole. Ma el Re non potendo far quello el desiderava, terminò venir a Pisa et a Pontremolo; et a dì 23 aviò el suo exercito da Pisa a Poggibonzi, loco de Fiorentini, mia 12 da Siena, 18 da Fiorenza et 28 da Pisa, situado sopra strade di le qual si pol andar e a Pisa e a Fiorenza, et però non se intendeva ben dove volesse andar. Ma per lettere di Perosa se intese havia aviato li soi cariazi cargi de spoglie et di gran valuta per numero zerca X milia some, benchè Franzesi dicevano molto più, che dil Regno di Napoli et quasi di tutta Italia, eccetto il tenir di la Signoria, riportavano in Franza. Queste eran aviate verso Pisa, dove poteva parte cargarle su la soa armada, era zonta al porto de Livorne, et parte menar con sì per terra. Li qual cariazi haveno mal fin, come dirò di sotto; et però avanti el dì de l'ultima partita un beato chiamar non si conviene, sì che la fin fa tutto. Et cussì come nel principio el Re de Franza prosperava et era fortunato, cussì da poi li venne assà cosse contrarie, et però si puol (dir) exitus acta probat. Sed de his satis.

L'exercito veramente nostro era radunato a Seniga sora Oio, et continuamente zonzeva condutieri et fanti. Et a dì 15 Zugno el marchexe de Mantoa governador con cavalli 500 ivi zonse, et fo ricevuto da Marchiò Trivixan provedador, honorate molto. El sig. Redolfo so barba, et Phebus di Gonzaga so cusino veniva de indi con il resto di le zente. Jacomazo da Venetia capetanio di le fantarie ivi era venuto da Perosa; le mostre el provedador voleva fosse fatte avanti passasseno di là da Oio. Et Daniel Vendramin pagador con danari da far la paga, a dì 18 Zugno, fo el zorno dil Corpo de Christo, in campo zonse.

El ponte sora Oio, era fatto su burchiele lì a Seniga, passa alla Bina sul territorio dil Duca de Milan. Demum uno altro per el Duca era fatto sora Po, in uno loco ditto la Giara; sì che, passato Oio, l'exercito era sul Cremonese. Or zonto el Governador in campo, scrisse a la Signoria come havia diligentemente col provedador Marchiò Trivixan examinato sì l'exercito quam el passar; et havia ordinato el modo dil campo, desteso trabache et pavioni ( padiglioni ) a la campagna, et fatto li cai di colonello, et che se ritrovava fino quel zorno cavalli 5500 et zerca pedoni 6000, il resto cernide et guastadori, schiopetieri etc. Et come era zonti in campo fanti 1299 ( sic ) da Bergamo, fatti et pagati per quella comunità, mandati ivi per Marco Sanudo podestà et Alvise Mudazo capetanio de Bergamo. Per lettere di qual rettori, la Signoria fo certificata dil ben voler de Bergamaschi, et de questo numero parse al provedador o vero capetanio di le fantarie di tenir solum 800, el resto mandono indrio a Bergamo. Et che mancava zonzer alcuni condutieri. Et col nome del Spirito Santo, a dì 19 ditto comenzerebbono a passar Oio le zente d'arme, però che za di fanti 6000 erano di là passati, et che li soldati dimostravano volonterosi di apizarse con Franzesi, et haveano habuto la paga. Et inteso questo, fo scritto in campo statim dovesseno solicitar el passar, et publicar tra soldati come el Re venia con assà richeza; et li mandono le copie di le lettere, che de li X milia cavalli de cariazi che menava con lui advisava, a ciò lezesse publice al provedador in campo per inanimar le zente andasse con bon cuor a tal butini. El campo se andava per zornata ingrossando. Sguizari o vero Elemani, fatti in terra thodesca per Zuan Dolce, za per Roverè ne erano passati 300 che veniva. Nicolò Savorgnan con li 1000 provisionadi de Friul era partito de Udene; et a dì 20 si era a Vicenza Cazanderle thodesco ne havia 500 a Mestre, aspettava tre zorni el resto. Paris di Lodron, al qual se ritrovava Francesco da la Zudeca, soldava provisionadi a ducati 3 al mexe, Lionello dal Nievo et altri. Et in questa terra fo fatto a dì 21 ditto X altri capi de provisionadi, li qual saranno qui nominati[133].

Et cussì a tutti fo dato danari, a ciò andasseno a far li fanti. Et fo decreto nel Senato che le zente di Romagna venisse a conzonzerse con l'exercito in Parmesana, perchè el Re, facendo la via di Pisa, non era più bisogno de custodia in Romagna; et solicitato Piero Michiel facesse cavalcar el signor di Rimano etiam lui in Parmesana. Et a dì ditto, Marchiò Trivixan provedador volendo andar dove habitava el Governador per consultar de passar, el qual passar non pareva al ditto Governador, dubitandose etiam per andar in paesi alieni, licet el Duca de Milan fusse suo cugnato; et esso Governador fo più presto, et venne a trovar ditto provedador, et erano alcuni condutieri. Et ivi Marchiò Trivixan comenzò, come la Illustrissima Signoria per la fede vedeva et conosceva era in la sua persona, lo havea eletto Governador dil suo exercito a tanta impresa, et reliqua, che longo saria a scriver tutte le parole. Et el Marchexe rispose, ringratiando la Signoria Illustrissima di la bona opinione havia fatto di lui, promettendo di farla esser certa di la fede si tempo acadeva, et che voleva li fatti fusse quelli la dimostrasse, et le opere sue, le qual per zornata si cognosserebbe. Et poi el conte Ranuzo del Farnesio, uno di primi nostri condutieri, havia cavalli 600, disse che, per amor portava a la Signoria Serenissima, l'era contento de portar ogni honor, et recever ditto Marchexe per suo capo, et tanto più quanto saria el consiglio dil sig. Redolfo expertissimo nel mestier di le arme. Et questo medemo disse el conte Bernardino Fortebrazo et altri principal condutieri. Et poi el Governador fece alcuni editti in campo, ut mos est; et el sig. Redolfo andò di là di Oio a la liziera a sopraveder el ponte, dove el comissario dil duca Francesco Bernardin Visconte havia fatto far sopra Po; et explorato el tutto, ritornò in campo, et si preparavano a dover passar Oio con tutto l'exercito.

A dì 20 Zugno venne lettere di Fiorenza di Piero Dolfin zeneral de Camaldole narra de l'intrar dil Re, di successi de Siena, et a dì 17 era partito et venuto ad alozar a Pogibonzi, poi a dì 21 ditto intrò in Pisa, come dirò di sotto, et che era stato con molti di primi di Fiorenza, i quali non volevano far altra novità contra el Re al presente per esserli molto vicino, et vedevano la liga far le provision pegre, et non era altri che Venetiani facesseno nulla, et però volevano cercar di star in paxe col Re, cercando de plano de haver li soi luogi; tamen che non daranno aiuto di zente a esso Re. La qual cossa fo mal fatta, et Fiorentini ebbeno mal consiglio; che si havesse aderido a la liga, al presente havendo fatto le provisione come havia in Fiorenza, saria stato buono per loro, et tutte le sue terre havia rehabuto. In questo zorno venne lettere da Brandizo di 6 dil mese dal capetanio zeneral, narrava ritrovarse con galie 25 ivi, et che a dì 3 era zonto Bartolomio Zorzi provedador di l'armada con la galia, soracomito Nicolò Corner, benissimo interzata et in ordine, et do altre di Candia; et che juxta i precepti manderia uno provedador in l'Arcipelago, tenendo solum 20 galie. Che Piero Bembo soracomito nostro non era ancora ritornato di Messina, et pregava la Signoria non volesse lassar quella armada lì a quelli scogi involirse, et però che ancora non havia habuto la licentia dil romper, et che quelle rive di Puia erano volonterose di non star più sotto Franzesi nè ritornar sotto casa di Aragona, ma darse a S. Marco, et che queste terre si teniva in Puia ancora per el Re de Franza, aspettando però vi andasse qualche uno a tuorle, zoè Manferdonia, Monopoli, Barletta, Trane, Molfetta, Bari, Leze et assà altre. Item che don Cesare in Brandizo havea ubedientia poca, tamen l'esser di l'armada havea confortati quei populi per re Ferando.

A dì 21 ditto da mattina andò in Collegio da la Signoria Cazanderle thodesco dicendo: Serenissimo Prencipe, l'è 9 zorni che manco di qua, et ho 400 schiopetieri et 600 fanti; ordini Vostra Serenità dove li piace faci la mostra, et volentiera l'arebbe fatta in questa terra. Et fo ordinato la facesse a Mestre, et andasse di longo in campo. Et lui disse: si ne volete altri 2000, datime 2000 ducati, et li anderò di subito a far. Et in questa matina medema feceno li capi di provisionadi et fanti per Collegio, sì come ho scritto di sopra, et questo perchè el Duca de Milan havia mandato a dimandar nel nostro campo 500 fanti per mandarli con 500 soi a Zenoa, havendoli richiesti Agustin Adorno governador, et cussì fo scritto al provedador in campo dovesse mandarli, et per questo fo fatto questi altri fanti.

In questo zorno a nona zonse lettere di 19 da Perosa, come el Re a dì 15 havia fatto consignar a uno messo dil Papa el dominio et fortezza di Civitavecchia, et quelli custodi franzesi ivi erano montò su con loro robe, et de lì se partino; etiam Teracina rendette; et che ancora se ritrovava a Perosa el cardinal Sancto Dyonisio, con l'altro episcopo ambassador dil Re de Franza; et che ditto nostro orator havia molto exhortato el Pontifice non ritornasse cussì presto a Roma, ma venisse in Ancona, juxta la intention nostra; ma al tutto, a dì 22 si voleva partir et ritornar a Roma. Et che el zorno avanti, fo el dì dil Corpo de Cristo, ivi fo fatto solenne processione; et in quel zorno di 19 havea fatto concistorio, et terminato al tutto tra reverendissimi Cardinali de ritornar con la Corte a Roma, et non andar a Foligno nè altrove, ma venir a Orvieto et alla distesa a Roma. Et che Colonnesi con Orsini, zoè le parte in Roma, fevano qualche novità insieme, et essendovi la Corte se remederia a molte cosse. Et dil Re, havendo tolto la volta di Pisa, più non temevano. Item che don Gracilasso di la Vega orator yspano havia habuto lettere, come XV barze de Spagna, di l'armada era a Messina, veniva a la volta de Livorne per andar a Zenoa, a ciò Zenoesi stesseno saldi. Item che l'armada de Franza, partita de Napoli, era zonta a Pisa sì come ho scritto di sopra, dove era l'altra soa armada de legni numero XV, venuta de Provenza; tamen la verità fo tutta una sola armada.