A dì 29 ( Ottobre 1494 ) el campo aragonese essendo a Castrocaro, et le fantarie si partiva per zornata, et per li tempi cattivi erano morti et morivano assa' cavalli, et stevano mal de vittuarie, quelli de Castrocaro non li volse lassar intrar in la terra, ma ben li dava di fuora le vituarie.
In Cesena li citadini erano in diverse openione, ........., per dubito di campi; vedeva prosperar el Re di Franza, stevano con guardie, provedevano de marteletti et ripari, mandava fuora di la città le persone inutile.
Et uno Marti, el campo ditto aragonese se levò da Castrocaro et vene a Bertonoro, territorio de Cesena, mia 5 distante di Cesena, et el Duca de Calavria ordinò fusse vendute le sue biave si ritrovava in Cesena, et il consejo di Cesena per questo terminò non darli vittuarie.
El campo franzese in questo zorno, parte di lhoro, zoè Italiani et Franzesi, se partino da Mordano et andono a Codigniola, Lugo et Bagnacavallo et Traversara, per restaurarse lhoro et li cavalli; un'altra parte andò verso Faenza; et molti ammalati se partiva de campo, altri per non haver danari. Homeni d'arme italiani et franzesi se portava mal, volendo esser superiori.
A dì 30, el sig. de Faenza si offerse, per non haver danno, de darli vituarie, et passò per tre zorni; morivano assa' cavalli etiam de questo campo per li desasij portati; et se partì de campo alcuni cavalli lizieri di la guardia dil sig. Lodovico, et andò a trovar esso signor fatto Ducha de Milan.
In questo zorno, venne uno trombeta de Franzesi a Ravena al Podestà, con lettere de mons. de Obegnì suo capetanio, per le qual dimandava, essendo el suo Re in amicitia con la Signoria, li volesse mandar vituarie nel suo campo. A la qual lettera Andrea da Leze, podestà, li rescrisse, excusandosse etc., et che se quelli di Ravena volevano portar vituarie, era contentissimo. Et subito mandò ditta lettera a la Signoria, a ciò comandasse quello li piaceva facesseno ditti cittadini di Ravena.
El campo franzese, benchè havesse quella offerta dal sig. de Faenza, non li bastono; ma andò a Granarolo, luntan de Faenza mia 5, li messe atorno molte artilarie, et la notte li tolse l'aqua di le fosse; quelli dentro si rese, volevano andar a Solarolo. Quello seguirà sarà scritto.
El campo aragonese venuto sotto Cesena, quelli di la terra non li lassono intrar niuno dentro; et, a dì 29 Ottubrio, el Duca de Calavria con il conte de Petigliano volseno intrar. Quelli cittadini non li volseno lassar intrar, nè li volevano dar vittuarie; pur in quella sera et ozi li deteno un poco di pan, et si partì di questo campo. El fio dil magnifico Joanne Bentivoj passò per Ravena, et ritornò a Bologna; et cussì per zornata molti altri condutieri, capi di squadra et homeni d'arme se partivano, e in bona parte comenzava questo campo a disciolversi. Et è da saper che, benchè questa levata di sotto Faenza di sora descrissi, pur voglio notar quanti infortunij venne a questo misero campo a uno tempo. El qual, essendo sotto Faenza, non potendo più haver vittuarie da' Faventini, si levò di notte con pioza et scurità, et passò el fiume dil Roncho a guazo per andar a Castrocaro; et in nel passar, ditto fiume se ingrossò per le pioze, nel qual se anegò assa' persone, et maxime ragazzi con li cavali, et perseno assa' cariazi, et, per li tempi cativissimi, cavali apena vuodi poteva caminar. Et poi per li villani di la Val di Lamon, havendo notitia di questo, detono in le coaze, et ricolse assa' eariazi et cavali, sì che hebeno gran danno.
A dì 1 Novembrio, havendo habuto Franzesi Granarolo, loco di Faenza, messe in la terra in guardia Jacomo Albanese, contestabele, et nella rocca intrò mons. Juliano, franzese, et volevano andar a Solarolo et Russi, ma li antiani de Faenza veneno in campo per adatar le cosse; ma Franzesi volevano la rocca di Faenza in sua potestà, et Faventini non volevano; et cossì steteno in queste pratiche.
El campo Aragonese totaliter se disciolse, et in questo zorno el Duca de Calavria se partì et andò verso Santo Arcanzolo, loco di la Chiesia, et quelli di la terra non lo volseno accettar ne la terra, ma li promesse di darli vittuarie stagando di fuora. Et cussì el povero Duca convenne far. El Duca d'Urbin etiam andò a caxa sua a Ugubio; el signor de Pexaro ritornò a Pexaro; Zuam Jacomo de Traulzi et el conte de Petigliano seguiteno el Duca de Calavria; et rimase solum X squadre dil Papa con Alvise Becheto in Cesena, et in quella sera intrò in la terra con volontà di cittadini, alozono sotto li portici. Ma poi, a dì 2 da matina, el populo se messono in arme, et con rumor li cazono fuora; le qual squadre partite, se aviono verso Roma.