A dì 2, la Domenega de notte, el Governador de Cesena, per nome dil Papa, tolse dentro di la muraja el conte de Petigliano et el Marchese de Peschara con 700 fanti: et l'altra notte seguente, che fo a dì 3, ditti soldati veneno fuora de ditta muraja, andono per la terra, et amazò alcuni, facendo danno assà'.

Ma, il zorno seguente, li cittadini chiamono Guido Guerra dentro, el qual è uno valentissimo partesano, el qual alcuni castelli ivi vicino domina, chiamati Giazolo etc. Or, intrato in la terra questo Guido Guerra, perchè li cittadini tenivano le chiave di le porte, fo a le man con el conte di Petigliano, et si portò molto strenuamente, et di sua mano ne amazò alcuni, et fo morti zerca 40 di quelli dil conte, et Guido Guerra prese ditto conte, et tennelo per ore cinque prexon nel palazo de li Signori, aspettando soccorso de Franzesi, el qual non venne sì presto; ma soprazonse soccorso al ditto Conte, per modo che li fo forzo a Guido Guerra ussir con li soi di la terra, el qual era intrato con zerca 50 cavali lizieri et alcuni fanti. Questo era acordato col Re de Franza, havia 40 homeni d'arme, 50 cavali lizieri et 200 fanti; et se li cittadini lo havesseno seguitato, come era l'ordine, sine dubio saria seguito gran scandalo; ma niun de li cittadini si mosseno, per non descompiacer al Pontifice. Et continuamente el governador metteva zente in la terra da driedo per la porta dil castello; le qual zente era mandate per el Duca de Calavria, era a Santo Arcanzolo. Ma, ussito, Guido Guerra andò verso il campo franzese, et trovò mia 3 lontan di Cesena, a..... loco di Bertenoro, el sig. Fracasso di San Severino, che con 500 cavalli lizieri et alcuni fanti veniva in suo ajuto; et visto esser venuto tardi, ambi ritornorono indriedo. Ma partito Guido Guerra de Cesena, el Conte de Petigliano tolse le chiave di la terra da man de li cittadini, et quella custodiva, et za era intrato squadre X et 1000 fanti. Et è da saper che 4 caxe di quelli cittadini fonno messe a sacco, et ne restò molti feriti in la baruffa soprascritta.

A dì 3. El campo franzese in questa mattina si levò per andar a Villafranca, passò vicino a li confini di Ravena, et havendo noticia i nemici haver condutto bestiame su quel di Ravena la sera, a dì 4, da matina, corseno in la villa de.... et altre ville, hanno tolto bestiame et fatto qualche danno. Et subito, inteso questo, el pretor de Ravena, era pur Andrea di Leze soprannominato, el qual dil tutto el seguito di questi campi teniva benissimo advisato la Signoria, et benissimo si portò, mandò tre di quelli cittadini nel ditto campo; i qualli fonno Zuan Filippo, collateral, Piero Grasso, cavalier, et Stefano Dolzigno, con lettere directive al conte di Cajazo et mons. di Obegnì, dolendosi di tal movesta. Et zonti, referita la loro commissione, quelli dimostrò haver molto molesto, excusandosi non esser di mente soa, ma che l'aveano fatto forsi per disaio de viver, promettendo restituir. Et poi disseno, essendo cosse da viver era da soportar. Et pur mons. di Obegnì preditto, montato a cavalo, fè provisione; ricuperando quello poteno, che non era consumato, et restituite. Et, a dì 6, poi relaxò li vilani che haveano prexoni; pur volevano vittuarie da Ravena; et el podestà comandò a tutti dovesseno redur el suo dentro la terra, a ciò fusseno più securi.

Intesa la nuova de Cesena, parte de ditto exercito se levò et passò il ponte dil Ronco per andar alozar a Folimpuovolo et Bertonoro, per esser vicini a Cesena.

A dì 4. In questo zorno el sig. di Faenza rimase d'acordo con Franzesi et Milan, che Granarolo romagnisse in le man de Franzesi, el resto al Signor. El qual ha ducati X milia a l'anno, è ubligato tenir 80 homeni d'arme, et 20 balestrieri, si obbliga dar alozamenti al campo ogni volta li farà bisogno, et li dè per caution et ostaso 4 cittadini di Faenza, de li primi de la Valle di Lamon.

A dì 6 li capi franzesi feceno consiglio nel loro campo, el Duca di Calavria essendo in Cesena. El conte de Petigliano, partito di Santo Arcanzolo, in questo zorno entrò in Cesena con squadre X, et poi ne venne di le altre, ita che era con squadre 30; et el Duca de Urbin e Signor di Pesaro rimaseno a Santo Arcanzolo, et poi andono a loro stantie per aproximarse l'inverno. Et esso Duca, con li soi cavalieri, alozò in le caxe di cittadini, et mandò fuora di la terra molte zente inutele, le qual se reduseno su quel de Cervia; et fece fortificar la terra et condur gran quantità di formento. Ne la qual citade el so exercito fo alquanto restaurato, havendo patiti tanti incomodi, et questa terra era molto grassa, abondante de ogni cossa; ma poco vi stete, che convenne andar verso Roma, come dirò più avanti. Et è da saper, licet non habi scritto, che Fiorentini revocò le so zente, le qual tornono a Pisa et Fiorenza.

In questo zorno zonse a Ravenna Jaba, locotenente dil Marchexe di Salucie, con uno mastro Francesco, phisico, con cavali 50, come orator de mons. de Obegnì, con lettere di credenza. Diceva haver provisto a la restitution dil danno fatto su quel territorio, et che dovendo dimorar de lì, tanto havesse risposta dal Re, che come amici li volesseno farli parte de vittuarie, secondo la possibilità dil paese, de strami et biave da cavali sopra tutto, per li soi danari; et che, non dagando, saria difficil cossa, essendo cussì vicini, tenir Franzesi non facesse qualche danno. Unde el podestà de Ravena li honorò assai, et feceli uno conveniente presente per carezarli, et rispose saria con li cittadini et li risponderia, et che de feni et biave ne faria parte, per la bona amicitia dil Re con la ill. ma Signoria soa. Et poi, per voler far el pretio, ditti oratori disseno che fusse mandati do di Ravena con loro dal suo Signor; et cussì, a dì 7 da matina, ritornono in campo. Et zonti, mons. di Obegnì disse non bisognava più, perchè si voleano levar, et che manderia do de li soi a ringratiar a Ravena. Et in ditto zorno ditto capetanio et Fracasso fè impicar do Italiani et do Franzesi, per el desordene fece su el territorio de Ravena; tamen è da creder fusse per altro.

A dì 8 el podestà de Ravena mandò do cittadini in campo, a star a le spalle de quelli Signori, a ciò non facesseno danno su ditto Ravenese: et questo fo molto a proposito.

A dì 9 el campo franzese si levò, et andò ad alozar a San Martin, mia do lontan da Forlì, 4 da Bertonoro et 9 da Cesena. Et li Italiani alozò verso el confin de Ravena, come promesse de far mons. de Obegnì; et la note avanti el Duca de Calavria fece brusar tutti li strami se ritrovavano sotto Bertonoro; et etiam el grano, era in magazen al porto Cesenatico di esso Duca, fece condur a Rimano et lì discargar in uno navilio.

A dì X Novembrio da mattina, Franzesi andono in campo a Bertonoro, terra di la Chiesia, et quello comenzò a bombardar. La terra, per esser situada in montagna, se difese virilmente; et mandono a dir che mai si pensasse che per volontà si rendesseno, ma che andasse col campo a Cesena, et ex nunc erano contenti et promettevano de far quello faranno Cesena, ch'era mia 5 distante. Ma prima tolseno termene 3 zorni; et vedendo Franzesi non poter haverla, ne volseno andar a Cesena; ma, habuto precepto regio, si andono Franzesi a conzonzer col campo dil Re, che si apropinquava a Fiorenza. Et, sopravenendo l'inverno, Italiani andono a le stantie in Milanese, et el conte de Cajazo tornò a Milan. Et questo non voglio restar de scriver, che questo anno fo lo inverno bonissimo, non piogie, venti, nè fredi secondo il consueto, adeo tutti se meravigliava, et dicevano era volontà di Dio el prosperar de questo Re, et che li cieli lo volevano adjutar, et che le prophetie venivano vere. Ma ad altro seguitamo el scriver.