Quello seguite a Roma.
Colonnesi essendo potenti su le arme, in questo mezo dannizava molto Roma; erano a Frascato con squadre 35 et fanti 4000; eravi ancora el cardinal Ascanio, vice-cancellier, el cardinal Savello et el cardinal Colonna. Unde el Pontifice, havendo molto a mal che questi dannizasse et facesse tal danni, non potendo resister con forze, a dì 7 Ottubrio fece far uno proclama che, termene sie zorni, tutti dovesse venir a Roma a soa obedientia, sì seculari come ecclesiastici che ivi dintorno se ritrovava, sotto pena di rebellion et privation di le facoltà loro, officij et beneficij di la Chiesia Romana; et, venendo, li fusse perdonato; aliter excomunicati fusse etiam etc. Era con questi, ditti di sopra, Hieronimo de Totavilla, che fo figlio dil cardinal Roan, che fu ricchissimo cardinal, et morite del 1483. Or per questo tal proclama niun si mosse, imo feceno più danno a Roma che prima.
Et a dì 15 el Pontifice in Roma fè ruinar 4 palazzi bellissimi do dil Sig. Prospero et Fabricio Colonna, uno vicino di uno Colonnese, et uno altro di Hieronimo di Totavilla; et molto si dubitava, vedendo el Re de Franza che veniva di longo, et etiam che la fortuna era contraria a re Alphonso, et che Fiorentini volea voltar.
Ussita ultima di l'armata dil Re di Franza di Zenoa et dove andò.
L'armada dil Re di Franza, che era a Zenoa, essendo instruttissima sì de zente quam de artelarie, et molti Franzesi vi era; sollicitandola dovesse ussir el cardinal San Piero in Vincula, per andar verso Pisa, a ciò Fiorentini voltasse, come feceno; et a dì 16 Octubrio partì de Zenoa una nave, chiamata Salvaza, de botte 3000, et do barze, per andar a le Specie, ch'è verso Pisa, terra grossa et una cittadella molto forte; su le qual nave era fanti 2000, artelarie et farine assa'. Et poi, in quel zorno medemo, ussite l'armada granda, zoè nave grosse 3, galie 27, galeaze 1, galioni 6 et barze 5: in tutto vele 42, con fanti et provisionati zerca 4000, et cavali 700. Et San Piero in Vincula restò a Zenoa. Capetanio mons. di Mompensier, che za avanti el Re era venuto di qua da' monti. Et ditta armada zonse in Porto Venere de' Zenoesi, ch'è castello forte, con la terra a presso la marina, dove è bonissimo porto; et poi andò verso Roma, et intrò parte nel Tevere, et messe zente in Hostia, non ostante l'armada aragonese, era ancora potente sul mar. Poi ditta armada ritornò a Zenoa a disarmar, et poco fu operato.
Quello seguite al Re di Franza da Casal fino a l'intrar in Fiorenza.
Di sopra scrissi come el Re andò a Casal, a visitation di la marchesana di Monferà, che fo a dì 7 Ottubrio, se partì di Aste. Hor, zonto a Casal, honorifice fo ricevuto. Stato alquanto in piacer et consolation, a dì 10 se partì, et venne a disnar a Chozo; fece poi la via per boschi, et venne cazando fino a Mortara, ch'è dil Duca de Milan, mia 7 luntan da Vegevane, dove dormite quella note; dove volse fusse serato le porte dil castello la note per sua securtà, che prima non si serava ni de dì ni de notte. La soa guardia steva armada, come ho scritto de sopra. Za el sig. Ludovico con soa moglie era venuto a Vegevane, a far preparar per la venuta dil Re, et cussì l'ambassador venetiano venne a...., poi a Vegevane.
In questo mezzo el sig. Ludovico fè far uno ponte su Po, per mezo Piasenza, per passar Franzesi et cavalcar in Parmesana; el qual non fo adoperato.
A dì 2 Ottubrio el Re intrò in Vegevane, li andò contra el sig. Ludovico con li ambassadori, et fo molto honorato. Vegevane ha uno palazzo bellissimo dil sig. Ludovico, zoè dil Duca de Milan, mia 20 da Milan, et per esso sig. Ludovico adornato, per esser in sito bellissimo et ameno, comodo a ogni piacer et cazasone, dove è fatto una forteza; et, el più dil tempo, ditto sig. Ludovico sta in questo loco, el qual è il forzo fabricato di novo. Or, zonto il Re, li volse le chiave di le porte, le qual li fo apresentade; et visto una porta serata, volse etiam di quella le chiave; la qual porta non si adoperava. Et la notte mandò a torno, dapoi fatto serar il castello, a veder si le porte erano serate. Vedendo la Signoria che le cosse andava da vero, in questi zorni scrisse a Zorzi Pisani, ambassador, dovesse dir al sig. Ludovico facesse tornar el Re indriedo, a ciò non seguisse danno et ruina in Italia. Et cussì ditto ambassador expose al sig. Ludovico. El qual rispose: Non posso; vedete che vuol fino le chiave di le forteze. Et esso Re partite a dì ditto da Vegevane, et non vuolse andar a Milan per non perder tempo, ma a dretura con le sue zente, in compagnia dil sig. Ludovico, se ne venne a Pavia, terra de Milan, et intrò a dì 14. Tutte le strade di la città erano coperte di panni; li chierici et cittadini li venne contra, et con grandissima pompa li fu preparato per la Soa Majestà in castello, dove vi si ritrovava amalato el duca Zuan Galiazo de Milan. Et avanti el Re intrasse in castello, dimandò le chiave de quello, le qual ge fu date. Et intrato, messe custodia de li soi a le porte, et in una parte alozò lui, in l'altra era il Duca amalato, come ho ditto. Et la notte medema andò a visitar madona Bona, era lì in castello, madre dil Duca de Savoja, chiamato Ludovico secondo, che fo fiolo di Amedeo et padre di Amedeo 3.º, el qual del 1462 a Lion morite, havendo regnato anni 31. Questo ebbe 3 figliole: una fo maridata a Ludovico re de Franza, di la qual è nassuto questo Carlo re; l'altra fo questa madona Bona, nel duca Galeazo de Milan, padre de questo Duca; et la terza in Guielmo marchexe de Monferà, di la qual non vi naque niuno. Et have uno figlio, come ho ditto, chiamato Amedeo, el qual have per moglie la sorella dil prefato Re de Franza, et have do figlioli: Philiberto et Carlo, et regnò 13 anni. Et Philiberto, da poi la morte dil padre, dominò, et, morto giovineto, successe Carlo suo fratello, che adhuc domina. Adoncha questa madona Bona è sorella di la madre dil Re, et per conseguente el Duca de Milan vien ad esser suo zerman cosino, et sono di una etade; et poi ditta madona Bona partì di Pavia et andò a Milan.
A dì 15 el Re andò a visitar el Duca, el qual era in letto amalato; et andato dentro el Re, li usò parole acomodate. Et lui rispose: Christianissimo Re, molto mi doglio di esser in termene de non haver potuto venir a honorar la Majestà Vostra, come era el mio debito et voler, et merito di la Celsitudine Vostra, et presentarvi el mio stato. Et non havendo da darvi se non città, le qual tutte era de Soa Majestà, et za per avanti offerte, per il sangue et benivolentia era tra loro; ma che solum li restava a far uno presente di la più cara cossa che havea, che era il so fiul primo genito. Et cussì quello presentò in dono a Soa Majestà, et ge lo dette in brazo; el qual era de anni cinque. Et el Re lo tolse et abrazò et basò, recevendolo per fiul, rengratiando el Duca de tal offerta. Et tolto combiato, se partì et andò a la sua stantia. Quivi col Duca era madona Isabella, moglie di esso Duca et fia dil re Alphonso. Questa, considerando che questo Re andava a la destrution de suo padre, mai si volse venir a tocarli le man nè venirli davanti. Imo, exhortata dal sig. Ludovico et sig. Galeazo di San Severino, che dovesse venir a tocar la man al Re, rispose mai vi vegniria. Et tolse uno cortello in man, et disse: Prima mi amazerò mi medesima, che mai vadi a la sua presentia de chi va a la ruina dil Re mio padre. Era qui in Pavia Lorenzo Spinelli, che feva le facende a Lion di Lorenzo de Medici, et praticava acordo col Re et Fiorentini.