A dì 16 el Re andò a disnar a la Zertosa di Pavia, ch'è uno monasterio de Zertosini de li belli che sia in Italia.
A dì 17 si partì con lo suo exercito et el sig. Ludovico, che lo seguitava per honorarlo fino fuora el territorio de Milan, et venne a Castel San Zuane, mia 12 lontan da Pavia.
A dì 18, a hore 22, el Re intrò in Piasenza, terra grossa pur dil Duca de Milan, et intrò con pioza. Li fo fatto grande honor da' Piasentini; alozò in palazo, et la matina volse andar aldir messa a San Sisto, dove è una capella regia, dove ha dil corpo de Santa Barbara, che fo di nacione franzese, et è monaci di l'ordine di la Congregatione de Santa Justina. Questo Re havia con la sua persona prima lanze 600, che son cavali 3600, balestrieri 200, arzieri 400 et 200 zentilhomeni in guardia soa; in tutto 7800 cavali: le qual zente el forzo se aviò a la volta de Parmesana. Seguiva el campo molte donne meretrice franzesi; et oltra di questo assa' persone inutile. Havea carete de artilarie n.º 40, menate con sè de Franza, et passavolanti che butavano balote di ferro di....... l'una, fabri, marangoni, maestri di bombarde, inzegneri et altre arte assa'; Sguizari, gran numero: conclusive, tutto era preparato a dover haver vittoria. Era ivi di molte generatione, come ho ditto di sopra. Et el Re cavalcava con gran pompa, et a le volte si faceva menar a una careta, tirata da corsieri bellissimi et di gran precio; et è torniato de molti, ch'è la sua guardia. Non cavalcava la domenega, per devotione. Veste di negro; et quelli di la sua corte porta uno signal a questo modo: zoè C A, che vuol dir Carlo re et Anna rezina sua moglie. Li suoi stendardi erano tre zii ( gigli ) in campo azuro, con la corona granda di sopra; et, ut plurimum, di zendà bianco. Fo ditto alcuni erano con lettere: Voluntas Dei; et altri: Missus a Deo. Havia molti chariazi per le arme, et mons. di Samallo et mons. di Beucher erano li principali a presso la soa persona, ut conseieri a questa impresa; etiam Filippo mons. di Savoja. Et havia uno so cuxin, chiamato mons. de Lignì, el qual dormiva con lui. Franzesi sono zente molto superba, fortissimi et gaiardi; nel combatter non perdona la vita, ma trano a la gorza ( gorge, gola ); portano gran pantoffe in piedi et molto, in questo tempo, large; et le sue stafe di le selle de li cavali sono longissime; portano li stivali di sopra le schiniere, et cappelli grandi in testa; habiti curti con manege large; sono condoti a luxuria, et manzano et bevono voluntiera: conclusive, sono zente assa' disordinata. Seguite fino qui a Pavia l'ambassador dil Re de Spagna, nominato di sopra; et el Re li dete licentia, et si partì, et tornò a Zenoa, demum in Spagna, dolendose molto di questo Re.
Venne uno ambassador di la Raina di Napoli, che fo moglie di Re Ferdinando, sorella dil Re di Spagna, in Piasenza dal Re preditto, insieme con uno fra Zuane de Monlion, di l'ordine di San Francesco di l'Observantia, di natione franzese, el qual fo causa et mediator de pacificar le cosse con questo Re et il Re de Spagna, quando li rese el conta' di Rossiglione. Questi, a dì primo Octubrio partino di Roma, et a dì 17 zonse a Piasenza, et fonno a parlamento con el Re, per voler conzar le cosse con Re Alphonxo; ma non poteno.
El Pontefice, vedendo el Re seguitava di venir di longo, deliberò de interponerse, per veder si poteva conzar le cosse, et che 'l non venisse più avanti; et volse mandar legato el cardinal Monreal, suo nepote. Ma el Re non volse parlarli, per causa lui fo quello incoronò el re Alphonso, come è scritto de sopra.
A dì 19 Octubrio l'ambassador di la Signoria andò a parlar al Re; era il sig. Lodovico. Expose et lexe la lettera dil conte Bernardin de Frangipani et dil retor de Raspurch, zerca a le cosse di Turchi. Et el Re ringratiò la Signoria, et disse: Provederemo ben tutto.
In questo mezo che 'l Re dimorava a Piasenza, dove vi stete zorni 6, et aspettava do ambassadori lucchesi, et è da saper che za era venuto da Soa Majestà Lorenzin de Medici, el qual era confinato mia 3 da Fiorenza, et appropinquandose el Re in Italia ruppe li confini, et andò dal Re dicendo: Sacra Majestà, io, per honorar li toi ambassadori et alozarli in caxa, son stà da' Fiorentini mandato in exilio; unde al presente son venuto a inchinarmi a Toa Christianissima Majestà, facendoli bon animo la vengi; et si da' Fiorentini non haverà quella il passo, li offerisco di sopra, per la via di mio cugnado, sig. di Piombino, el qual è dedito a Toa Majestà. Et il Re lo vete volentiera, et molto lo carezò, et tenelo a presso de sè molto stimato.
Ma el Duca de Milan, da poi partito el Re, comenzò a pezorar di la egritudine havea, et, di hora in hora, di questo el sig. Lodovico era advisato. Hor, come piaque a Dio, esso Duca a dì 21 Octubrio, de Marti, a hore 8 di notte, in castello morite: la qual morte soto sora a tutti fo gran meraviglia, et si judicò fusse stà tossicato. Lassò el fiul Francesco, primogenito, di anni 5 et unico; et do figliole, una di anni 3, l'altra de mexi 9 in X; et la moglie graveda: la qual poi parturite una figlia.
Questo Duca era de età de anni 27; però che, amazato el padre da Andrea de Lampugnano, milanese, el zorno de San Stefano, in chiesia de San Stefano a Milan, del 1476, essendo di anni 9, comenzò a dominar sotto il governo di la madre, et di uno Cecho di Calavria, primo del Consejo secreto dil padre; el qual, ne l'anno 1479, chiamò al governo di quel Stado el Sig. Ludovico, barba paterno, et fradello dil duca Galeazo morto. El qual da esso Cecho prima fo mandato in exilio, ma ritornato a Milan Ludovico, et preso el governo di quel Stado di man di madona Bona, madre di esso Duca, fino questo zorno sempre ha governato, reto et ministrato; et fece taiar la testa a ditto Cecho nel 1480, 19 Ottubrio, ne la piaza de Milan, oponendoli havea fatto contra el Stado.
Adoncha, questo Duca regnò al modo ditto di sopra, sotto questo governo, anni 17; era Duca, tamen Ludovico disponeva. Ma inteso el sig. Ludovico, era col Re a Piasenza, in quel zorno medemo, in hore pochissime, tal nuova, senza andar altrove, chavalcò di longo a Milan, ch'era mia 40 de lì lontano; et lì a Milan era madona Bona, quando suo fiul morì. Et zonto che 'l fu, che fo molto veloce, in questa sera medema de dì 21 Octubrio, fece dar danari a tutti li soi provisionati, et deliberò di farsi lui Duca; et cussì si fece, come dirò.