A dì 22, la matina, za era divulgato per tutto Milan la morte dil Duca, et venuta dil sig. Ludovico in castello; et tra loro molto mormoravano quello havesse a seguir, o se 'l faria lui sig. Ludovico, o pur volesse levar el putino, fio dil Duca, a cui de jure aspettava el Ducato. Hor ditto sig. Ludovico a bona hora mandò per tutti li zentilhomeni primarii di la terra, li qual venisseno in rocca a parlarli; et cussì veneno zerca 200. I qualli venuti, li usò queste parole: Citadini miei, havendo piaciuto a l'eterno Iddio de privarne di la Excelentia dil Duca nostro et mio nepote, essendo io stato sempre quello che ho governato questo Stado, difeso da molti, et augumentado ne l'esser che vedete, che tutto el mondo lo aprecia, et, chi non l'havesse custodito, saria sta dilaniato, come fo al tempo dil duca Philippo Maria Anglo, mio avo materno, che, morto che 'l fu, parte dil suo Stado da soi vicini fo dilaniato e tolto; et a hora, benchè vi sia rimasto uno fiul dil Duca, che a pena è fuora di fasse, parmi per il meglio, con el nome de Christo et voler vostro, prender questo dominio et governo per ben vostro; et che voleva correr et cavalcar la terra. Unde quelli citadini, essendo dove erano, non potendo far nè dir altro, risposeno esser contentissimi, et desideravano che Soa Excelentia havesse tal dominio, perchè si potea dir, da poi la morte dil duca Galeazo non haveano habuto altro Duca che lui. Et queste parole et molte altre risposeno Galeazo Visconte, ch'è di le prime case de Milan; però che in Milan sono do caxade principale: Visconti, el qual cognome hanno li Duchi di Milan, et Traulzi, che sono gelfi. Et cussì a hore 17, la qual hora esso sig. Ludovico volse elezer et cernir per optima dal suo maistro Ambrosio Astrologo, et fo di Mercore, 22 Octubrio, montò a cavallo, vestito d'oro, con la spada portata davanti per Galeazo Visconte, vestito etiam de pano d'oro, cridando: Duca! Duca! Moro! Moro! Andò prima a Santo Ambrosio, protetor de Milan, dove giace el suo corpo; poi cavalcò per la terra. El populo era admirato; niun non dimostrava letitia, se non li soi di la corte; et, ritornato in castelo, fo trato colpi di bombarde, sonate le campane, et fece serar le botege di la città.
L'ambassador di la Signoria...... da Piasenza etiam lui ritornò a Milan, ma non potè venir sì presto; et a Marignan, mia 10 lontan di Milan, intese el correr di la terra havia fatto el Duca; et subito spazò a la Signoria, la qual nova venne prestissima. Et la sera medema che si fece Duca, zonto l'ambassador a Milan, ditto signor, al presente Duca, venne in persona da l'ambassador, con el qual conferite insieme; dicendo era certissimo, la Signoria haveria grandissimo piacer di tal sua creatione, offerendose etc. Et poi, el zorno driedo, mandò el conte Zuan Boromeo et Piero di Galera, sei consejeri, per ditto ambassador, et lo menò in rocca dal Duca, el qual era stato a Santa Maria di le Gratie, vestito con uno mantello da coroto, longo insino a terra; et qui l'ambassador si dolse di la morte dil Duca.
A dì 22 ditto, la notte fo conduto in Milan el corpo dil Duca, et portato al Domo con 300 torze, con tutti preti et frati de Milan, fo posto in mezo a presso l'altar grando sopra uno soler, vestito damaschin bianco fodrà de varo, con un zupon d'oro, con la bareta ducal di panno d'oro, con uno revoltin de varo; in la man destra uno baston inarzentado, in la sinistra una spada, et li speroni roversi in piedi. Et poi che fo tenuto tre zorni sopra la terra, fo lì in domo sepulto, a presso li soi progenitori Duchi, i quali sono tutti in casse coverte d'oro lì a l'altar grando; et sopra di la cassa del deposito fo trovato tal epigramma.
Epigramma sepulchro Ducis Mediolani affixum:
Dux pater ense perit, rapuit me dira veneni
Sorbitio, qua dux tertius arte cadit.
Debuerat natus Ligurum succedere sceptro;
Comprimat exardens hoc Jovis ira nefas.
Aliud in eodem sepulchro: Dux Ligurum pater, hic ferro, natusque veneno:
Morsque reum sequitur primum, mox fata secundum.