Or il Re intrò in Siena con 4000 cavalli, dove era il Cardinal di Siena nominato di sopra tituli Sancti Eustachii, el qual è episcopo di quella città. Or el Re, visto non li haver voluto parlar a Lucca come legato, quivi essendo persona privata et non nomine Pontificis, li fece le debite accoglienze, dimandando perdono si a Lucca non li havea parlato, perchè sì come Cardinal o vero per nome de Senesi fusse venuto, libentissime li arebbe dato audientia, ma non volse come legato dil Papa, et cussì al presente li fece bona ciera, per esser degno prelato. È da sapere che la prima cosa che fece el Re quando intrò in Siena, fu che andò di longo al Domo. Ivi fece l'oratione, seguendo quel ditto di Christo: Primum quaerite regnum Dei, et poi dimandò a la Signoria, però che Siena si governava come Fiorenza fanno. Li Signori et Confalonier stanno in palazzo, et portano certi signali a le barette per esser conosciuti. Li chiamano et sottoscrivonsi alle lettere: Priores, gubernatores comunis et cap. populi civitatis Senarum. Et cussì come a Fiorenza è confalonier, cussì qui è capitano dil populo. Or el Re dimandò 4 cose: Primo, che li fora ussiti dovessero esser lassati intrar, et li fosse perdonato. Secundo, che li fusse prestati certa quantità de danari. Tertio, che li desseno formenti, promettendo di pagarli. Quarto, potesse haver il passo aperto. A le qual richieste, fatto le debite consultatione, risposeno: prima non voler più li fora ussiti, tamen che vederebbeno di adattar, come cussì fo. Che danari non havevano, ma che formenti erano contenti di dar a Sua Maestà moza mille, che valevano ducati 4000, di quali volevano li danari. Tamen ebbe promesse et mai fo satisfatti. Oltra di questo per liberalità di Senesi, li appresentono in dono altri mille moza de formenti. Et cussì seguite le cose con Senesi.

Viene qui a Siena dal Re el Cardinal di Sanseverino, el qual licet fusse da la parte di Ascanio, tamen era in Roma, et per esser episcopo maleacense ( di Malaga ) et stato qualche tempo in Franza, parse al Pontifice di mandarlo per legato, et con lui uno ambassador di re Alphonso, per veder si potevano conzar che non venisse più di longo, mediante li ambassadori venitiani, et darli qualche tributo etc. Ma el Re dato audientia a ditto legato, et dittoli come al tutto voleva esser a Roma, et ritrovarsi far le feste di Nadal ivi con la Beatitudine dil Pontifice, dove el vederia di conzar e far quello si havesse a far. Et ditto cardinal, havendo tal risposta, in uno zorno et mezzo ritornò da Siena a Roma, ch'è mia 100.

Quelli di Viterbo, in questo mezzo, ch'è una città dil Pontifice mia 40 da Siena et 60 da Roma, la qual dil 1193 per Celestino III pontifice fu denominata città, et ordinò in quella la dignità episcopal, el cui vescovo fusse similmente pastore di Toscanella et di Centocelle, et terra bella, grandissime chiese et torrazze assai et fontane, circonda mia 3 et si dice Viterbo. È loco di 4 città piccole, et già dil 1493, perchè a Roma vi era la peste grande, questo Pontifice con molti Cardinali et la corte qui in Viterbo vi stette. Or appropinquandosi el Re, el Pontifice era contento che 'l sig. Virginio Orsini a compiacentia dil re Alphonso con alcune squadre de cavalli et assà fanti dovesse intrar a custodia di Viterbo, et etiam se divulgava el Re preditto Alphonso havea scritto a suo fiol duca di Calavria, venuto di Santo Arcangelo, dove era stato fino hora, più propinquo a Roma con le sue zente, et conte di Petigliano, che dovesse entrar lì in Viterbo a ciò Franzesi non tegnisseno quella terra. Ma Viterbesi non volendo guerra sopra il suo, mandò a notificar al Re, che ancora era quivi a Siena, dovesse mandar zente che le metteriano in la terra avanti che giongesse el presidio aragonese, offerendosi loro et la terra sua a Sua Maestà. Per la qual cosa el Re vi mandò monsignor di Alegra nominato di sopra, et poi immediate venne monsignor di Monpensier con 4000 Franzesi et introno in Viterbo. Ma alcuni custodi dil Pontifice intrò in la rocca, tamen etiam di subito si rese.

De l'intrata dil Re di Franza in Viterbo et successo fin l'intrar in Roma.

Vedendo el re di Franza prosperar le sue cose felicemente et esser in gran reputatione in Italia, che 'l suo exercito augumentava però che per ogni luogo dove el passava zente paesane lo seguiva per andar al vadagno, havendo visto che dove si appresentava le chiave erano portate, et licet fusse inverno, tempi da star a li alozzamenti, pur franzesi li piaceva guerrizar, et li pareva istade, per esser sotto un altro clima. Et a dì 4 Dezembrio a hore 18 partì di Siena, essendo stà molto honorato da quella comunità, con do Cardinali San Piero in Vincula et Curcense, essendo stato tre zorni in Siena. Venne allozar la sera a Bonconvento, loco de Senesi, et passato a Montepulzano, a dì 7 ad Acquapendente terra di la Chiesa novamente da li soi d'accordo acquistata, et qui si reposò, per esser Domenega inassueto a cavalcar, per devotione. Et a dì 8 ditto intrò in Viterbo con molte di le sue zente, et non vi potendo capir, la terra licet fusse grande, mandono fuori di la città gli homeni di le lor caxe, et li franzesi rimaseno ivi ad alozar. Et mandò a dir al Papa che li volesse dar passo et vittuarie, però che erano nel suo campo gran carestie, come etiam era il vero, qual per lettere di ambassadori nostri se intese. Et el conte di Cajazzo col conte Carlo di Belzojoso, i quali havevano seguito el Re fino a Viterbo, a dì 6 Dezembrio tornono a Milano et a Vegevene dal Duca.

A Roma quello fece Alexandro pontifice in questo tempo.

El Pontifice, vedendo l'aproximarse dil Re di Franza, disposto pur al tutto di non abbandonar Alphonso, et facea fortificar el castello ponendovi custodia. Tutta Roma si levava saepius a rumore. Colonnesi scorsizava fino su le porte: le porte di Roma teniva cadenate, et etiam per paura fece murar alcune porte, maxime da la banda de Viterbo, et riparar a le mure. Era gran carestia per caxon che per il Tevere non poteva venir vittuarie, adeo il rugio dil formento, ch'è stera do venitiani, valeva carlini 48, el vino ducati 40 la botta, et cussì tutte le altre robe era cresciute in precio: non poteva vegnir da mar, et manco da terra per le corrarie faceva Colonnesi ogni zorno fino su le porte, et non potevano più Romani, et maxime preti usi a ogni delitia, tollerar tanta carestia. Dubitava el Pontifice el Re non el desmettesse dil papado; sperava che Alphonso o da Venetiani o Spagna o Turchi dovesse haver soccorso; et cussì stava in queste pratiche, saepius consultando in concistorio con Rev. mi Cardinali. Si divulgava el Papa voleva abbandonar Roma, et andar, secondo alcuni, a Napoli, altri venir a Venetia, come fece del 1172 Alexandro terzo, che da Venitiani fu benigne ricevuto, et datoli vittoria contra Federico Barbarossa, et rimesso nel Papado; la cui istoria sarebbe molto longa a volerla qui descrivere. El campo dil Re di Franza era pur vicino a Roma, et sparpagnato da Viterbo fino a presso Roma in quelle terre di Orsini, come dirò di sotto; el qual era certo da 30 in 40 milia persone, et più ogni hora s'ingrossava. Et el Papa non potendo con forze resistere, benchè exhortasse continue Paulo Pisani ambassador di la Signoria ivi, dovesse scriver a quella li dovesseno (come sempre Vinitiani hanno fatto) al presente ajutar la Chiesia, et li era risposto non dubitasse di aver danno alcuno, pur molti Cardinali era contrarii al Papa. Si ritrovava lì in Roma ambassador dil re Alphonso Antonio di Zenari dottor, nominato di sopra, era prima a Milano. Or el Pontifice fece molti provvisionati et messe vittuarie in Castel Santo Anzolo per anni 3, el qual castello è fortissimo et, ut dicitur, inexpugnabele, havendo tentato di far ogni accordo col re di Franza, et lì in Roma era soi ambassadori, et el Cardinal S. Dionisio franzese. Unde fense di voler adherirse a la voluntà dil Re, poi che ad altro modo non poteva far, et za havea fatto trieva per alcuni zorni con Colonnesi per praticar accordo, et ordinato di far un concistorio dove voleva fusse tutti li cardinali, et etiam dette salvocondutto al Cardinal Ascanio dovesse venir liberamente in Roma. El qual era stato za per avanti, et partito in discordia. Et cussì adi X di Dezembrio venuto li cardinali in castello, o vero in palazzo, dove era preparato di far concistorio. El Pontifice za havea ordinato a soi che cussì come venivano questi 3 cardinali, zoè Ascanio, Sanseverin et Lonà novamente creato a requisition di esso Mons. Ascanio, fusseno ritenuti, et cussì fo fatto. Unde li altri cardinali erano venuti per essere in concistorio, visto questo, ritornono alle loro habitationi. Ancora da poi in Roma fo retenuto et menato in castello da quelli dil Pontifice el sig. Prospero Colonna, uno de primi de quella parte nemica di Orsini, assà nominato di sopra, et etiam Hieronimo di Totavilla fo fiol dil Cardinal Roam, seguiva ditta parte colonnese. Questa nuova subito Paulo Pisani cav. ambassador in corte scrisse a la Signoria, et venne prestissima in hore 44, zonse a dì 13 da mattina fo il zorno di Santa Lucia. Et fo dismesso consiglio et fatto Pregadi, et da poi el Cardinal di Lonà fu lassato con promissione di andar a Hostia, et veder che il sig. Fabricio Colonna, fratello di Prospero, volesse render Hostia ne le man di la Chiesia. Ma non potè far nulla, perchè quella terra di genti franzesi era ben custodita; et de subito che ditti cardinali fo retenuti, el Papa mandò fuora di Roma li ambassadori dil Re di Franza, et la sera fece entrar dentro el sig. Virginio Orsini capitano dil re Alphonso con squadre 30 et alcuni fanti; el qual di Baccano era venuto su le porte con intendimento dil Papa. Ancora el zorno da poi che fo adi XI intrò in Roma el duca di Calavria, allozò de Aleria con el conte de Petigliano con squadre zerca 25 et certi fanti, zoè le zente l'havia habuto in Romagna, et con quelle era rimasto, ben che le mancava el duca d'Urbino signor di Pexaro et altri. Questo duca fino hora era stato, partito che fu di Cesena, verso le marine con le sue zente, da poi di Santo Arcanzolo a Monte Rotondo loco de gli Orsini, et cussì ditte zente aragonese in Roma si allozono, et conclusive tutta la terra era in arme. Li Cardinali et prelati si fortificavano la notte in loro caxe per dubio di danno per tanti soldati era lì in Roma, et ditte zente in una parte di la terra fo poste ad allozar, et ivi si fortificono facendo a modo repari. Et el Pontifice scrisse uno breve al duca de Milano per la ritention fatta di suo fratello Monsig. Ascanio, el qual quivi è posto, et etiam la risposta dil Duca.

Exemplum brevis Sanctissimi domini nostri ad Ill.
mum
et Exc.
mum
D. Ducem Mediolani.

Videntes magnas praesentium rerum turbationes et angustias, decrevimus (non nisi ad bonum finem) retinere apud nos dilectum filium nostrum Ascanium cardinalem Sanctae Romanae Ecclesiae Vice Cancellarium fratrem tuum, ut, sicut circumspectionem suam tamquam nos ipsos amamus, ita ad omnem rerum successum futurum sit nobiscum; cui ita numquam deficiemus cum omnibus facultatibus nostris, etiam propria persona, sicut nobis ipsis. Insuper etiam retineri fecimus Prosperum de Colonna, qui Romam venerat absque tamen aliqua securitate nostra, ut per eum recuperemus arcem nostram Hostiensem, quam proditorie hoc anno occupaverat, et alia omnia bona communia et publica sequantur. Ad quae intendimus toto corde. Haec significata duximus tuae nobilitati, ut illi omnia nostra sint communia; quam pro Deo rogamus ut pro pace et quiete Italiae velit se totum addicere et operam dare. Non enim dubitamus, mediante divino auxilio, quod omnia bene succedant; significantes et affirmantes tuae nobilitati quod bono animo et opere nobis correspondendo, prout de illa speramus, pro statu et exaltatione tua quantum in hoc mundo facere possumus et propriam personam exposituri sumus. Romae, die decimo Xmbris 1494, pontificatus nostri anno secundo.

Responsum ducis Mediolani Pontifici maximo.