Ma el Papa per timor de novitade, a dì 7 ditto si redusse ad habitar in castello, et pur si tramava pratiche di accordo con el Re. El qual poi seguite, come dirò di sotto.
Adi X per l'abondantia di le acque havea piovesto, per el cargo di le artegliarie et di li repari fatti dentro, che molto cargava il muro, cazete cinque passa di muro attorno dil castel Santo Anzolo, zoè 14 merli, nel qual loco el Papa fo la sera avanti, le qual muraglie fonno subito riconzate et di novo fortificato, ma è mirum quid che avanti el Re intrasse in Roma cazete certa parte di muro di la terra, et a hora cazete queste dil castello. Et non molto da poi seguite l'accordo dil Pontifice et dil Re, come intenderete leggendo. Ergo son gran segnali.
Provvisione fatte per re Alphonso nel reame in questo tempo.
Domente queste cose a Roma si fanno, havendo inteso el re Alphonso era a Napoli la intrata dil Re di Franza in Roma, fece molte provisione. Prima mandò vice re in la Puia Camillo Pandon, con commissione amplissime dovesse trovar danari. Mandò do comissarii per il paese a tuor le vittuarie, sì de fuora come in alcuni castelli, e far la tansacione de le bocche, e non lassarli vittuarie se non per 4 mesi. El resto fece condur a Napoli in li castelli et in altre fortezze lì attorno, a ciò Franzesi non havesse vittuarie. Item mandò per uno zudeo di cadauna casa dil suo reame, che statim dovesseno venir a Napoli alla sua presentia, dai quali volse tra loro tutti ducati 56 milia in termene de zorni 8. Mandò per li marani spagnoli, sì per quelli habitava in Napoli quam fuora, e tolse danari a imprestedo a ducati 36 per cento de usura, et per ogni 100 ducati li dava ducati 3 al mese, da esser pagati ogni mese. Et za havea comenzà a pagar la prima paga, zoè la prima usura; et molti de questi marani in questo tempo al meglio poteno con loro brigate si partino di Napoli et venneno ad habitar qui a Venetia, et portè grande haver con loro. Et è da saper che questi marani sono zente baptizata, tamen li soi furon zudei, et stavano nel paese dil serenissimo Re di Spagna, e tenivano quodammodo un'altra leze, media tra la hebraica et Christiana: pur dimostravano esser boni christiani publice, et privatim tenivano le sinagoge in casa. Ma parse a questo glorioso Re et Regina di Spagna, di cazzarli tutti dil paese, zoè quelli che non volevano lassar la vita loro teniva, et fece molti inquisitori frati per tutti li soi regni, con grande auctorità, et uno sopra tutti chiamato l' inquisitor major, i quali facevano la inchiesta, et molti marani fono brusati, altri fuziteno in diverse parte dil mondo, et le loro statue erano brusate. Molti capitono qua a Napoli et in Reame ancora l'anno 1492. Esso altissimo Re di Spagna discaccioe di tutti li soi regni tutti li zudei, che fonno numero grandissimo, ita che niun per tempo potesseno ritornare, et li concesse certo termene a veder el suo, et che non portasseno danari fuora dil paese; ma ben mobele quanto a loro piacevano. Et questi venneno ramengi in diverse parte dil mondo; molti qui in Reame, altri a Constantinopoli, altri in varie regione; et molti essendo su le nave, per fortuna si summerseno nel mare, adeo che più sotto el dominio dil potentissimo Re di Spagna non si attrova più zudio, nemichi di la fede christiana. Et per haver dato re Ferando recapito nel suo regno, fortasse Iddio li dà al presente tal affanni.
Ancora re Alphonso vendette molti castelli e contadi per zerca ducati 30 milia; fra i qual ne comprò uno D. Tulio suo secretario per ducati 12 milia; et questi comprava ditti contadi e castelli, compravano a rason de ducati 40 per cento a l'anno de intrata de iurisdictione havea. Item mandò in Sicilia do comessarii con danari a far fantarie; mandò Perucha corsaro cathelano, era lì in Napoli, havia disarmato, homo di gran cuor, con 600 provvisionati et alcune artegliarie a uno passo di Trajetto, è sora el fiume Garigliano. Et cussì in altri passi et fortezze messe custodia. In Napoli faceva soldar fanterie a ducati 3 al mese, paga di tre mesi avanti trato. Tansoe tutte le sue terre et castelli di reame et regno suo, che cadauna dovesse far fanti in aiuto di la sua corona, maxime a tanto bisogno: et, fatta la descritione, sariano zerca fanti 12 milia, come per lettere di l'ambassador nostro Paulo Trivisano cavalier se intese, con el qual el Re conferiva ogni cosa. Item fece spianar verso Roma mia 60, butar e ruinar a terra tutte case e conventi, zoè a li passi dove se puol venir in Reame, perchè per tre vie vi si va, et tutte buttano al piano di Sessa. La prima è da Taiacozzo al contà d'Alba, poi la Celana et al pian di Sessa; la seconda a S. Germano, a Pontecorbo, al passo de Mignano et al pian di Sessa; la terza a la volta di Marino, Velitri, Fondi, Itri et pur al pian di Sessa; sì che tutte tre vie metteno cao al pian di Sessa. Ancora fece brusar li strami et fieni, voltar le semente sotto sora, et arar in questo tempo la terra era seminata, che fo una compassion che tante biave se perdesse. Tamen fece a ciò Franzesi nè al presente nè questo altro anno havesseno vittuarie, et che da la grandissima carestia et inopia prendesseno altro partito, ma poco li valse. Item fè stropar tutti i pozzi, romper et stropar le fontane al meglio poteva, perchè non trovasseno acqua. In la Calavria era vicere Don Cesare, fo fiol di suo padre non legittimo, el qual etiam lì in Calavria fece molte provvisione, elesse uno ambassador a la Signoria chiamato Hieronimo Sperandio dottor, el qual per la via de la Puia venisse poi per mar a Venetia, et quando zonzete et quello volse intenderete di sotto. Ancora esso re Alphonso fece molte provvision, provvedendo al meglio poteva al suo stato. Et non restava advisar al suo ambassador era in Spagna, che el Re desse aiuto et a lui et alla Majestà di sua sorella raina, in compagnia di la qual era andato za molti mexi a starvi, de comandamento dil Re, l'arcivescovo di Teragona, et è fino al presente. Era za partito l'ambassador dil sig. Turco, con el qual Alphonso havea concertato et pregato gran cose, maxime che facesse romper a Zenoesi, et che el Turco mandasse a tuor l'isola de Scyo a lui vicina, perchè Zenoesi erano stati bona causa di far venir el Re a suo danni, per haverli fatto l'armata lì a Zenoa. Et quelli di l'Aquila mandò ambassadori a Napoli, dicendo non si dubitasse mai di la fede loro, et cussì fermi sariano a mantenir l'omagio et fedeltà zurata a sua Majestà, la qual cosa fo molto accetta al Re, benchè poi fo el contrario.
In questo mezo, el duca de Calavria partito con le sue zente da Teracina andò per quelle parte, et a San Zermano si pose, el qual loco è mia 30 da Roma et 60 da Napoli, fortissimo et come si divulgava inexpugnabile. Era con squadre 60 et fanti 5000. Et ditto Duca andò con alcune zente, essendo venuto in campo don Fedrigo, el qual era andato a far certa quantità di fanti. Or andò esso Duca a uno luogo dil prefato, chiamato Sora, mia 70 da Roma et 50 da Napoli, el qual fu alias de Ferdinando, et concesso a papa Pio, perchè, diceva, era di la Chiesia. Unde Sixto Pontifice volendo benificiar li soi, come fece el conte Hieronimo de Riario che li dette Imola et Forlì, et a questo prefato che era suo nepote, fratello dil cardinal San Piero in Vincula, oltra Senegaglia li dette contado: et qui Calavresi li detteno la battaglia et sachizolo, ma li custodi si defeseno. Et inteso questo a Roma, subito se partì el sig. Prospero Colonna con alcune squadre de cavagli et fanti et franzesi, et lo andò a soccorrer, et za el duca de Calavria non l'havendo potuto haver era ritornato.
Per lettere di 10 Zener da Napoli, venute con grandissima difficultà perchè non poteva venir corrieri per le vie rotte, se intese come a dì 9 il duca de Calavria era partito dil campo da San Zermano, et venuto prestissimo con X cavalli et non più in Napoli; et con la Majestà dil Re suo padre steteno in colloquio soli zerca hore 8, dove consultano gran cose, come l'è da creder: poi l'altro zorno, ita che stete solum hore 16 in Napoli, tolse licentia dal padre, dove vi era l'ambassador nostro, perchè altri oratori ivi non se ritrovava, et inzenochiato, magna spectante caterva, volse la benedition dal padre, et quella habuta, lo basò con gran contamination de li circumstanti, quasi dimostrando voleva al tutto esser a le mane con Franzesi, et far fatti d'arme. Et ritornò con bon animo a San Zermano, dove era el suo exercito, con questo che cadauno sarebbe stato per si sotto degno capitano, zoè el sig. Virginio Orsini, el conte de Petigliano, Zuan Iacomo di Traulzi, Iacomo conte, el marchexe di Pescara, et molti altri signori et baroni, et continue andava augumentando l'exercito.
A dì 14 Zener el re Alphonso si comunicò coram populo, et levò una fama di voler partirse de Napoli, et lassar suo fiol al governo, et lui venir in campo contra el Re de Franza con 3000 biscaini, i quali erano venuti et passati in Sicilia per tuor soldo di esso Re, tamen mai si partì più Alphonso di Napoli, fina fece quello seguite et intenderete di sotto. Questo re Alphonso in questo tempo era molto dato alla devotione, conversava ut plurimum con frati, lezeva l'offitio grande come religioso, et non voglio star di scrivere una devotione faceva il zuoba santo, che el Re serviva in persona regiamente a 12 poveri, et fè chiamar 46 poveri l'anno 1494, a dì 23 Marzo zoè passato, et felli sentar in tre tavole: questo fece perchè havea anni 46, e tanti anni quanti ha tanti poveri serve, crescendo ogn'anno uno: et alla prima tavola, ch'è di 12 poveri, pur ditto numero lui medemo serve, come ho scritto, con grande humanità et abondantia de ferculi; a le altre do, conti, duchi, marchexi et baroni. Poi el Re lava li piedi a ditti 12 poveri, et li basa i piè, et li dette panno per camisa, zupon, calze, mantello et scarpe, et tre carlini per uno, ch'è una bellissima consuetudine a imitatione dil nostro Signor Yesu Christo, che lavò li piedi a li Apostoli. Sed de his satis.
Dil re Maximiliano alcuna cosa notanda, et di la sua Dieta.
El re Maximiliano, inteso la morte di suo cugnato duca de Milano, ritrovandose in Fiandra ne le terre di suo fiol archiduca Philippo di Bergogna con sua moglie madona Bianca, molto si dolse. Et più la moglie dimandando vendetta contra el duca Ludovico, che si havea fatto lui Duca, et privato el nepote. Et subito scrisse a Milano, dolendosi molto di la morte di suo cognato, et che el signor Ludovico dovesse haver custodia dil Ducheto, moglie et fratello, et governar ben quel stato: ita che, a tempo legittimo, esso Re possa dominar pacifice. Et però Ludovico dubitando di novità si scriveva: Ludovicus Maria Sforcia, dux etcetera, come ho scritto di sopra; benchè poi mutasse ancora. Esso Re di Romani, mandò ambassadori a Milano, i quali gionti in questi giorni, et andati a l'audientia dil signor Ludovico duca, si dolseno di la morte dil Duca, et come la Cesarea Majestà dil Re et Regina havea habuto grandissimo dolor, nè mai si alegrò di alcuna creation sua a ditto Ducato, benchè sapesse quello era successo, quasi dimostrando non haver habuto piacer de questo, et dimandò el resto di la dota sua restava haver, et era ducati 100 milia, et etiam passo et vittuarie, el qual, senza haverlo domandato, era certo di haverlo habuto, sì per il parentado, quam per essere Milano terra de Imperio, et che al tutto voleva venir a tuor la corona a Roma. Et li fo dato ducati 60 milia, et loro pur steteno fermi a Milano, per veder de haver el resto. Et poi andono a Roma dal Re di Franza, come scriverò di sotto. Et in questo mexe di Zener, sì per haver la investisone dil ducato da esso Re de Romani, quam per tasentarlo, etiam el Duca di Milano li mandò do ambassadori, quali fonno Zuan Francesco da Marliano dottor, et Baldissera de Pusterla cavalier, el qual mandò con la imperatrice sua moglie, et da ditto re Maximiliano fu decorato de la militia. Ma ditto Re era pur occupado contra el Duca de Goler ( Juliers ) et lo episcopo di Lexe ( Liegi ), che li havea tolto alcuni castelli et molto dannizava. Tamen non molto da poi sedò et pacificò ogni cosa, et venne in Alemagna, et ordinò de far una dieta a dì 2 di Fevrer a Vormes, zoè uno conseglio generale, dove havevano a deliberar gran cose, et quelle voleva far con uno grande exercito che havea ordinato, et maxime la compagnia dil..., che sono sette comuni, che fanno da persone 40 milia in suso quando vogliono si metter in ordine, et faceva zente in favore di ditto Re Maximiliano. Et scrisse a tutti coloro doveva venir a ditta dieta, come per la lettera qui accopiata vederete el tutto; benchè ditta dieta fusse prolongada poi assà, come scriverò più avanti. Ancora ditto Re scrisse a la Signoria che havea creati li soi ambassadori, li quali di breve seriano a Venetia, ma fo judicato, per el molto tardar, volesse far prima la dieta et poi mandarli. La qual cosa molto dispiaceva al duca de Milano, et pur mandava a notificar a la Signoria, come era certo el Re preditto faceva gran zente per venir in Italia. Et etiam lui elexe do solenni ambassadori a ditta Signoria, li nome di qual zonti sarà nominati, i quali etiam fonno molto tardivi. Ma avanti descriva alcuna cosa, per cognitione di coloro non hanno molto pratica di le cose, voglio scriver el modo di la incoronatione, et prima elexione de l'imperator romano. Et è da saper che del 1486, vivente Federigo terzo padre suo imperator, a dì 16 Fevrer in Franchfordia questo Maximiliano, el qual era veduo, et per moglie dil 1476 madona Maria fo fiola dil duca Carlo di Bergogna, rotto in battaglia da Lodovico padre de questo Re de Franza presente, di la qual have uno fiol et una fiola. Or questa donna, cascando di uno cavallo, morite, et el fiol fo sublevato Archiduca di Bergogna, et esso Maximiliano discaziato dil governo. Or da li septe electori, li quali nominarò di sotto, fo eletto, l'anno sopra ditto, Re di Romani; el qual ordene fo instituido del 1002, et in quel tempo primo elexeno Re di Romani, et poi incoronato dal Pontifice e imperador Augusto. El qual se die incoronar con 3 corone. Prima di ferro, che significa potentia et fortezza, et di questa se die coronar per l'arciepiscopo Coloniense, in la villa ditta Acquese vel Acquisgrano, in la provincia coloniense, leodiense dyocese. La seconda di arzento, che significa che esso è clara justitia et munda, et se die coronar per l'arzivescovo de Milano, in la chiesia de Modoetia de la diocese milanese[110]. La terza è di oro, che significa maiorità et nobilità de tutti altri metalli, et se die coronar a Roma per el Pontifice, in la chiesia de San Piero a l'altar de San Mauritio, in segno ch'è Imperator, et è sotto la sua confirmatione. Et ditto Imperator non die star in Roma, da poi la sua coronatione, se non una notte, ma ne l'uscir de la città, die andar su il monte appresso la chiesia di San Piero fuora di le mura per do mia, che si chiama monte Mauro, el qual monte è più alto de li altri ivi a torno, et quando è in cima, levando la man, die dir: omnia quae videmus nostra sunt, et ad mandata nostra perveniunt. Et statim die mandar per tutto el mondo, che a li soi mandati vegni tutti i baroni et principi christiani et pagani. Et ancora è da saper che in la città Acquense lì in Alemagna è coronato con la corona propria, che fu di Carlo Magno, et Federico so padre stette 13 anni a coronarse, per caxon di scisme era: però che del 1440 fo creato, et dil 1452 incoronato da papa Nicola quinto. Et morite dil 1493, a dì 19 Avosto, a le 23, come ho scritto di sopra nel primo libro.