Electores Imperii.
Archiepiscopus Maguntinus, sacri Imperii per Germaniam archicancellarius. — Archiepiscopus Coloniensis, sacri Imperii per Italiam archicancellarius. — Archiepiscopus Treverensis, per regnum Arelatense archicancellarius. — Rex Bohemiae, qui fuit Dux. — Marchio Brandeburgensis. — Dux Saxoniae, et — Dux Bavariae (sic). — Ut patet his versibus: Sunt autem officiales isti: Maguntinus, Treverensis, Coloniensis, quilibet imperii sit cancellarius horum. Inde Palatinus dapifer, Dux portitor ensis, Marchio praepositus camerae, pincerna Bohemus. Hi statuunt regem, servantque per ordinem legem, atque creant dominum, cuncta per saecula summum.
Maximilianus Dei gratia Romanorum rex semper Augustus
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. A Venetia quello si faceva et anche a Milano.
A dì 5 Zener zonse a Venetia uno ambassador dil Re et Regina di Spagna, chiamato don Lorenzo Suares de Figarola ( Figueroa ) cavalier casigliano, et menò con lui uno suo fiol de anni zerca 20, nominato don Consalvo Ruis, el qual ambassador, come disse, era venuto prestissimo, partito di Madrit dove era l'altezza dil Re et Regina con la corte, ch'è terra situada su piera che buta fuogo, fortissima, et era stado do mexi in cammino, sempre cavalcando, venuto per la Franza, et in alcuni luoghi disse veniva ambassador al Re di Franza, a ciò non fusse ritenuto intendendo veniva a la Signoria, maxime per la caxon veniva, et passò incognito per Milano, et zonto a presso li nostri confini scrisse a la Signoria come veniva, et passato per Vicenza da Alvixe Malipiero capitano, el qual li andò incontra, fu benigne ricevuto, ma non volse dimorar, et venne di longo a Padoa, dove stette 3 zorni sì per causa di reposarsi quam di mettersi in ordine de habiti, et venne con belle mule. Et de ordine di la Signoria da li rettori di Padoa fu molto honorato, et misser Antonio Morosini cavalier capitano li andò contra con essa compagnia, et venne ad alozar nel palazzo de ditto capitano, et da Marin di Garzoni podestà etiam fu visitato. Or poi, deputato questo zorno di venir ch'era la vezilia di Pasqua, per la Signoria li fo mandato contra molti cavalieri et dottori et altri patricii fino a Lizza Fusina. Etiam vi andò Ioh. Baptista Spinello dottor et cavalier, ambassador dil re Alphonso, et Aldobrandino di Guidoni dottor ambassador dil Duca di Ferrara, el qual è longamente stato orator quivi, et fu menato con li piati fino alla Zuecha, dove era preparata una caxa, et lì fe fatto le spexe, mentre stette in questa terra, per l'officio di le Raxon vecchie a queste deputato. Et li fo fatto grande honor, sì per esser ambassador de chi era, quam perchè etiam el suo Re molto honoroe Hieronimo Lion cavalier et Zorzi Pixani dottor, etiam lui fatto cavalier quando andono ambassadori in Spagna a congratularsi dil regno acquistato di Granata. Or tutta la terra era in expectatione de intender quello voleva ditto ambassador, et quasi tutta la corte di palazzo era piena a vederlo venir. Et la mattina, fo el zorno de Pasqua, andò in collegio all'audientia, dove stette poco, perchè el Principe dovea andar a messa secondo el consueto in chiesia de San Marco. Et cussì vi andò con questi ambassadori: legato dil Papa, oratori de Franza, de Spagna, de Napoli, de Milan, de Ferrara et de Mantoa. Et el Senato poi el zorno driedo have audientia privata, et nostri patricii sapeva la lengua castigliana fonno interpreti, et expose la sua ambassada: come el suo serenissimo Re et Regina, compadre di questa Signoria, però che Nicolò Michiel, dottor et cavalier, ritrovandose del 1478 ambassador di questa Signoria in Sibilia, baptizò el principe fiolo primario dil Re[112], et ogni anno, quando vi va galie, la Signoria li manda presenti di panni d'oro et sede, come a suo fiol et fiozo; et che l'altezza dil Re et Regina preditta lo havea mandato per visitar la Signoria Illustrissima, offerendosi in tutto ogni suo poter. Conclusive, dolendosi di la venuta dil Re di Franza in Italia, et che quando el se partì non se intendeva el suo tanto prosperar, et benchè el suo Re et Regina havesseno paxe con el Re de Franza, tamen che antiqua era con questa Signoria l'amicitia et grande benivolentia: et però offeriva el poter di loro Altezze, sì per mare quam per terra, a comandi di quella; et altre cose secrete poi conferiteno... Ma ben se divulgava che, non potendo Spagna romper guerra a Franza, pur per aiutar suo parente re Alphonso di caxa di Aragona, voleva: volendo la Signoria però dimostrarsi nemiga di esso Re de Franza, prometteva darli ogni aiuto etc. Et a la risposta fo fatto consultatione, et poi che el Principe li disse el voler dil Senato, questo ambassador subito spazò fanti in Spagna al Re, et stette qui allozato ut supra. Demum alcuni mexi da poi si mutò di stanza, per non comportarli l'habitar a la Zuecha, et venne a star a la Charitade, in la caxa fu da ca Correr sopra el canal grando. Ditto ambassador era sapientissimo in parlar mirabile et ornato chastigliano, et molto virtuoso, adeo nostri faceva grande extimatione di lui. Era fradello di don Garcilasso di la Vega, che etiam in questo tempo era ambassador dil suo Re et Regina al Summo Pontifice, stato za uno anno. Et se intese certo, come 50 caravelle dil suo Re erano preparate; capitano di le qual era el conte da Trivento altramente chiamato conte de Rechesens, et quelle venivano in Sicilia a Palermo per essere a la obedientia dil Pontifice et in aiuto dil Re de Napoli; et quello di dette caravelle seguite scriverò più avanti.
A dì 14 ditto, a hore 3 di notte, a Venetia fo visto fuogo in cielo da molti, a modo di una coxa ardente, ma poco durò, che parve la cascasse in acqua et disparve. Questi son prodigii che vieneno secondo Plinio, che poi segueno mutatione de regni, come fo questo de Napoli.
In questi zorni zonse a Venetia quello ambassador del signor Turco, che poco mancò non fosse presone dil prefato, come ho scritto, et stato infino hora a Mantoa, et dal Marchexe vestito d'oro, et habuto presenti a presso ducati 1000, ritornò per Po per andar ne li soi paesi, et allozò a la caxa dove habitava l'ambassador di esso Marchexe di Mantoa. Et la matina andò a la Signoria, dove per interprete usò grande parole, dicendo che si doleva di la Signoria non habbia fatto obbedir, et che si doveva haver mandato diexe galie a ruinar Sinegaia, havendo fatto questa inzuria al suo Signor, con el qual havevemo bona paxe, et al Papa. Demum che intendeva el successo di questo Re di Franza, et che 'l diceva di voler andare contra el suo Signor; et che lui voleva tornar a Constantinopoli non da ambassador ma da messo prestissimo, et far che 'l suo Signor mandi galie a tuor Franzesi se i non haverà con che passar in Turchia, a ciò i passino. Et che el suo Signor lo lasserà acquistar qualche luogo e reposarsi per do mexi, et poi ordinarà ai soi Bassà che li vadi contra, che non si degnerave di andar in persona, et farà tanta straze di loro, che non tornerà niuno Franzese di qua a portar la nuova nel suo paese, per la grandissima rotta haverave per la gran potentia dil suo Signor. Et molte altre parole disse. Unde per el Principe li fo risposo accomodatamente, tanto che quasi rimase satisfatto. Et poi ditto ambassador, montato in gripo se partì per Corphù, et poi a Constantinopoli a la presentia dil Signor.
Arrivoe a Milano, in questi zorni, Zenoesi, benchè tra loro za un tempo si havessano quasi tolti di l'ubidientia dil Duca de Milano, et discaziata la loro parte contraria, zoè Fregosi con li soi seguazi, et maxime el Cardinal, che era Doxe et arciepiscopo di Zenoa; et electo tra loro di l'altra parte uno capo, el qual in questo tempo era Augustin Adorno, et ha questo titolo: Ducali Ianuensi gubernatori ac locumtenenti. Et di queste parti di Zenoa, et quali sono, di sopra assai ne habbiamo descritto. Et el Doxe, o vero capo, domina el castello de Zenoa, el palazzo, et le altre fortezze de la cittade et castelli dil Zenoese, et ha la sua provvisione ordinaria et obedientia de li populi. Tamen San Zorzi he le sue intrade de dacii e altre cose da per sè, et si governano da signori che sono deputati. Or Zenoesi deliberono di redurse sotto la pristina ubedientia de Milano, maxime in queste novitade de Italia, et creono tra loro sedece ambassadori di principali cittadini, et questi andono a Milano dal duca Ludovico, et quello elexeno per loro Signore, et havesse el dominio, come prima havea li altri Duchi, et fonno benigne ricevuti et carezati.
Et essendo mancato di la prexente vita, come di sopra ho scritto, a Milano Battista Trevixan ambassador di la Signoria, andato ivi insieme con Sebastiano Baduario cavalier, et a dì 24 Dezembrio espirato, el Duca lassò passar le feste de Nadal, et poi venne di Vegevene in Milano, et ordinò solenne esequie nel domo a detto cadaver di questo ambassador veneto, o vero a la sua cassa, perchè el corpo mandò per Po a Venetia, et qui fu sepellito. Or a dì 4 Zener di domenega fo fatto ditte esequie, andò el Duca con la sua corte driedo, con tutta la chieresia de Milano, et l'andete el funere con bellissimo ordine.
Ancora Sebastian Badoer cavalier, rimaso privo del carissimo collega, non stette molto ben, et si ammalò, però di mal vecchio, per la sua gamba; preso ditto mal per disagi portadi in varie legatione. Et Zorzi Negro suo secretario spesso andava, avanti el Duca ritornasse a Milan, a Vegevene a consultar. Et el cargo dil governo de Milan restava a Bortholomio Calcho primo suo ducal secretario, et homo de grandissimo inzegno et pratica.
Consultava sapientissimamente Sebastian Badoer con el Duca, dimostrando non faceva per niun potentato de Italia che questo Re de Franza havesse dominio in Italia, et eran tante le savie parole sue, che el signor Duca faceva grande extimatione di consultar con quello. Et ritornato da Vegevene per star fermo con la corte de Milano, havendo za queste feste de Nadal butado zoso e corrotto et panni lugubri portava per suo nepote, et cussì tutta la sua corte, et molto carezava ditto nostro ambassador, sì per esser homo di primi nostri patricii et di grande autorità, quam etiam per dimostrar faceva caso di la Signoria più che de niuna altra potentia de Italia. Tamen se dubitava che re Maximiliano non venisse etiam lui in Italia, per andar a Roma a incoronarse.