A dì 4 Marzo essendo venuto el cardinal Curcense in Napoli, li oratori veneti lo andò a visitar.
A dì 6 el Re de Franza humanissimamente parlò ai cittadini napolitani, dicendoli che non era venuto per cupidità di acquistar danari, nè per usurpar cosa alcuna, ma per beneficio et augumento universal, per liberar questo regno de tyrannide, e principalmente per remetter li baroni ne li soi stati, et restituir a cadaun le cose soe; diffalcando ducati 250 milia dil pagamento feva far li Re passati di caxa di Aragona, zoè era contento di haver lui tanta quantità manco a l'anno, et di questo ne feva uno presente, et distribuite 50 offitii lì in Napoli, zoè 40 a zentilhomeni et X a plebei. Item li exortono volesseno far la description de tutti coloro che erano atti e volevano exercitar l'arte militar, che a tutti, secondo le condition di cadauno voleva dar soldo, et cussì a quelli si exercitava in cose maritime; et voleva che ogni uno stesse bene, secondo le virtù loro, sotto la sua corona. Le qual parole fo molto grate et acete a tutti. Ma oltra de questo non volse pagasseno sal, tamen che lui voleva far vender in uno magazen, et saria stato questo medemo perchè lo haveria montato. Et mandò a dimandar a le terre rendute li doni consueti quando intra un Re nuovo in dominio, chiamato sussidio caritativo, et a bon hora comenzò a richieder. El qual, come fo divulgato, sarebbe da 60 in 70 milia ducati; et di subito habuto li castelli, mosse fama volersi partir, et ritornar in Franza. Ma Napolitani comenzono a star mal contenti, non havendo potuto obtenir li privilegii volevano, maxime di una impositione a loro noiosa imposta per re Ferando vechio, che pagava annuatim al Re da Pasqua certa quantità, zoè tanto per fuogo. Et non solum el Re ( non ) li volse assolverli, ma quella voleva al presente, dicendo havia de bisogno de danari per pagar le soe zente. Et a dì 25 April erano assueti de pagar le doane di le piegore ducati 100 milia. Et el Re, havendo bisogno, chiamò queloro havevano tal cargi, dicendo si di presente a dì 8 Marzo li volevano dar ducati 60 milia, li sparagnava el resto. Et Napolitani si scusavano non haveva da darli. Era in Napoli, come per una lettera di Zuan Bragadin patricio nostro vidi di 9 Marzo, Franzesi 15 milia, et in Reame 25 milia, omnibus computatis. Fo divulgato el Re havia terminà de menar con lui in Franza 200 cittadini napolitani, et lassar 7 in 8 milia cavalli et 4000 pedoni franzesi in Reame: el resto menar con lui. El sig. Virginio Orsini et conte di Petigliano erano presoni, menati di Nola a Castelamar mia 18 lontan da Napoli, solicitavano la sua liberatione, dicendo non erano presoni, ma con parola dil Re erano stati retenuti, o pur, si piaceva a Soa Majestà di darli soldo, che volentiera restariano con quella. Ma per Franzesi li fo dà taglia ducati 50 milia, et la sua cosa mandata in longo. Ma el Traulzi era conduto al soldo dil Re, come ho scritto, con homeni d'arme 100, et 100 balestrieri, et 100 arcieri, con la provisione de ducati 10 milia a l'anno, come scrissi di sopra. Et questo capetanio italiano nel accordo insì ( entrò ) con gran misterio, per le cose havea in animo de far.
A dì 7 zonse in Napoli el Principe de Salerno con zerca 400 cavalli, et dal Re fo benigne ricevuto, et era el primo in Reame per haver la pratica in quello; et a dì 9 ditto ricevete da li soi de Salerno, che li mandò 57 muli cargi di farine, biava et vino, et certa somma di danari; et poco da poi andò ivi, dove come Dio fo ricevuto, per esser bon et benigno signor.
Havendo mandato el Duca de Milan, subito inteso la intrada dil Re in Napoli, alcuni de soi per tuor la sua ducea de Bari et la contea di Rossano, che erano soi: unde el Re liberamente li fece li soi privilegii et concessione, tamen ancora Bari non havea habuto in suo dominio. Licet tra Franzesi pur se divulgava esso Re, partito de Napoli, voleva venir adosso el duca de Milano, per metter el Duca picol fiul di suo zermano in signoria, o vero per dar ditto stato al Duca di Orliens, el qual era rimasto in Aste, et faceva zente, et è intitolado Duca de Milano; dil qual el signor Ludovico duca ne havea gran paura, et molto di questo consultava con Sebastian Badoer cavalier, era ivi per la Signoria ambassador, come scriverò di sotto. E pur Franzesi cridava a Milano.
In questo mezo quelli dil Castello novo cessò de bombardar, perchè tra li custodi erano venuti a romor, zoè Spagnoli con Sguizari, et tra loro alcuni fonno morti: et era uno capo di Spagnoli, che fo capitano qui in Romagna con l'esercito aragonese, et uno altro de' Sguizari. Et el Re de Franza, intendendo la cagione, partì di Castel di Capuana, et venne alozar in un palazzo più vicino al Castello, et mandò a parlar con ditto capetanio yspano, se si volevano render, et cussì fonno fermati li pati a dì 2 Marzo, che se in termene 4 zorni non havesse soccorso da re Ferandino, se intendesse esser reso, et Franzesi levono il bombardar. Li pati fonno questi: rendersi, salvo l'haver et le persone, et quello Ferando a loro havia donato, et li sia dato a tutti li custodi paga di tre mesi. Et è da saper che questa discordia seguita dentro, ne la qual ne morì zerca 100, fo causa di tal deditione. Adoncha el Castello a dì 7 Marzo si rese al Re de Franza, essendo sta bombardato solum 10 zorni, nè fo rotto altro che le merladure et fenestre, tanto era forte di muraglie; et fo levato le bandiere de Franza. Et qui fo trovato di robbe lassò re Ferandino, che non potè portar via, di più sorte panni d'oro et di seta, per valor di ducati 200 milia: sì che Franzesi comenzò tutti a vestirsi de seda, dove prima erano vestidi de panno, secondo el consueto loro. Et questo basti zerca a Napoli; et de le cosse seguite in questo tempo, maxime a Venetia, comenziamo a scriver.
Ma prima non voglio restar de scriver come el Re de Franza mandò do gripi a Rodi dal Gran Maistro a notificarli questa vittoria, et che li mandasse la sua nave et altro aiuto bisognando, come Franzese.
Cose seguite a Venetia et in diverse parte in questo tempo mezo.
Domente el Re de Franza seguite la sua intrata in Napoli, zonsea la Signoria... dil Duca di Orliens era in Aste, ringratiando di falconi, offerendosi. Et secondo el consueto si dette el titolo dil Duca de Milano. Et fo divulgato, come per lettere de Milano se intese, ditto Duca ivi adunar exercito; et che la Raina de Franza havea parturito una figlia, a la qual fo posto nome...., et havia fatto comandamento al duca di Borbon per tutta la Franza che, exempti et non exempti, dovesseno mettersi in ordine per dover venir bisognando in Italia in aiuto dil Re, però che non havevano ancora inteso el suo felice successo in Reame. Et el sig. Ludovico duca dimostrava haver gran paura dil suo stado, licet sia stato causa di far venir questo Re in Italia. Ancora perchè si dubitava di re Maximiliano, che ancora non havea ottenuto la investisone dil Ducato, come havia mandato a rechiedere, et con la Signoria, si voleva aderir a ogni cosa, spesso consultando con Sebastian Badoer, mediante ei qual si governava, licet fusse oratore veneto, et mandò per Po li soi ambassadori, li quali andò prima a Ferrara, poi zonseno quivi.
Benchè non sia a proposito qui descriver tal cossa, pur per mia satisfatione ne voglio far memoria. In questo anno, a dì 26 Fevrer fo el Zuoba da nui chiamato di la cazza, nel qual zorno per consuetudine antiqua si fa sulla piaza di San Marco ogni anno una bellissima cazza di alcuni tori, et vien tagliato la testa per li scudieri dil Principe a certi porchi; tutte signification come in l'opra de Venetia, dove trato De principio Urbis, de situ et Magistratibus, è diffusamente descritto. Vista la Signoria in palazzo a veder, et a hora, per esser tanti degni oratori in questa terra, fo molto solemne, con certi balletti de mumarie sopra soleri, con fuogi artificiati etc. Era el Principe con el legato dil Pontifice, uno solo di oratori dil Re di Romani, zoè domino Joanne Stainer, perchè cussì fo ordinato a ciò li altri non havesseno a precieder a questi de altri Re. Poi era quello de Franza, quello de Spagna, quello de Napoli, licet za el suo Re fusse partito et el Re de Franza habuto el dominio de Napoli, ma ancora non si sapeva, nè era zonta tal nuova, altro che del intrar in Capua; poi quello de Milano, de Mantoa et de Rimano: mancava de Ferara, che per esser amalato non venne. Et fo bellissimo veder el nostro Serenissimo Principe in mezo dil Legato e 4 oratori di 4 Re li primi di la Christianità, duchi et signori. Poi era assà senatori, et domino Fuciano baron hungaro. Era un grandissimo populo su ditta piaza; fo stimato persone da 50 milia in suso, et era assà varietà de mascare, benchè in questo anno per el Consejo di X fo decreto niun se potesse mascherar senza parte presa nel consejo di X, et però niun si trasvestiva, tamen per far più bella la festa fo preso che de cetero X zorni avanti el marti de carlevar ogniun si potesse stravestir a loro modo.
Intrato che fu el Re de Franza in Napoli, subito scrisse una lettera a la Signoria, molto piacente, savia et piena di rengratiamenti, denotando la sua intrata, benchè le fortezze ancora si teniva, et sperava di breve haverle, et tutto el resto dil Reame. Che quello offeriva a ditta Signoria, come so bona amiga, promettendo di far meglior compagnia a nostri di quello faceva Aragonesi, ringratiando di l'operatione et l'allianza servata, con molte dolce parole, chiamando el doxe zerman carissimo, offerendosi in ogni cosa. Et quello araldo portò ditta lettera in Collegio, per decreto di la Signoria li fu donato ducati 100 d'oro, et vestito, in demostration si havea habuto allegrezza di questa vittoria de Soa Majestà. La qual lettera zonse a Venetia a dì 4 Marzo.