A dì 4 Marzo 1495 zonse a Venetia li do ambassadori dil Duca de Milano, che za alcuni mesi erano stati eletti, et di zorno in zorno dovevano venire: i quali fonno domino Guido Antonio Traulzi episcopo di Como, et l'altro Francesco Bernardin Visconte consegliero dil Duca, fo fiol di domino Sagramoro, homeni degni, et da farne extimatione, et di le prime caxe de Milano, però che Visconti et Traulzi sono le principali, et li duchi tutti, da questo in fuora, si chiamò de caxa de Visconti. Et veneno per Po, steteno 8 zorni a venire, li fo mandato contra fino a Malamoco assà patricii, cavalieri et altri de Pregadi: tra i qual Hieronimo Lion cavalier eletto ambassador al loro Signor; etiam vi andò contra domino Tadeo de Vicomercà, altro ambassador era qui de Milan, et etiam quello de Ferara. Altri oratori non vi andò, nè etiam venne a visitarli, per esser di testa coronà. Venne con li piati fino a la caxa dil Marchexe di Ferara, dove era preparato, et li fo fatto le spexe, et poi dato ducati 100 in uno sacheto, a ciò loro medemi se le facesse. Veneno con zerca persone 60, et vestiti di color. Et la mattina seguente, fo il secondo dì de quaresima, andono a l'audientia, et exposeno la soa imbassata, et cussì l'altro zorno ancora. Se divulgava per tutta la terra, come era la verità, che erano venuti per far la liga, et esser insieme con questi altri oratori su queste pratiche. Et sæpius Venetiani consultavano nel consejo di X con la zonta sì de padri, savii de collegio, quam altri primarii patricii eletti: et se reduseno tre zorni continui da matina et da poi disnar. Se divulgava tramavano de far lega, et sæpius cazavano di Collegio, Conseio di X et Pregadi, li papalisti quando tratavano alcuna cosa di Roma. Et fo ditto el Pontifice al tutto se voleva partir di Roma, per dubito dil Re de Franza, nè voleva star più in le paure et pericoli era stato. Et molti mormorava che 'l verrebbe ad habitar a Padoa o in altro luogo in le terre nostre, o vero in Ancona ch'è terra subposta a la Chiesia. Tamen Venetiani lo dissuadeva non volesse partirsi de Roma et lassar quella terra in abandono, et che provederebbeno che la Santa Romana Chiesia non havia alcun incomodo, nè etiam Soa Beatitudine, et tamen erano su queste cosse dil Pontifice, et per expedir tanti varii ambassadori molto occupati, le cose andava molto secrete. Et in questo tempo ordinò a molti Monasterii religiosi in questa terra, et li mandò la Signoria elemosine a ciò pregasseno l'eterno Dio che inspirasse ne le mente di quelli governava questa inclita Republica a elezer la miglior via per el ben de Italia, juxta illud dictum: in maximis sive minimis implorandum est divinum auxilium. Et ditti ambassadori erano qui andavano spesso vicissim a l'audientia, zoè Legato, Spagna et Milano; quello dil Re de Romani non ussia molto di caxa, et etiam mons. di Arzenton, ambassador dil Re de Franza. Tamen stava admirato di quello havesse a seguire, et cercava con ogni via de intender. Et una mattina, avanti el Re havesse Castelnovo, andò in Collegio rengratiando, nomine regis, di la benevolentia li havia dimostrato in questa impresa, et che havia bona causa de esser sempre bono amigo di questa Signoria, et obligato a far ogni cossa, usando dolcissime parole. Et per el Prencipe li fo risposto sapientissimamente. Tamen a Napoli el Re faceva puoco conto de li oratori veneti, negandoli talor l'audientia, come scriverò di sotto.

Da Corphù per lettere di Alvixe Venier bailo et capetanio de dì 17 Fevrer, et zonte a Venetia a dì 25 Marzo 1495 con uno gripo, se intese come da Costantinopoli veniva uno messo con lettere drizate a la Signoria, de mercadanti, perchè ivi non vi era ni baylo ni ambassador, copiose molto di nove, le qual da Turchi fonno trovate et tolte. Pur capitato el messo le portava a Corphù, notificò al baylo come el sig. Turco faceva una grandissima armata de più de vele 200 per ussir fuora questo anno, et havia ordinato uno grande exercito, più che il padre mai facesse, et questo per paura dil Re di Franza, non facesse quello diceva le prophetie, et come li soi savii di la leze predicevano, che la loro setta mahumetana in questo anno dovea patir grandemente pericolo di penitus esser versa. Et non molto da poi ordinò a 30 milia asappi dovesseno mettersi in pronto et venir a la Vallona. Et per lettere di ultimo Zener da Costantinopoli, dirizate a Antonio Grimani procurator, però che essendo fuora et a pena habuto el stendardo et zonto a Corphù, che morto Zuan Moro fo eletto in loco suo procurator di San Marco, la qual dignità apud Venetos è la primaria driedo el prencipe. Sono nove li primi et veterani patricii. Et ancor pur era capetanio zeneral, et stete assà tempo come dirò de sotto. Or per ditte lettere se intese Turchi volevano andar con l'armata a l'ysola de Scyo de Zenoesi, et quella subjugar, sì come per li oratori dil re Alphonso più volte era stà pregato volesse far, per haver Zenoesi dato gran favore al Re de Franza, et ivi fabricata l'armata et tuttavia li danno, licet ditta ysola sia tributaria al sig. Turco. Per la qual cosa Zenoesi, et più quelli de Scyo steteno di malavoia, et non sapevano che farsi: tamen non seguite altro, et l'armada dil Turco non ussite, sino fo disfornita. Pur prima se intendesse el certo dette da suspettar assà. Et per lettere di ditto capetanio zeneral, venute in questi zorni, fo manifestato la quantità di l'armata facea, come lui era da Costantinopoli de persona fide digna advisato, zoè galie 80, 100 fuste grosse, 30 palandarie, con bombarde zuso che traze da pope, 30 altre palandarie da portar cavalli et zente, 4 nave grosse; et ancora l'exercito terrestre grandissimo, a la summa de 60 milia persone, et che aspettava con desiderio el sig. Turco l'ambassador dil Re de Ongaria, con el qual havia guerra, che ivi veniva per pacificar le cose, et li voleva far ogni patto, a ciò non impedisse el suo pensier de Ytalia. Item come l'ambassador dil Papa et dil Re di Napoli erano partiti da Costantinopoli, et venuti a la Vallona, et aspettava de passar in Reame. Se divulgava el Turco haver dato danari a ditto orator napolitano, et promesso de mandar X milia Turchi in so aiuto. Et al tutto erano disposti ditti Turchi de ressister a questo Re de Franza. Et è da saper, che dil mese di Zener 1495 a Napoli, ritrovandose ivi l'ambassador di esso sig. Turco, fo publicato la paxe fatta et sigillata tra lui et el re Alphonso de Napoli, come di sopra ho scritto: et questo per confortar quei populi.

Et inteso questo da Venitiani molto si dolseno, che questo Re de Franza dovesse esser caxon di far passar Turchi in Italia et ussir sì grande armata in mar, et presono nel Consejo de Pregadi de augumentar l'armada, et far metter banco, et armar in questa terra alcune galie; et za li soracomiti erano eletti, a ciò ussendo ditta potente armada, el colpho nostro, et le terre marittime non fusseno senza presidio, le qual però continue se fortificava.

In questi zorni per decreto dil Consejo di X fo mandato Alvixe Sagudino secretario al sig. Turco, per advisar di la morte di suo fratello Giem sultan, et di quella certificarlo, et etiam per altre facende, a ciò potesse advisar la Signoria dil seguito di la sua armata, et per esser homo pratico et haver la lengua, parse di mandarlo più presto lui, che elezer altro oratore, et etiam per più prestezza. El qual la sera medema, che fo a dì 6 Marzo montò in uno gripo et andò verso Corphù, et zonto a la presentia dil Signor have più accetto la sua venuta che di orator potesse esser zonto, per intender la certezza di la morte dil fratello, la qual havia inteso et non la credeva, come tutto scriverò più avanti, secondo el consueto mio.

Ancora domino Martino Albari episcopo di Durazo, essendo montato in gripo per andar al suo episcopato, non essendo ancora partito de li do castelli, per el Consejo di X, 7 Zener, fo mandato a retener, non andasse di longo, ma a uno de li castelli dismontasse; et ivi stete cum custodia, dove vi andò uno cao dil Consejo di X, et uno inquisitore di ditto Consejo, con li nodari, a esaminarlo et veder si portava scrittura alcuna. Questo era stato a trovar el Re de Franza, et havia offerto a Soa Majestà, volendo andar contra Turchi, XX milia Albanesi, et el Re have molto accetto, et li dette certe commissione, con le qual se ritornava in Albania, per comover quelli populi, havendo però prima dato noticia a la Signoria nostra. La qual, prima facie, mostrò non curarsi; ma poi, considerando era suo homo, et havia el vescovado in loro terre, non se impazando Veneti in niuna cossa, etiam era buono li subditi non se impazasse, non perchè non havesseno voluto el prosperar dil Re contra infedeli, ma perchè sapevano bene el ne havea poca voglia, et comovendo queste cosse, non seguendo poi nulla, el sig. Turco harebbe potuto haverlo multum a mal. Tamen poi fu lassato con admonitione pro nunc non dovesse andar in quelle parte, et stete in questa terra.

In questo tempo el Gran Maistro de Rodi, de natione franzese, armò una barza de 300 botte con 60 homeni suso, et tre caravelle con le insegne dil Re de Franza, et andò in corso in l'Arcipelago. Poi ditta barza si conzonse con l'armata dil predetto Re in Provenza, et cussì fece assà danno.

In Spagna per lettere de dì 17 Fevrer zonte a dì 5 Marzo al so ambassador, se intese come el Re et Rayna con la corte era ancora a Madrit, et che havia ordinato grande exercito, el qual a dì 10 Marzo dovia esser in ordine, nè si sapeva dove el volesse mandar. Ben dette fama contra Mori a lui vicini a li confini de Granata. Et era pregato da li oratori dil re Alphonso dovesse romper al Re de Franza, essendo a hora el tempo, sì per acquistar regno, quam per non esser in Franza chi quello difenda, per haver el Re el fior di le zente franzese con lui. Etiam aiutava caxa di Aragona, tamen non volse mai romper, per la bona paxe havia. Et come intesi, ne li capitoli, inter cætera, vi era uno che esso Re prometteva non se impazar in le action dil Reame di Napoli, le qual diceva el Re de Franza haver. Pur li soi ambassadori mosse certo dubbio a ditto Re de Franza, come ho scritto di sopra. L'armada soa veramente, zoè le 32 caravelle, capetanio el conte de Trivento, erano zonte in Cicilia con lettere drizate al Vicerè, nomeva don Ferando de Cugna, el qual avanti ditta armada zonzesse, a dì do Dezembrio in Catania era mancato di questa presente vita. Era di natione castigliano, et le sue robe fo portate a vender in questa terra: le qual vidi, et era bellissime. Or per esser morto ditto Vicerè, l'armada non fece altro ma ivi dimorò, et non era niuno volesse averzer ditte lettere dil Re et Rayna drizate a questo Vicerè, di quello haveva a far la ditta armata, ma subito scrivesseno in Spagna comandasse quello a loro Altezze pareva. El qual za, inteso la morte dil suo Vicerè, havea eletto uno altro chiamato mons. Joan de la Nuza aragonese, era vicerè di Catalogna, el qual venne in Cicilia con le galie di Barbaria per Vicerè, con gran triumpho ricevuto da Ciciliani, et stete a Messina. Quello di ditta armada seguite, et di le cosse di Spagna, intenderete più avanti.

Ancora a dì 23 ditto, zoè Marzo, per lettere di 5 dil presente mexe de Spagna al ditto suo ambassador, per le qual intese la ferma opinione dil Re et Rayna di voler esser in liga con questa Signoria etc., etiam fu divulgato lo esercito predetto dovea andar a li confini de Franza, verso Perpignano, non però per romper guerra ma per star preparato, et che havia ordinato altra armata di barze et caravelle, le qual dovea venir in Cicilia, capetanio don Consalvo Fernandes de Agilar, castigliano, etiam che el Duca di Alve, con una quantità de gianezari (?) venirebbe. Ma unquam si mosse de Spagna; tamen la ditta armada seconda pur venne, et fo in aiuto da poi la liga di re Ferandino a metterlo in Napoli, benchè tanto stette indarno che fo disfornita.

In Alemagna Maximiliano re de Romani faceva preparatione de far la dieta, et come li soi oratori erano in questa terra, dicevano havea ordinato a dì 2 April, che le sue zente dovesseno esser preparate perchè, o fatta o non ditta dieta, era disposto venir a Roma a coronarse. Et fece uno editto, che tutte le terre franche contribuivano in aiuto di Soa Majestà. Et morite in questo tempo uno Duca di Saxonia molto exercitato ne le arme, di la qual morte Maximiliano have gran dolore.

A Roma el Pontifice con reverendissimi cardinali consultava quello dovesse fare. Era disposto non lassarsi trovar a Roma, ritornando el Re de Franza, perchè el cardinal S. Piero in Vincula con ditto Re metteva grande odio con il Pontifice, et sarebbe stato contento di nova eletione o di far scisma. Fo divolgato che esso Pontifice have mandà bona parte dil suo in Ancona secrete, tamen non fo la verità, ma ben fece certi provisionati, et dette soldo ad alcune zente d'arme, faceva fortificar el castello Santo Anzolo, sì de ripari quam fece cavar li fossi a torno, et deliberò de far che el Tevere passa per Roma li andasse a torno in ditte fosse, le qual continuamente si cava, et cavando trovono musaichi, porfidi, serpentini et medaie, et altre cosse bellissime. Et a dì 14 Marzo cavalcò con la corte de Cardinali et oratori a torno ditto castello, poi andò zerca mezo mio fora de Roma a spasso per ricrearsi alquanto. Et essendo zonto a dì 7 Marzo Hieronimo Zorzi cavalier, ambassador decreto a Soa Beatitudine, etiam vi era ancora Paulo Pisani, con li quali consultava de li rimedii opportuni contra questo Re de Franza. Ma in questo mezo, per interposizione di la Signoria nostra con el duca de Milano, el qual mandò molto celeramente Alvixe Becheto a Nepi, fo pacificato le cosse dil cardinal Ascanio vicecancellario con el Summo Pontifice, che, come scrissi, da poi partito el Re de Franza di Roma, più non era voluto andar a Roma ditto cardinal et seguiva l'odio havia al Papa; et hora, a compiacentia dil fratello, per molti respetti volse ritornar. Et cussì a dì 8 Marzo intrò in Roma con grande honor, et andò poi a visitatione dil Pontifice, dicendo: Recedant vetera, nova sint omnia. Et spesso erano insieme a consultatione, perchè era necessario per le cose occorrente, maxime per la liga si tramava a Venetia, la qual molto dal duca de Milano suo fratello era desiderata, per dubito havea di non perder el stado suo.