Ancora zonse a Roma el Cardinal mons. Samallo, venuto di Fiorenza in questi zorni; tamen el Pontifice scondeva di lui le pratiche di la liga si tramava. El qual Cardinal pur ne intese qualche parola, et poi andò a trovar el Re. Zonse a Napoli a dì 14 Marzo, come dirò di sotto. Et etiam vi zonse a Roma quello ambassador di re Alphonso fo qui, nominato di sopra, chiamato Hieronimo Sperandio dottor, et, stato alquanto, demum ritornò a Napoli. Oltra di questo vi entrò in Roma 200 homeni d'arme con li cariazi di la compagnia dil sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano, i quali fuziteno quando lo exercito aragonese da loro medemi si messeno in foga.

A Venetia adoncha si tramava la liga, la qual have principio volente Deo, perchè niun orator primo disse voler far liga, et tamen poi tutti fonno d'accordo de conligarse: et questo per il sapientissimo Governo di la Signoria nostra. Et in questo tempo, al principio de quaresima, cominciò le pratiche de ditta liga: et veneti patres erano molto occupati in dar risposta a li ambassadori andavano a la audientia, che era bellissimo veder ogni mattina andarvi, et tutti havea fatto capo in questa terra, come quella che non havea ambition de acquistar stado, ma ben per conservar pacifice Italia. Quelli de Milan sollicitava ogni mattina, dicendo non esser tempo de aspettar, et lui solo era contento legarsi con questa Signoria, però che in Italia non reputava fusse altri stadi che Venetia et Milano, come era la verità, per essere do grande potentie; et etiam esso Duca deva danari et prestanze a le soe zente, et quelle faceva metter in ordine, et sollicitaveno de haver risposta. Quelli dil Re de Romani non se curava di altri che di la Signoria, et prima facie mostrò non voler Ludovico, per non esser iuridico Duca, et di lui non volevano aldir parola, nè nominar Ludovico, ma ben el Stado de Milano. Quanto queste parole indicava, lectori vi lasso considerar. Quello de Spagna etiam non se curava de esser ligato con altri che con la Signoria, nè el suo Re li havia dato comissione de ligarsi con altri, nè poteva haver saputo[125] come questi oratori volevano far liga. El Pontifice non se lassava intender: hora era contento, hora dimostrava non farne caso, et era in amicitia col Cardinal di Napoli di casa Caraffa, el qual havia ribellato ad Aragonesi, et teniva da questo Re de Franza: questo perchè a Caraffeschi non havia tolto, imo conferito ogni sua intrata, et cussì a ditto Cardinal lassato li beneficii havia in Reame. Et cussì Venitiani erano in magnum quid in convegnir adatar tutti questi oratori varii, i quali però tutti volevano liga, nè si poteva acordar il modo: unde sæpius si faceva consegli, et inter patres disputatione. Quello seguite poi, lezendo intenderete di sotto il tutto. Ma a le cose di Napoli et successo dil Re de Franza ritorniamo.

Come el Re de Franza habuto Castelnovo comenzò a bombardar Castel dil Uovo et quello fece a Napoli.

A dì 7 Marzo havendo el Re de Franza habuto Castelnovo, et etiam in questi zorni la fortezza de Pizofalcon situada sopra uno monte fuora di Napoli, la qual senza contrasto si rese, et a dì 9 comenzò a far bombardar Castel dil Uovo, edificato in mar, tamen ha uno brazo assà stretto per el qual si vien a la terra, et volendo li custodi difendersi era inexpugnabile. Et el Re ex opposito fece piantar le bombarde, ma quelli di ditto castello, subito che 'l Re have Castelnovo, murono la porta. Et a dì 10 el Re andò a disnar a Pizofalcon, ch'è quella roca nominata di sopra, situada su quel alto monte, per mezo Castel dil Uovo, et qui stete tutto el zorno a veder bombardar el ditto castello, et fo buttato assà muraglie a terra. Mandò mons. di Lasparra vicerè in Puia, et mons. de Obegnì vicerè in Calavria. Ancora fece uno editto, che tutti li calafai et marangoni dil Reame venisse a Napoli, perchè voleva far tajar arbori, et reliqua preparar, per far una grossissima armada. Et a Zenoa se preparava per Soa Majestà galie X, et li ambassadori veneti fonno a parlamento con Soa Majestà, notificandoli come la Signoria li advisava le nuove dil Turco, et come faceva grande armata. Et lui rispose: provederemo a tutto. Et conclusive non faceva quella compagnia a ditti oratori, qual da prima solea far, et raro li dava audientia.

A dì 12 ditto zonse a Napoli don Ferante fiol dil Duca di Ferrara, et Piero di Medici, i quali erano stati fin hora a Roma.

El Re, habuto che ebbe Castelnovo, et li custodi con lor robe ussiti, altri restati con esso Re, altri andati dove a loro parse, comandò fusse riconzato dove le bombarde havia fatto danno, et maxime el ponte el qual era roto. Et conzato che fu, se partì de Castel de Capuana, et venne alozar in ditto castello, dove soleva habitar li Re aragonesi.

Et accidit che a dì 6 ditto venne a presso Napoli don Fedrigo con do galie et una galiota, et mandò a dimandar al Re salvo conduto, et uno de soi primi baroni per ostaso, che 'l volea venir a parlar a Soa Majestà. Et el Re li fece salvo conduto, et mandò sopra el schifo suo cosino mons. de Lignì per ostaso in galia. Et don Fedrigo venne da Soa Majestà; el qual era sopra le bombarde a sopraveder. Et dismontato del schifo, li venne contra alcuni baroni soi amici et parenti franzesi, per caxon di la prima moglie soa che fo franzese; et quello ricevuto con gran benivolentia, parlando a la franzese, montono a cavallo et veneno a trovar el Re. Et come fo a la soa presentia, dismontò, et li volse basar li piedi; et el Re non volse, imo li fece gran careze; pur tanto fè don Fedrigo che li basò la man. Et poi, fatto le debite acoglienze, et usato le parole acomodate, montono a cavallo, però che esso Re andava a cavallo per Napoli molto familiarmente, hora con 100 cavalli et hora con X, sì come si atrova, non servando alcun decoro; et andono a torno la terra. Un poco poi esso don Fedrigo si tirò con el Re sotto un certo arboro da canto de li altri, et loro do soli steteno a parlar per spatio de zerca hore 3, et non vi era a presso niuno. Demum el Re chiamò tre soi baroni et consegieri di primi, et pur ancora parlono; et non potendo concluder alcuna cosa, don Fedrigo ritornò in galia, poi in Castel dil Uovo, et mons. Lignì venne in terra. Poi andò alcuni franzesi, zoè quelli soi parenti et amici, a parlarli in castello, i quali tratavano di acordarlo con el Re; tamen non potendo ottenir nulla, montono in galia. Et ( don Federico ) ritornò a Yschia, dove era el re Ferandino con 14 galie. Quello feceno scriverò di sotto. Essendo stato però Ferandino al castel di Gaeta a sopraveder, el qual ancora se teneva et continuamente era bombardato. Ma è da saper che don Fedrigo dimandò do cosse al Re de Franza. La prima che el re Ferendo suo nepote era contento di venir a inchinarsi a Soa Majestà, dummodo non perdesse el nome de Re, et che li daria tutto el Reame, zoè l'Apruzo, Puia et Calavria, et lui restasse con Napoli solamente, a ciò che 'l nome de Re, come ho ditto, non se perdesse; prometendo di darli tributo, et che quello regno fusse suo come quello de Franza, et che tutte le fortezze restasse in le sue man per sua securtà. Et non voglio restar de scriver questo, che, intrato che fo el Re de Franza in Napoli, comenzò titolo nuovo, zoè: Carolus Franciæ Siciliæ atque Jerusalem rex, sì come era el titolo de re Alphonso. La seconda richiesta fo che a lui, don Fedrigo, dovesse lassar el Principato di Alte mura, però ch'è di la dotta sua, et el contà de Matalon che fo de soa madre; et che lui vegneria sotto Soa Majestà. A la qual richiesta el Re rispose: prima che Ferandino non se pensasse de haver niun stado in Reame, come sempre lui ha ditto, ma ben in Franza li prometeva stado condecente; secondo che a esso don Fedrigo non li voleva dar a lui ditti contadi, ma ben investiria le donne di quelli, et li faria privilegii che lui scodesse le intrade; tamen che 'l voleva che lui venisse ad habitar in Franza, dove oltra di questo che li dava di qua, etiam in Franza li prometteva di dar el dopio di stado, ma che per niente non voleva aragonese niun in Reame, imo che quel nome fusse estinto. Unde, re infecta, don Fedrigo ritornò a Yschia, come ho ditto. Et ancora prometteva el Re de dar a don Ferando re una sua neza, fiola dil duca di Borbon suo cugnado, con ducati 60 milia de intrada.

Et non restava continuamente Franzesi de bombardar Castel dil Uovo. Quelli di Otranto et Galipoli aspettavano l'araldo dil Re per rendersi. A Rezo ( Reggio ) città in la Calavria, tumultuando tra loro, essendo l'armada de Spagna poco lontana, et etiam quella terra vicina alla Sicilia ch'era de ditto Re de Spagna, levono le bandiere sue; ma poi a dì 10 Franzesi l'have. Et el Re, cussì come le terre et castelli si rendeva, fatti li capitoli con loro, quelli erano de baroni retrovandese vivi, zoè de quelli che al tempo di la rayna Zuanna possedeva, li conferiva et concedeva facendo soi privilegii; et non ( trovando ) de quelli, donava a soi baroni franzesi. Et si tenne per lui solum 12 terre et Napoli; el resto, zoè l'intrate, conferiva et dava a Franzesi come ho ditto, i quali cercava de venderli, et grande intrata dava per picola quantità denari; et, come vidi una lettera de 17 Marzo, Franzesi dava ducati 100 d'intrada a l'anno per ducati 200, et li faceva li soi instrumenti, ma non trovavano da vender, et cussì fonno in richiedi, et in Napoli pompizavano d'oro et di seta che era una magnificentia a veder. Et Zuan Jacomo di Traulzi palam dimostrò de esser acordà con el Re, et habuto danari cominciò a soldar zente italiane. Et come per lettere de Ferara se intese dal Vicedomino nostro, che era una fama che ditto Traulzi doveva venir in Romagna con 50 squadre, tamen mai se partì dal Re, et con lui ritornò in Franza. Napolitani erano pur malcontenti, perchè ogni zorno havevano cosse et affanni novi: et per Napoli se andava armati, et el Re voleva, oltra el dacio di le piegore, etiam una certa angaria, la qual per don Alphonso era sta avanti el tempo scossa, et però Napolitani non sapeva che farsi, et si doleva di la loro fortuna, volendo volentiera, potendo, ritornar sotto caxa di Aragona et non sotto Franza. El sussidio caritativo de uno ducato per fuogo el Re mandò a dimandar in l'Apruzo, Puia et Calavria, el qual, ut mos est, saria assà danari, da ducati 100 milia in suso. Secondo la consuetudine de Franzesi de voler sopra tutto star a piacere con donne, et el suo clima a Venere è molto dato, cussì questo Re seguiva assà li so piaceri, sì per esser in una età atta a questo, quam perchè soa natura cussì richiedeva. Et varie sorte de donne qui in Italia provò, le qual li era portate per li soi Franzesi. Et intrato che 'l fo qui in Napoli accadete che se inamorò in una madona Lionora da Marzano, fia della duchessa di Malfi, orfana, la qual el re Alphonso havea dato a suo padre el contà de Celano; ma ditto conte venuto col Re de Franza, esso Re li dette el suo contado. Unde questa donna vedendo essere expulsa, la madre la menò in castello dal Re, vestita d'oro, sopra una careta ben in ordine; et pregò Soa Majestà non li volesse tuorli el suo stado, dimostrando lo possedeva con ogni ragione. Unde el Re, vedendola sì bella, fo contento di lassarli ditto contado, et privò el conte di quello, et fece privilegii a questa donna. Et era tanto el ben che li voleva, che ogni zorno voleva ditta madona Lionora venisse in Castello, et per Napoli era chiamata soa favorita. Et è da saper che soa madre è sorella di la moglie di Marc Loredan fo di Antonio cavalier et procurator, la qual prima fo maridada nel duca Vlacho (?). Ma poi el Re li venne fantasia di mandar per la sua altra, la qual la tolse a Guastalla in Parmesana venendo in Italia, et era come intesi dil parentè di quei di Gonzaga; la qual la lassò in custodia a Lucca. Et cussì questa zonse lì a Napoli la settimana santa, et d'indi ditta madona Lionora non frequentava il venir cussì spesso in Castello, pur veniva a le fiate, et hæc satis.

El Re non havea piacer di niuna virtù, nè canti, nè soni, nè buffoni; ma pur, venuto in Napoli, trovò do buffoni che fu di re Alphonso, i qual pur andavano qualche volta a darli piacer. Era ancora uno mato, chiamato fra Zuane, el qual essendo in Castelnovo, et dimandando Franzesi: chi viva? lui non potè star che non dicesse: Re Ferando di Aragona! Et Franzesi, non haveno rispetto a la soa pazia, ma lo butò zoso di le mure, et morite; che tutto Napoli ne have dolor, perchè era piacevol stolto.

A dì 13 Marzo vedendo el Re che quelli di Castel dil Uovo se teniva, et le bombarde, le qual erano piantate a Pizofalcon sopra el monte, havea bombardato tre zorni et butato zo un pezzo de moro, et con quella nave dil Cardinal di Zenoa et altri navilii voleva farli dar la battaja; unde li mandò a dir che non si rendendo per tutto quel zorno, el Re non li voleva più a pati. Et li custodi pavidi levono le insegne, zoè uno segno di volersi aboccar: et dato la fede per el Re, venisse liberamente a parlarli, venne fuora di ditto castello do, li quali fonno a parlamento con el Re, et concluseno di rendersi salvo l'haver, et le persone, et quello che a loro era sta donato per re Alphonso et re Ferdinando, volendo però termine zorni 8; et che si in 8 zorni el suo re non li manderia soccorso, ex nunc leveriano le bandiere di Soa Majestà, et che dentro mandasse el Re chi a lui piaceva. Et el Re vi mandò tre: el Principe di Salerno, mons. di Biamonte et uno altro suo barone. Aduncha essendo sta bombardato solum tre zorni, et 6 da poi renduto Castelnovo, che era inexpugnabile, si rese. Et est mirum che Aragonesi non habbino habuto niuno che li sia sta fidelissimo, et ogni cosa senza battaglia se habbi renduto a questo Re de Franza.