A dì 14 ditto venne mons. di Samallo cardinal, era stato a Fiorenza et Roma, et advisò el Re havia inteso de una certa liga si faceva a Venetia. Et andati li do oratori veneti a soa visitatione, però che Paulo Trivixano a dì 15 have licentia de ritornar a Venetia, la qual ge fu data per avanti, che quam primum li castelli el Re havesse ottenuti, dovesse quando a lui piaceva partirsi de lì. Or a dì 15 come ho ditto, ditti ambassadori andono a visitar questo Cardinal, el qual li disseno: Domini oratores, io son sta a Roma, et ho inteso de una certa liga si vuol concluder a Venetia contro el Roy nostro, usando assà strane parole; dicendo: io ho ditto al Pontifice che non fazi tal cossa, nè vogli aldirne parola, perchè el Roy è potentissimo, et havia Dio con lui et la justicia. Et che l'intendeva di Maximiano Re de Romani, tamen che el suo Re con una lettera li faria far quello lui volesse. Dil Re di Spagna, che havevano paxe bona, et datoli do contadi, zoè di Rossiglion et Cerdania, et che mai non credeva volesse romperli la fede. Che la Signoria nostra non havea causa di farlo, per la lianza promessa. Et che el sig. Ludovico si l'andasse troppo zercando tal cosse, lui saria il primo batuto, maxime sapiando el Duca di Orliens esser in Aste a lui propinquo. Unde li nostri oratori sapientissimamente risposeno, che non sapevano nulla di tal cosse, jurandoli sacramento. Et questo fo essendo a tavola, però che li volseno dar un pasto. Et Samallo disse: mons. di Arzenton etiam ha scritto al Roy, ch'è una fama in Rialto di questa liga. Et subito ditti oratori scrisseno a la Signoria. Tamen el Re havia una gran paura, et sollicitava molto el suo partir, facendo più denari il poteva: et tutto dimostrava voler ritornar.

A dì 16 partì de Napoli dal Re per ritornar in Franza mons. Marescalco di Bertagna con cavalli 2000, et uno altro baron; et quam primum poteno ritornono ne' loro paesi.

In questo zorno medemo el prefetto de Roma signor de Senegaia venne a Napoli, et alozato in caxa dil Principe di Salerno si amalò di una malattia che fo molto longa, et de lì alquanti zorni andò a Senegaia pur amalato, et più volte fo ditto esser morto. Questo è cugnato del Duca de Urbin.

In questo tempo el Re de Franza mandò uno suo ambassador al Pontifice, chiamato mons. Frances de Nusemburg sig. de Gran Mason, a dimandar la investison et coronation dil Reame di Napoli. El qual zonse a Roma a dì 28 Marzo. Ancora per avanti havia scritto al Cardinal de San Dyonisio, che dovesse advisar el Papa come el suo Roy voleva esser per la Settimana Santa in Roma, et ivi far le feste di Pasqua. Per la qual cosa el Pontifice stava molto sospeso, nè sapeva che risponder dovesse. Et per lettere de 18 Marzo de Napoli se intese come el Re per el continuo star sopra le bombarde, per inanimar quelli trazevano, a ciò vedendo el Re facesseno miglior colpi, li venne certe rossure su la persona. Zoè andato a Pozo real, ussito di Napoli per recreatione, tornato che 'l fu si butò al letto, et stette tre zorni in letto, con mal dubitavano di fersa, havendo habuto in Aste le varuole. Et che nostri ambassadori non erano carezati come da prima; et do volte fonno in castello per aver audientia dal Re, et, aspettato assai, poi fonno licentiati, dicendo el Re non li poteva parlar: sì che dimandavano licentia, digando steva ivi con puoco honor di la Signoria. La qual cosa per Venetiani non fo data, a ciò, mentre stesseno, se intendeva li soi progressi, et etiam non era tempo. Era lì a Napoli con el Re 4 cardinali: San Piero in Vincula, el Cardinal de Zenoa, Curzense et Samallo.

Ferandino veramente in questo mezo con don Fedrigo, Marchexe di Pescara et altri se ritrovava a Yschia con 14 galie, et ivi fortificava quella fortezza. Et è da saper che zonto che fu esso re Ferandino a Yschia, però che andava in su et in zoso avanti fosse resi li castelli, volendo intrar nel castello de Yschia, el castellano era di Aversa par recusasse, ma pur a persuasione di la Rayna et altre donne, che tanto lo pregò, fo contento di lassarlo intrar. Et intrato, inteso el mal voler dil castellano, fo ditto lui medemo li dette di uno pugnal nel petto, et lo amazò, et cussì a uno suo fiul. Altri disse quelli fè retenir, sed quomodocumque res se habeat mutò el castello et montò in galia, volendo menar la Rayna a Mazara in Sicilia, et andar a trovar suo padre, el qual era ivi con alcuni frati. Etiam fo divolgato don Fedrigo voleva andar dal Turco a dimandar soccorso, et tamen non andò. Ma Ferandino, havendo menato con lui el fiul dil Principe di Rossano era in preson in Castelnovo, quello in galia maredò in la sorella dil Marchexe di Pescara, bellissima donna, fo contessa di la Cera, la qual era andata con la Rayna fuzendo da Franzesi. Et el fiul dil Principe di Salerno lo mandò a donar al padre; et ancora mandò uno suo ambassador al Duca de Milano, el qual mostrava volerlo aiutar, et era gramo dil favore havea dato al Re de Franza, nomeva Scipio di Filomarino cavalier napolitano, el qual a la fin de Marzo venne a Venetia et alozò in caxa di l'altro suo oratore, et poi andò a Milan et si ritrovò al publicar di la liga.

A Napoli vene el sig. Virginio Orsini et el conte di Petigliano con segurtà di Prospero Colonna et altri, di ducati 100 milia. Tamen haveano pur custodia. Et volevano dimostrar al Re non esser presoni, ma presi sotto la fede data a loro di bocca di Soa Majestà, licet non fusse in scrittura; et a la fin fo data la sententia per loro, come dirò più avanti. Tamen el Re mai li volse dar licentia, a ciò non li facesseno guerra, essendo accordati per capitani con qualche Stado, maxime divulgandosi ditta liga si faceva; la qual molto Franzesi intrinsice temeva, dubitando non esser serati di mezo, et non potesse ritornar in Franza.

El Cardinal Curzense venuto di Roma, come ho ditto, a Napoli per esser franzese, licet a requisitione di Maximiliano fusse creato, exortava el Re de Franza a dover far expeditione contra Turchi, et molto a questo se faticò, et etiam scrisse alcune lettere a la Signoria, le qual fo lette in Pregadi et conteneva che Venetiani dovesse scriver a li soi oratori erano in Napoli, che con lui dovesse pregar la Majestà dil Re a tal impresa de infedeli, perchè dal canto suo faceva ogni cossa. Questo faceva per essere povero cardinal, et havea poca intrada, nè dil cappello il Pontifice li voleva dar li ducati 1000 a l'anno si consueta a dar da la Camera Apostolica a tutti Cardinali: et questo perchè non feva residentia in Roma. Unde facendo requisitione contra infedeli si harebbe fatto qualche cruciata, ergo etc.; la qual cossa non fo voluta far da nostri per la bona paxe si havia col signor Turco.

A Gaeta tenendose la roca o vero castello pur per Aragonesi, continuamente Franzesi la bombardava; ma quelli custodi poco se curava, perchè non li faceva molto danno, et haviano dentro assà vittuarie, et con sue artigliarie rispondevano a quelli di la terra. Et Franzesi, i quali non usano bombarde come le nostre italiane, ma sono a modo passavolanti, che buttano ballotte grossissime di metallo et ferro, et questo vien che sbusano li muri dove trazeno, et assà da longi, come faceva a Napoli a Castel dil Uovo, che quasi do mia lontano lo bombardava.

Ma qui a Gaeta vedendo Franzesi non poter far nulla per la via bombardava, mutò le bombarde, et quelle messe in una chiesia di San Francesco, et buttò parte di le mura di ditta chiesia a terra, per poter meglio trazer e far repari. La qual cossa fo causa de far che li custodi atendesseno a dover prender partito de renderse, maxime non aspettando alcun soccorso di re Ferando, et intendendo li castelli de Napoli erano resi e tutto el Regno quasi venuto sotto Franzesi. Et volendoli dar la battaglia, li custodi deliberorono de renderse, et Franzesi non li volseno far altri patti, se non che li voleva sparagnar la vita, altramente, aspettando la battaglia, tutti sarebbe impicati. Et non potendo far altramente fonno contenti. Et a dì X Marzo li aperseno le porte, et Franzesi intrò in la roca, et li custodi senza vestimenti, come fo detto, fonno mandati fuora, havendo de gratia de haver habuto la vita. Et cussì haveno ditta fortezza.

Ancora, come per lettere di 23 da Napoli, se intese come ivi erano oratori di Otranto et Galipoli per fermar li capitoli col Re de Franza et volerse render. Et firmati, el vicerè di Puia mons. di Lasparra ivi andò, et habutoli, andò a Misagne vicino a Brandizo; ma lì era Camillo Pandon, vicerè per el re Ferandino, el qual stava in Misagne, et fo causa Brandizo mai volse rebellar ad Aragona. Taranto, dove prima era Cesare de Aragona, fo fiol natural di re Ferando vechio, a dì 29 Marzo mandato fuora li cittadini, questi erano per casa di Aragona, si deteno a Franza, et cussì molti altri luogi, sì in Puia quam in Calavria, e tutti di volontà. Quelli si volseno tenir, li quali saranno nominati di sotto, si teneno, et non fonno combattuti; sì che, si ancora queste altre terre havesse voluto far el suo dover, questo Re de Franza non prosperava tanto.