Et vedendo el Re che Yschia, benchè fusse ysola, era molto vicina a Napoli, et era receto di re Ferandino, deliberò de far conzar certa armata lì in Napoli per mandar a tuor ditta fortezza. Ma Ferandino ancora era lì con le XIIII galie et la Rayna, tamen aspettavano tempo per passar in Sicilia, et in compagnia con la Rayna se ritrovava l'Arciepiscopo di Taragona, per nome di suo fratello Re di Spagna, come scrissi di sopra. Et etiam in questi zorni vi zonse uno altro oratore di esso Re de Spagna, chiamato Maistro Rational, el qual fo quello venne a Venetia, et andò per mar, dismontato fo preso da Franzesi et spogliato, poi, presentata al Re la commissione andava alla Rayna, li dette salvo conduto, et lo lassò andar a Yschia. Et accidit che el Re de Franza fece tramar acordo con el castellano de Yschia, promettendo 8000 scudi se li dava la fortezza: ma, inteso questo, Ferandino vi messe custodia più fidata, et ditto castellano, come fo divulgato, fece annegar, altri disseno lo retenne. Et quello seguite di lui non se intese.
La rayna Anna de Franza moglie di Carlo re, el qual in Italia a questi tempi se fa nominare, et suo cognato duca di Borbon, inteso el felice successo nel Reame, scrisse una lettera al Re, alegrandosi molto, notificando per tutta la Franza esser sta fatto bellissime feste et dimostratione di allegrezza; tamen lo confortavano a repatriar, notificandoli non li poteva mandar danari, perchè li populi non volevano pagar angarie, et queste tal lettere fo bona causa di la pressa che faceva esso Re de partirse de Napoli: tamen prima voleva aspettar a dì 25 April, che era el tempo de scuoder le doane di le piegore, che era ducati 60 milia, nè più se parlava de andar contra Turchi, come nel principio de questa impresa havia sempre ditto; et de ritornar tra loro parlavano. Et tutti zercava far danari, al meglio potevano; et Roma, Fiorenza e Milano non mancava di far qualche danno, pur parlavano di questa lega. Unde el Re si pensò de voler disturbar ste pratiche, et fece uno orator in questa terra, et uno a Milano, et voleva dar partido, et qual stado con lui più presto si aderiva l'altro restasse con lui inimicitia: et quello veniva a Venetia era mons. de Miolano, et a Milano mons. de la Tremoila, baroni soi di primi et dil suo conseio secreto, i qual tanto indusiono a vegnir, che seguite la liga, et non li volse più mandar, perchè non poteva haver effetto le imbassate soe.
Ancora a Roma remandò ambassador Filippo mons., come di lui più diffusamente sarà scritto. Et tra quelli lo consigliava era varie opinione: altri diceva el meglio saria venir a Zenoa, et ivi per mar andar in Provenza; altri volevano ritornasse per la via medema che era venuto, et cussì fece, et stavano su queste pratiche et consultatione. Piero de Medici continuamente pregava Soa Majestà lo riponesse nel Stado, o vero venisse a dominar Fiorenza. El cardinal San Piero in Vincula voleva venisse a Roma a dismetter el Papa e farne un altro. El cardinal de Zenoa et domino Obieto, ai quali perdonò ogni offesa, volevano venisse a Zenoa. Zuan Jacomo di Traulzi a dani de Milano. El cardinal Curzense, come ho ditto, contra a' Turchi. Sì che inter eos variæ opiniones dicebantur. Napolitani pur erano mal contenti per le insolentie, però che stava ne le soe caxe, manzava et beveva, toleva et usava la roba loro come soa propria, et più che vergognava le donne, et tal, non volendo consentir, le amazavano; et alcune maridate, da poi consentitoli, per tuorli li anelli havevano in dito, li tagliava li diti, come da persone che ivi in questo tempo se ritrovava intesi: cosse intollerabele. Et non potendo quelli meschini più soportar, andono a dolersi al Re, el qual mostrò molto li dispiacesse tal violentie; ma pur a tanto exercito non havendo da darli dinari nè le sue page, mal poteva remediar: pur trovato alcuni giotoni, ne fece impiccar 6; la qual cossa fo assà de timor; benchè tal provision fusse tarde, et za Napolitani erano disperati, et contra Franzesi harebbono fatto ogni mal che havesse poduto.
Fo aviato in questi zorni 4000 cavalli de Franzesi verso Roma; ma poi, successo la liga, li fece ritornar a Napoli. Et questo basti a le cosse de Napoli.
Napolitani non potendo suportar le inzurie li fevano Franzesi, feceno alcuni una conjuration de amazar el Re de Franza, quando l'andava alla Nonciata: ma tal cossa fo discoverta et notificata al Re; et fo preso doy di conjurati, et deinde el Re se riguardava de andar come prima. La qual cossa se intese a Venetia per lettere di oratori nostri de dì 29 Marzo, et zonte a dì 3 April; et come uno frate discoverse tal cosa, et che el Re havia passato uno grande pericolo, perchè erano disposti di amazarlo.
Cose seguite a Venetia et a Milano et Fiorenza fino al concluder di la liga et in questo mexe de Marzo 1495.
Intendendo Venitiani per molte vie di l'armada grossissima faceva el Turco, et grande exercito, deliberorono di far provisione sì da mar come da terra, et elexe 28 Fevrer capetanio di le nave armade Thoma Duodo, era stato capetanio di le galie di Barbaria, et in mar assà exercitato patricio; et di brieve, come dirò, lo mandò in armada sopra una nave di comun, di botte.... Et etiam preseno di armar do altre nave grande di comun, patroni di le qual elexeno nel Consejo de Pregadi Alban D'Armer et Daniel Pasqualigo, el qual altre volte era stato patrone. Et a dì 2 Marzo nel Mazor Consejo, per scrutinio del Consejo de Pregadi, fo eletto Proveditor in armada a presso el capetanio zeneral Bortholomio Zorzi, che alias fo provveditore a Gallipoli a tempo di la guerra di Ferrara, et fratello di Hieronimo cavalier, era ambassador a Roma; el qual libentissime accettò. Et el zorno fo publicato la liga messe banco, come dirò di sotto, et andò poi in armada benissimo in ordine. Oltra di questo a dì 7 April in Pregadi elexeno XV sopracomiti, benchè ancora altri ne fusse eletti che ancor non havia armato, et 9 patricii fuora in armada. Questo perchè Venetiani al tutto volevano aver grossa armada, ussendo el Turco, di galie 40 et nave.... senza le altre vele et galie de viazi, che a li bisogni se mandano in armada: tamen non fo bisogno; pur haveno grossa armada de galie 36, come al loco suo il tutto sarà scritto. Et in l'Arsenal continuamente se fabricava galie. Li arsilii andono per li stratioti in questo tempo zonseno in la Morea, et comenzono a cargar, benchè do de ditti arsilii in questo mexe de Marzo per fortuna sora el porto se averse, et convenne ritornar in l'Arsenal a riconzarsi. Ancora fo dato prestanze et sovention a le zente d'arme, a ciò al bisogno fusseno in ordene. Et ordinato de far la mostra in uno zorno in le terre dove erano alozate; la qual fo fatta dil mexe di Marzo, come intenderete lezendo. Le qual cosse judicavano Venetiani volevano far fatti, come feceno.
In questi zorni morite do condutieri strenui di la Signoria preditta, assà veterani ne l'arte militar; a Roman in Bergamasca Zuan Antonio Sharioto, havia cavalli 300; et poco da poi, a Ruigo, Alexandro dil Turco, etiam havia cavalli 300: homeni ambedoi armadi da la Republica nostra; et la loro conduta fo poi partita tra li altri conduttieri.
Ancora nel Consejo di Pregadi condusseno, per via de li ambassadori era a Napoli, Zuan Paulo di Manfron, vicentino, el qual era stato al soldo dil re Alphonso, et li detteno cavalli 200. Et cussì partito de lì venne in queste parte, ma fo molto tardivo. Etiam li detteno 25 balestrieri a cavallo. Et benchè le decime dil Monte Nuovo fusse pagate molto volentieri, non voglio restar de scriver questo: che mons. di Arzenton de Franza volse andar insieme con Alvise Marcello, era alle Raxon Vecchie, a la Camera de li Imprestidi per veder el modo se pagava et scodeva. Et visto in quel zorno gran moltitudine de brigata che portava danari, adeo el cassier non poteva suplir de scuoder, unde ste molto admirato, che in li altri luogi si stenta assà avanti che si possi haver pur una minima quantità, et qui scodevano tanti danari portati da cittadini nostri voluntarie. Or perchè pur ne restava debitori, nel Consejo di Pregadi elexeno tre Savii a le Cazude, executori di le quattro decime imposte quam di quelle se metteva per giornata: li qual avesseno a raxon de ducati X per cento di pena di quello scoderanno; uno de li qual attender dovesse a debitori dil Monte Vecchio, l'altro dil Monte Nuovo, et il terzo a le decime del Clero: et fonno eletti Mathio Donado, Hieronimo Orio, et Alvixe Loredan, i quali tutti erano dil Consejo di Pregadi, licet, non vi essendo, per ditto officio vi poteva intrar. Etiam questi havea do exatori, Bertuci Loredan et Lorenzo Manolesso, fatti alias per Collegio, licet de his hactenus.
Continuamente erano Venetiani su pratiche de concluder la liga, exortati da diversi oratori, maxime da quelli de Milan, benchè qualche controversia fusse di adatar con li oratori dil Re di Romani, perchè non havea commissione di far liga insieme con el duca Ludovico, rationibus superius allegatis; et per questo se stava tanto a concluder. Etiam perchè se aspettava lettere di Spagna et di Maximiliano. Et tal pratiche al principio erano condutte nel Consejo di X con la Zonta; el qual spesso se reduseva; tamen pur etiam conferiva nel Consejo di Pregadi. Et a ciò si concludesse presto, per Collegio, con autorità habuta dal ditto Consejo di Pregadi, fonno eletti et dato tal cargo a tre patricii, che fusseno auditori de li ambassadori, maxime Re di Romani et Spagna, però che Milan quello voleva la Signoria era contento; et questi dovesse referir et in Collegio et in Pregadi la loro volontà et opinione. I qual fonno Marco Bolani consegier, Lunardo Loredan procurator savio dil Consejo, et Andrea Barbarigo, fo del Serenissimo Prencipe, savio di Terra ferma. Et questi molto si affaticò in andar a caxa de ditti oratori; tamen la messeno al fine. Et el Pontifice non se lassava molto intender. Unde Hieronimo Zorzi kav. r ambassador a Soa Santità era sæpius in consultatione; et pur esso Pontifice, oltra el legato suo era in questa terra, mandò uno altro ambassador, el qual venne incognito, licet poi, conclusa la liga, palam si dimostrò et come orator dil Pontifice fu honorato, zoè Alvixe Becheto milanese, el qual era colateral di le zente di la Chiesia. Et ancora Venetiani mandò per lo episcopo di Calahorra legato, el qual era andato a Padoa a mudar aiere, a ciò venisse a Venetia che si volevano expedir. Et a dì 24 Marzo, fo la vigilia di la Nonciata, fo Pregadi; et in questo medemo zorno ditto legato venne da Padoa, et con le barche di viazo medeme venne alla riva dil Principe, et essendo suso el Pregadi andò in camera dil Principe, el qual non se sentiva bene nè ussiva dil suo palazzo. Et lui mandò per li Conseglieri et Cai dil Consejo di X, et ivi conferiteno con ditto Alvixe Becheto. Fo divolgato li fo ditto che al tutto volevano concluder, et che se el Pontifice voleva esser, bene quidem, siue autem faria senza di lui. Et cussì a dì 24, a dì 26, a dì 27, a dì 28, che fo 4 continui zorni, fo Pregadi, et comenzavano a voler metter fine, perchè li oratori de Maximiliano etiam sollicitavano, et el duca de Milano havea mandato una commissione in man dil Prencipe nostro in publica forma, che, benchè fusse tre soi ambassadori in questa terra, tamen la Signoria dovesse concluder la liga, et far dil Stado suo quello a nostri pareva; che fo cossa assà degna de memoria, et de qui ponerla; ma per essere secretissima non ho potuto haverla. Di Pregadi se cazavano li papalisti ogni zorno. Et a ciò se intenda, papalisti sono li patricii che hanno pare, fio, frar, et fio de frar dediti a la Chiesia, zoè hanno benefitii et intrade; et questi, essendo de Pregadi, quando se tratano alcuna cossa de Roma, sono expulsi, per schivar li inconvenienti puoi occorer, a ciò le cosse passino secrete: et questo si fa mentre non si è in liga o in paxe con el Pontifice. Et ancora, essendo Pregadi suso, se reduseva Consejo di X con Zonta, sì che, concludendo, tramavano ditta liga. Et corrieri de Milan veniva in hore 24, de Roma in 50, et de Maximiliano da Vormes ch'è mia 600 lontano de qui, in zorni 6, che fo cossa incredibile. Le cosse si strenzevano et andavano molto secrete. Quello seguite sarà scritto di sotto. Et mons. di Arzenton non andava più assà spesso in Collegio, come soleva; imo era admirato di quello havesse a seguir, et zercava de intender qualcossa, nè si vedea più con l'ambassador de Milan, come era assueto de andarvi. Et è da saper che in questi zorni, al principio de quaresima, andò in Collegio a dimandar a la Signoria che lui intendeva che si ragionava per la terra di certa liga si tramava in questa terra, et che era quasi certo, vedendovi tanti ambassadori, et che non sapea la causa perchè questa liga si dovesse far, et che, si la fusse contra el suo Re, questa Signoria li havia promesso bona lianza, et però pregava la Signoria lo advisasse, et che el suo Re era presto a intrarvi non essendo contra de lui: con altre simil parole. A le qual el Prencipe li rispose sapientissimamente, secondo il solito; sì che, senza saper altro, Arzenton tornò a caxa. Et non molto da poi accadete che, ritrovandosi in chiesia di San Zanepolo uno cittadino da Catharo chiamato Nicolò de Fano, el qual alias per Hieronimo Orio, era lì rettor, fo bandito di Catharo per soi misfatti; questo si buttò a piedi di ditto orator dil Re di Franza, dicendo che in questa terra non si faceva justitia più, et che lui, che era ambassador di christianissimo Re et justo, li volesse far uno salvo condotto potesse ritornar a Catharo. Et vedendo alcuni patricii eran con ditto orator, lo mandò via dicendo esser pazzo. Et pur lì continuando ne la soa richiesta, mons. di Arzenton disse: va, va, sei in una terra che si fa ragione etc. Et inteso tal cosa per li Cai dil Consejo di X fo subito mandato a tuor dil chiostro de frati, perchè lui, da poi ditte tal bestial parole, conoscendo l'error suo, non volse partirsi di loco sacro, credendo esser sicuro. Ma per cose di Stado non si varda, et per esser crimen læsæ majestatis fo mandato a tuor dove l'era, et menato in presone, et datoli tortura. Poi nel Consejo di X fo spazato per pazzo, zoè che 'l stagi 3 anni ne la preson forte serato; poi che sia in libertà di quelli dil Consejo di X saranno in quello tempo de licentiarlo o ver darli la punitione li parerà, col Consejo di X però. Et cussì se ne sta in presone.