Fiorentini considerando l'error suo, et che Pisa non ritornava sotto il pristino loro dominio, li do ambassadori erano a Napoli, zoè lo episcopo Soderini de Volterra et Neri Caponi continuamente dimandando audientia dal Re de Franza, quella hebbeno, et li dimandono prima che se Soa Majestà si havea a doler de Fiorentini, et se in niuna parte se teniva offeso, che li fusse dato auditori, che volevano justificar el tutto. Demum, che non havendo fatto cosa niuna contra la christianissima Majestà Soa, imo haverli dato ogni favore, che li piacesse di farli render la soa terra di Pisa, juxta la forma di capitoli. Ai qual el Re rispose: prima che non si lamentando lui de Fiorentini fin hora, non bisognava justificatione, poi che quanto a Pisa elli non la meritavano, et che li bastava che fusseno in loro libertà et privi del governo de Medici; et che ogni dì Piero de Medici lo molestava, et lui non li voleva dar orecchie; ma che havendo Pisani voluto esser sotto soa protetione, et levato la soa insegna, non poteva far non manco di custodirli et mantenerli in libertà, sì che zerca Pisa più non se parlasse. Unde Fiorentini vi mandò uno protonotorio de Caponi per ambassador, el qual a dì primo April passò per Roma, et non molto da poi, havendo habuto el Re le fortezze, elexeno nel loro Consejo quattro ambassadori a Soa Majestà, sì per congratularsi di tanta vitoria, quam per veder al tutto de haver Pisa, et el Re li observasseno li capitoli promessi et jurati de observer: ancora per Monte Pulzano. I qual fonno questi: Guido Anton Vespuzi cavalier, Bernardo Ruzelai, Lorenzo Morelli et Lorenzo di populani, olim de Medici. Et prima nel numero di questi quattro elexeno Paulo Antonio Soderini, che fo qui ambassador l'anno passato, et non vi volse andar, sì perchè suo fratello lo Episcopo di Arezo era lì dal Re oratore, quam per altre occupatione. Unde in loco suo elexeno uno de questi altri, et cussì a la fine de Marzo partino di Fiorenza con gran pompa, andono a Roma, poi a Napoli, et arivò a dì 3 April a Napoli; erano con manege dogal. Et el successo loro intenderete poi.

Quelli di Monte Pulzano, havendo intendimento con Senesi per essere loro vicini, rebelono a Fiorentini, et si deteno a Senesi. Levono le loro insegne a dì.... Marzo, et scaziando el dominio ivi era per Forentini: unde vedendo Fiorentini questo, subito spazò uno corrier al Re de Franza, quasi come loro protetore, a dimostrarli questo. Et da poi vedendo gli oratori fiorentini dolendosi al preditto Re, per soa excusatione Senesi elexeno do ambassadori a Napoli a Soa Majestà, i quali assà ben in ordene partino de Siena, et zonseno a dì 7 April a Roma, demum andono a Napoli, dove bonazò le cose, et teneno Monte Pulzano.

Pisani volendo al tutto esser in libertà, et si difendevano da la zente fiorentina, essendovi in so aiuto el sig. Fracasso di San Severino mandato ivi per el Duca de Milano, et in questo tempo mandono 4 ambassadori a Napoli, a ciò el Re non si movesse di opinione di mantenerli in libertà. Et questi veneno molto ben in ordine.

Lucchesi ancora non potendo haver ottenuto Pietrasanta, che fo sua, dal Re preditto, li mandono do altri ambassadori a Napoli a pregar Soa Majestà li volesse render li ducati diexe milia a lui prestadi, con promissione, quam primum fusse intrato in Napoli, di doverli render: ma nulla poteno fare, perchè el Re zercava danari, et questi li domandava.

A Milano el Duca, havendo pur paura dil suo Stado, havendo za principiato a voler refar le mura circonda Milan che erano assà vechie, havea messo una universal angaria a pagar tanto per persona per causa de ditte mura, ma al presente era de bisogno de far altre preparatione; et fece far la descriptione degli homeni da fatti nel suo dominio. Ancora assoldava zente sì da cavallo quam provisionati, et diceva voleva haver cavalli 8000 et assà fanti. Et molto carezava Sebastian Badoer ambassador veneto, facendo grande extimatione per essere homo dignissimo.

Ancora zonse a Milano quel ambassador de re Ferandino, chiamato Scipio de Filomarino cavalier, nominato di sopra, et molto dal Duca fo carezato et ivi restò. Et havendo mandato a la Signoria, come ho scritto, esso Duca la sua commissione zerca a la conclusione di la liga, la qual molto desiderava, et visto la forma di capitoli, et tenendola za per conclusa, come quasi era, fo molto aliegro. Et in questi zorni fo a parlamento con mons. di la Ruota, oratore dil Re de Franza lì a Milano, dove etiam si trovò l'ambassador veneto. Et li disse el Duca: Domine orator, siate certo che a Venetia col nome de Dio si conclude una liga, la qual reputo sia fatta con li primi potentati dil mondo, et quando loro non la facesseno, la Ill. ma Signoria et io siamo ligati a conservatione de li Stadi nostri. Questo perchè el Re nostro, oltra che li havemo prestato assà quantità d'oro, dato el passo contra el sangue nostro, et mediante el nostro favore ha ottenuto el Regno di Napoli, scaziato quel povero re Ferandino mio nepote, che a hora va remengo, et è sta cridato tra soi di venir a Milano; et questo è il merito ne rende. Avisandovi come, essendo dacordo la Illustrissima Signoria et nui, non havemo paura di niuno, non che essendovi altri potentati, qual intenderete. Et si 'l Re vorrà passar, vorremo i danar nostri che li havemo prestati et fatti prestar a Zenoa. Ancora scrisse a Zenoa fusse licentiato quelli Franzesi che ivi erano per nome dil Re, per voler far armada, tra li qual era el fradello dil card. Samallo, chiamato mons. Zeneral de Linguadoca, et che de lì se dovesseno partir. Et che ponesseno in ordene X galie et do nave grosse, et quelle subito armasseno a requisitione soa. Et mandò danari al suo commissario era ivi, Coradolo Stanga protonotario, el qual za molti anni in Zenoa era Stado per suo nome comissario. Ancora vi mandò de Milano a Zenoa per costodia 500 fanti, a ciò quella riviera fusse custodita; et scrisse a la Marchesana di Monferà, fo moglie dil marchese Bonifacio, el qual Stado a lui era recomendato, che non dovesse lassar più passar de que' Franzesi, imo ponesse ogni custodia a li passi, et facesse diligentia più non vi passasse, come fino hora erano passati; ma ben quelli ritornava in Franza dovesse lassar ritornar. Questo fece perchè in Aste se intendeva esser zonte nuovamente lanze 500 franzese, le qual volevano venir di qua da monti. Et come per lettere di Roma se intese che in Italia se aspettava in soccorso dil Re, per augumento di le soe zente, el Prencipe de Orangie et el Marescalco de Bergogna, i qual sono gran signori in la Franza, et di primi capitani dil Re, i qual venivano con 300 lanze. Oltra de questo esso Duca de Milano notificò a la Signoria come, parendo a quella, era de opinione de andar a tuor Aste, la qual impresa reputava molto facile et, conclusa che fusse la liga, voleva andarvi: la qual cossa fo molto cativa, perchè sdegnò el Duca de Orliens, et li tolse la città di Novara, come scriverò di sotto.

A Ferara el Duca elexe in questo tempo do ambassadori a Napoli, ad alegrarsi col Re de Franza de la vittoria, et conferir altre cosse con lui: i quali erano Bonifacio de la Bevilaqua Kav. r et Julio Tasson Kav. r I quali si partino benissimo in ordine, et andono fino a Rimano, et poi, nescio qua de causa, esso duca li fece ritornar, et più non li mandò, o fusse perchè sapeva di questa liga, o vero il zenero Duca de Milano li scrivesse non era tempo de mandar ditti oratori.

A Venetia, a dì 25 Marzo, el zorno de Nostra Donna, per lettere venute da Zenoa se intese come loro havevano di XI dil presente da Lion, i quali scriveano haver da Londra di 21 Fevrer come a dì 7 Zener di note passando in mar di Spagna su le seche de Sain o vero di Bertagna do galie de Fiandra venete erano naufragade; però che za se havea inteso di la fortuna grandissima habuta, et de 45 navilii che si partino per andar a Londra non scapolò se non la terza galia, patron Piero Bragadin et la nave di Anzolo Malipiero. Adoncha queste do galie de Fiandra, di le qual era capetanio Polo Tiepolo, cognominato da Londra, patroni Andrea Tiepolo et Bortholamio Donado, i quali si annegono insieme con XX altri patricii nostri, che saranno nominati di sotto, et persone in tutto n.º 500. Etiam se intese esser rota ivi la nave de Hieronimo Zorzi cavalier et fratello, carga de vini, la qual in tal fortuna naufragò: benchè da poi, come scriverò di sotto, ditta nave havendo scorso grandissimo pericolo, zonse a Londra a salvamento, che fo mirum quid che le nave zonzesse et le galie perisse, chè raro aut numquam galie suol romper et perir in mar per fortuna. Benchè del 1437, capetanio Marin Mozenigo, in questo medemo luogo do altre galie de Fiandra si rumpete, et el capetanio con gli altri annegati.

Questa rotta fo assà danno a Venetiani a presso ducati 100 milia, oltra la morte di patricii et homeni marittimi persi, et mirum est che de tanto numero pur uno vi scapolasse, ma come poi per lettere di Piero Bragadin patron di l'altra galia, drizate a la Signoria, se intese, che cessata la fortuna, et lui zonto a salvamento perchè se ingalonò, et si questo non era sarebbe rotti. Mandò a veder ivi dove have la fortuna, di la qual judicava ditte galie fusse perite, et trovono in mar arbori di galie, scrigni etc. sì che certo fo che erano rotte: la qual fortuna durò.... zorni continui, benchè ancora nostri stava in expetatione de intender altro avviso; pur non si trovava a segurar a ducati 70 per cento. Et tandem a dì 8 April venne uno fante di Londra, per el qual tutti quasi inteseno el certo, che fo queste lettere de ditto patron, e tutti levono coroto, che fo una cosa obscura a veder tanti mantelli a Venetia et panni bruni per li patricii mancati. Et preseno in Pregadi che ditta galia dovesse tuor nel ritorno in sua conserva, oltra la nave Malipiera, do altre nave forestiere, et quelle pagarle di denari di la Signoria, oltra un certo quid havesse di le mercadantie; et poi, inteso la nave Zorzi era salva, etiam quella fo messa a ditta conditione.

Questi sono li patricii annegadi su le galie de Fiandra. Et prima galia, capetanio ser Polo Tiepolo; patron ser Andrea Tiepolo de ser Matio; nobeli ser Mafio Girardo q. m ser Francesco, ser Cabriel Soranzo q. m ser Zacharia, ser Christofol Tiepolo de ser Mattio, ser Andrea Valier de ser Dolfin, ser Hieronimo Zustinian de ser Dardi, ser Zuanmaria Pasqualigo de ser Marco, ser Dolphin Venier q. m ser Christofolo. ( Seconda ) galia patron ser Bartholomio Donado q. m ser Antonio el cavalier, ser Antonio Donado de ser Hieronimo el kavalier, ser Benedetto Orio de ser Zuanne, ser Santo Venier q. m ser Piero, ser Hieronimo Foscarini q. m ser Zacharia, ser Andrea Girardo q. m ser Francesco, ser Francesco Mozenigo q. m ser Lorenzo, ser Jacomo de Mezo q. m ser Alvise, ser Andrea Pisani q. m ser Francesco dal Banco, et ser Lorenzo Donado q. m ser Alvise. Et poi a dì... April nel Consejo di Pregadi messeno tre galie al ditto viazo, et fonno incantate le galie secondo el consueto. Et a dì 10 April eletto nel Mazor Consejo capetanio Domenego Contarini era stato capetanio di le galie di Beruto. Et tamen per la guerra successa con el Re de Franza, andando per le sue terre dove sarebbeno (in) qualche pericolo, per questo anno non andò; sì che oltra li altri danni ne fece ditto Re de Franza, questo viazo de Fiandra non andò.