A che turbar dei bellicosi ladri
L'animo pio con misurati pianti?
O cari petti giovanili infranti,
È troppo che su voi piangan le madri!
II.
Ove andrem noi? Sangue e miseria intorno
E fango. Oh ferrea notte
D'Europa! Oh immani lotte
Di truffatori! E ancor lontano è il giorno.
Gitta la vaticana Idra la squama
Fra' mal guardati avelli,
E gl'incauti ribelli
Affascinando, il nostro esizio trama.
La jena di Stambùl, di terror folle,
Nel sanguinoso mare
Galleggia, ove affogare
Invan l'inglese mercator la volle.
Ecco, il deforme orso del Volga accampa
Sul provocato lido,
E con geloso strido
Porge alla rea l'insanguinata zampa.
Ma la francesca Libertà bastarda,
Che, le adipose cuoja
Date in custodia al boja,
Tutto vende ghignando e tutto infarda,
Indarno al Papa ed allo Czar gl'immondi
Quarti lambisce abjetta:
Giù nell'ampia belletta,
Ond'ora ingrassa, è forza pur che affondi.