No, non sparga, per dio! L'antiche some
Gittiamo alfin, leviamo al cielo il volto!
Le terre, il tetto, il pan, l'onore, il nome,
Tutto i vili patrizi hanno a noi tolto!
Ci hanno emunte le vene; infrante e dome
Le virtù, stôrto il senno, il cor sepolto,
Fatto de le nostre ossa argine e scudo
Al petto vil d'ogni giustizia ignudo!
Ov'è la patria nostra? I nostri figli
Ove son mai? Ce l'han tutti rapiti;
L'han trascinati fra' nemici artigli,
Carchi l'han di vergogna, e l'han traditi!
Geme un popol fra' ceppi e fra' perigli;
Essi spandon sui morti onte e conviti;
E le nostre deserte, orbe contrade
L'orgoglioso stranier devasta e invade!
Oh! sia fine a l'obbrobrio! Alta vendetta,
Anzi onor di giustizia il tempo chiede;
Tale un'opra da noi la patria aspetta,
Che le dia ferma in avvenir la sede.
Cada il patrizio altèr; cada interdetta
L'aurea fortuna, ond'ei si tien l'erede;
E, partiti ugualmente i censi avari,
Con noi soffra o s'allieti, e a noi sia pari!
—Pari sian tutti a noi! Con legge uguale
Il benefico Sol dispensa a tutti
Il vivifico suo raggio, ed uguale
Splende, sì come il Sol, l'anima in tutti.
Tal sia la legge e la giustizia! Uguale
A tutti ognuno, e uguale a ognun sian tutti;
Tutti un nome, un pensier, tutti un'insegna:
Il popol Dio, che a Dio somiglia, e regna!—
Tal parla; e come al boreäl flagello
Mugghian negre le nubi, e il mar si sfrena,
A l'audaci promesse, al parlar fello
Freme la turba, ed urla, e si scatena;
Dà piglio a l'armi; al vero, al giusto, al bello
Guerra incomincia inesorata e piena:
Quel che a l'ira fuggì de l'armi infeste,
Cieca nel suo furor, travolge e investe.
Com'è colui, che, d'improvviso ossesso
Da bieca furia de la mente insana,
La man, vana in altrui, volge in sè stesso,
E le proprie sue carni adugna e sbrana;
Il superbo così popolo oppresso,
Poi che su l'oppressor l'ira fu vana,
Ebbro d'odio feroce e di dispetto,
L'armi ritorce de la patria al petto;
E così ne la strage infuria, e immerge
Nel delitto così l'anima prava,
Che le macchie del sangue il sangue asterge,
E l'uno error l'altro disperde e lava:
Tutto vorría quanto risplende e s'erge
Spegnere ed adeguar la turba ignava;.
E d'ogni mal, d'ogni miseria in fondo
La patria seppellir, la Francia, il mondo.
O dal tempo e da l'armi invïolate
Moli, d'invidie oggetto e di stupori,
Ove accolser le industri Arti onorate
Tante illustri memorie e tanti allori,
O tempî de l'uman genio, crollate,
Date campo di stragi ai vincitori;
Già su voi la fraterna ira si sferra:
Titani, eroi, numi de l'arte, a terra,
A terra tutti! A la possente e nova
Aura di libertà, che altera incede,
Tremi dal trono suo Fidia e Canova,
E s'umilî del gran popolo al piede!
Al gran popol la molle arte non giova;
All'oro, al sangue, e non all'arte ei crede;
Degna luce per lui, ch'ai numi è pari,
Gl'incendî son, son le rovine altari!
Tu, colonna fatal, ch'ergi l'altera
Testa agli astri e co'l piè Francia calpesti,
E di rampogna tacita e severa
Le loquaci dei vivi alme funesti,
Crolla tu pur, bronzea colonna, e fiera
Su le rovine tue Francia si desti,
Si desti alfin; scoperchi i freddi avelli,
Schiaffeggi i padri, e il nome lor cancelli!