Ecco gli eroi. D'intorno a quel gigante
Trofeo di gloria, per lo piano immenso,
Vario di cor, di lingua e di sembiante,
Corre, brulica, ondeggia il popol denso.
Già s'alza a l'aura il vessil trïonfante
Tinto nel sangue e negl'incendî accenso;
E a tal segno di strage e di vendetta
S'allieta il volgo, e il fatal crollo aspetta.
Sta superba frattanto e indifferente
La colonna regal, pur come suole,
E del purpureo suo raggio occidente
Tranquillamente la saluta il sole.
Tranquillo a par sorge il Guerrier possente,
Che l'altera sovrasta inclita mole;
E di ghirlande glorïose onuste
Spandon l'ale tuttor l'aquile auguste.
S'ode un bisbiglio; al fiero assalto muovono
Gli ardui congegni; al ciel stridono; imbianca
Ogni volto; tentenna in su l'aërea
Reggia il Guerrier, piega da destra a manca;
Piega, balena; con fragor terribile,
Che il cielo assorda, ed ogni cor disfranca,
Cade, non già, ma su la rea canaglia,
Stanco di più soffrir, scende e si scaglia.
Trema la turba, e come avesse al dorso
De l'incalzante eroe l'ira e la spada,
Urla fuggendo, e l'ali impenna al corso,
E l'uno, avvien, che a l'altro inciampi e cada.
Frenate, o prodi, a la paura il mòrso;
Volgi la faccia, o terribil masnada;
O Erostrati, o tribuni, o genti indôme,
Non è un uom, che v'insegue, è solo un nome!
L'uom dei fati è colà: disteso, avvolto
Di negra polve, nel deserto piano
Poco ingombra di terra, e gli occhi e il volto
Vinti ha nel bronzo, e inerte è la sua mano.
T'accosta a lui; vittorïoso e folto
Corri a l'insulto, o gran popol sovrano;
E dir possa ciascun, se tanto egli osi:
Su'l fronte a Bonaparte il piede io posi!
Soli a l'oltraggio non sarete! Esulta
Dai vigilati balüardi il fiero
Nemico, e applaude a l'opra vostra, e insulta
A la caduta del fatal Guerriero.
Da la polve di Iena, or non più inulta,
Balza un popol di scheltri orrido e nero;
E su l'immago de l'eroe nemico
Poggia l'Ombra regal di Federico.
Sorge orgogliosa, e il ciel torbida e grande
Prende co'l capo, e al negro aere torreggia,
E le rotte al suo piè bronzee ghirlande
Conculca, e dai profondi occhi fiammeggia.
—Ch'io vi cancelli, esclama, orme esecrande
De la vergogna mia; ch'io più non veggia
Vôlti in trofei, cangiati in monumenti
Questi bronzi rapiti a le mie genti!—
Dicea, quando pe'l ciel rigido e scuro
Un sinistro baglior sorge e risplende,
E un piceo fumo, un odor crasso e impuro
Gli occhi travaglia, ed il respiro offende.
Ahi! qual cagion, qual destino empio e duro
Di nuova rabbia i franchi petti accende?
Tra le fiamme sepolta e la rovina
De la Senna cadrà l'alma regina?
Torna il dì. Sola sola, incerta, oscura,
D'un rosso nastro il crin sozzo costretto,
Le vie trascorre una strana figura,
Guardinga agli atti, agli sguardi, a l'aspetto;
Muta, veloce rasenta le mura;
La destra invola furtiva nel petto;
Sogghigna, ammicca la strada romita,
Fermasi, brontola, fugge, è sparita.
Ma dietro ai suoi passi, trascorsa appena,
Un suono scoppia di grida e di pianto;
Fra dense nubi l'incendio balena,
Stride, si spande da questo a quel canto;
Essa a la danza gli stinchi dimena,
Cionca co'l lurido suo drudo intanto,
Con pazzo volto, con gioia feroce,
Salta, e lingueggia con stridula voce.