V'è una pianta gentil, ch'alma e giuliva
Di bei fiori non è, non è di foglie,
Ma al tocco sol, come se fosse viva,
Tutta in sè si restringe, e si raccoglie;
Nome il volgo le dà di sensitiva,
E senso di pudor certo essa accoglie,
Chè tutto, che del Sol si scalda al raggio,
Ha virtude d'amor, senso e linguaggio.
Tal divien la fanciulla; e il ciel sereno
Erra co'l guardo, e incerta pende, e geme;
Ed agli urti del cor le ondeggia il seno,
E il cor le fugge a la risposta insieme:
—Stranier, caro stranier, per questa almeno
Secreta ambascia, che m'affanna e preme,
Deh! per questa ti prego alma soletta,
L'onore, il pianto, i sogni miei rispetta.
Deh! se fido è il tuo dir, se l'alma è fida,
Se a l'audace voler tua possa è uguale,
Fa' che scorra da' regni aurei de l'Ida,
Nuova di giovinezza onda immortale;
Fa' che amico a le Muse il Ver sorrida;
Che men funesto a noi vibri il suo strale;
Che a questa vecchia gente infastidita
Riedan le Grazie a rifiorir la vita!
E se tanto non puoi, dammi che a questa
Terra, che non m'intende, alfin m'invole;
Ch'io mi scevri da tanta orda molesta,
Che sepolta nel ver l'anima vuole.
Oh! ch'io torni dei miei sogni a la festa,
Ch'io mi confonda in un raggio di sole,
Ch'io naufraghi coi miei poveri numi
In un mare di luce e di profumi!—
—Oh! no, vieni, amor mio, vieni, ei rispose,
Co'l Sol nascente e i rugiadosi fiori,
E alle fole, che il mito aureo compose,
I nostri involïam superbi cori:
Il trono de l'amor son queste rose;
Tutti son ne la vita i suoi splendori;
È qui sovra la terra il ciel che agogni,
Qui ne le braccia mie tutti i tuoi sogni!
Vivi a la terra e a me: vivi al governo
Di questo amor, che fiamma è del pensiero,
Di questo universal giovane eterno,
Ch'è lume sol fra l'intelletto e il vero;
Egli ombra e luce, ei paradiso e inferno,
Tempo ed eternità, verbo e mistero,
Principio e fine del mortal cammino,
Fede, legge, virtù, vita, destino.
Vieni con me; per l'infinita via
L'Ozio non poltre, e non sbadiglia Imene;
L'opra e l'amor son la ricchezza mia,
Mio cibo il ver, la libertà il mio bene:
Aquila altera per l'aria natía
Al Sol va incontro, e schiva è di catene;
I nembi sfida, i turbini sovrasta,
Libera muor; la libertà le basta.
Noi liberi così, per vario corso,
Correrem, cimbe audaci, il mar crudele,
E il dio, che non indarno ha l'ali al dorso,
De l'ali sue ne rifarà le vele.
A lui, che sdegna, e sia pur d'oro il mòrso,
Piega, o dolce fanciulla, il cor fedele;
Chè, finchè l'occhio ha un guardo e l'alma un riso,
Ei solo è il Dio, la terra è il paradiso!—
Favellando così, giuso a la valle
Avean, senza saper, già vòlti i passi,
E incerti si seguían, qual due farfalle,
Ch'erran lente sui fior, su l'erbe e i sassi;
Ma quando s'avvisâr del vario calle
De l'assòrta fanciulla i guardi lassi,
Tremò, gelò, rieder volea, ma vinta
Da l'angoscia al suol cadde, e parve estinta.
Cadd'ella sì, ma non di fiori e d'erbe
Guancial trovò sul molle suol proteso,
Nè le miti verbene e le superbe
Rose andâr liete del vergineo peso:
Ben ei l'amante Pellegrin le acerbe
Forme accoglie su'l petto ansio ed acceso,
E gli spiriti erranti in su le chete
Labbra le avviva, e geme, e le ripete: