Per la prima volta poniamo il piede sull'antico confine. Ho viaggiato per un giorno in terra redenta.
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Su dal lago d'Idro si rivolge verso nord val Giudicaria, in cui scorre il Chiese, parallelamente alla valle dell'Adige, o Lagarina: le due grandi vie di comunicazione, cioè di possibile invasione, che il possesso del Trentino offriva all'Austria verso l'Italia. Val Giudicaria continua verso nordovest con val Daone che la ricollega alla regione dell'Adamello, verso est con val di Ledro che conduce al Garda.
Costeggiando il lago d'Idro, passiamo sotto la vecchia e teatrale fortezza d'Anfo; finito il lago, ove il Chiese vi sbocca, attraversiamo l'antico confine.
L'antico confine qui è un ponte sopra un torrefaccio. Di qua era regno d'Italia, di là era impero d'Austria. Ora di qua e di là è tutta Italia. È semplice. Parve semplice anche a Cadorna, quando un giorno, che era il secondo della guerra, disse alla nazione: “Le nostre truppe occuparono i seguenti punti: Forcella di Montozzo, Tonale, Ponte Caffaro in Val Giudicaria....” e così via una sfilata di otto o nove nomi, senza una parola di più. A noi cercare sulle carte quei nomi, cercare nella nostra immaginazione il valore attivo di quel fatto semplice: — le nostre truppe occuparono....
Non per questo luogo abbiamo cercato dei nomi sulle carte. Sono i nomi più famosi e più dolorosi della storia popolare d'Italia, la storia garibaldina. In questi luoghi la nostra impresa d'oggi si riallaccia più sensibilmente all'opera interrotta or è mezzo secolo. Poco prima di raggiungere il ponte, abbiamo salutato con un tremore indicibile un piccolo ossario che da una rientratura del monte s'affaccia come un monito e domina, da sinistra, la strada: l'ossario di Monte Suello.
E non qui l'immaginazione ha bisogno di sforzi per figurarsi l'azione: o meglio, ogni sforzo è inutile, perchè un'avanzata fatta di discese precipitose giù per queste chine, di ascensioni asprissime su per queste cime, di penetrazione temeraria dentro il fogliame fitto che protegge ogni agguato alle radici dei monti, un'avanzata di questo genere appare tanto più prodigiosa e inimaginabile quando vediamo con gli occhi quale suolo corrisponda alle impassibili designazioni dei comunicati di cui ci siamo nutriti fino ad oggi.
Mentre gli alpini precipitavano, ascendevano, penetravano, i bersaglieri prendevano d'impeto il ponte e avanti divoravano la strada e riconquistavano i paesi attoniti. Sul primo di quei paesi, Lodrone, c'è una grande, accurata iscrizione grafita sul muro: Regno d'Italia; e intorno intorno un bel fregio ancora pieno della soddisfazione con cui un soldato deve averlo disegnato due mesi sono. Poco più là, dall'altra parte, un'altra iscrizione, più vecchia, è rimasta intatta, memoria dell'antico regime. Suppongo che i conquistatori ve l'abbiano lasciata con un'intenzione ironica, perchè la scritta ammonisce:
Multa di cinquanta corone ai veicoli che avanzano troppo rapidamente.
L'esercito italiano è in multa.