Essendo salito di dietro le rupi, non immaginavo che quelle fossero così vicine. È una maraviglia, per il profano, abituarsi subito, aiutato da un potente cannocchiale, a distinguere così bene quello che importa della vita di un sistema di trincee e di un accampamento nemico. E dei nostri e dei loro, vedo trincee, accampamenti e moti. Ma ora tutta l'intensità della mia attenzione si concentra nel contemplare sul vivo l'effetto degli ordini matematici che il colonnello ha diramati pochi minuti prima. I rombi del cannone, che avevano accompagnato la mia salita in una confusione inestricabile d'echi e di prolungamenti, ora mi pare che si delineino, si profilino quasi visibilmente nello spazio luminoso che mi si apre dinanzi, e che sgorgando dalle gole di questi monti, nostri da ieri, convergano là, sui monti che saranno nostri domani.

Infatti, dopo un rombo lungo, che sembra eterno, ecco là, al punto estremo d'una trincea segnata da una ruga più chiara nella roccia, come uno sputo di fumo nero uscire dal suolo, e uno scoppio. Un altro rombo, un altro sputo nero, ma all'estremità opposta della stessa trincea, e via via, rombi, e scoppii, ed esplodere della terra nera lungo tutto il percorso della trincea; e colpi che cadono, uno dopo l'altro, nello stesso identico punto, a uguale distanza di tempo, con la esattezza di uno strumento di precisione. Poi da un'altra batteria cominciano i tiri a tempo, che vanno a esplodere nell'aria, proprio al di sopra del bersaglio, in blocchi di fumo bianco, che s'allargano sfioccandosi di grigio, che imbrunano dissolvendosi: e le esplosioni nere nella roccia e le esplosioni bianche nell'aria si susseguono, si moltiplicano, si confondono in una sola nuvola vasta che a poco a poco avvolge tutto il cocuzzolo del monte e par fumigare da quello nel cielo.

□ □ □

L'uomo, anche in tempo di guerra, è un animale curioso. Mentre me ne ritornavo dall'aver provato una delle più intense e religiose impressioni di cui l'animo umano è capace, mi sorprese d'un tratto una curiosità, molto naturale del resto. Ho visto come si mandano le cannonate, che si allontanano. Ma non le ho viste arrivare, verso me, quando si avvicinano.

Il caso mi ha favorito anche in questo. Scendevamo, a dorso di mulo, giù per certi prati ripidi che scivolano fino al paese dove si riprende la strada rotabile. E dietro noi, dietro le rocce che ci lasciavamo alle spalle, il confuso rumore delle cannonate che ormai accompagna tutto il nostro viaggio fu attraversato d'un tratto da un sibilo noto, arrotato, strisciante, e da uno scoppio vicino. Ci voltiamo a tempo per scorgere, sulla cima del monte da cui siamo scesi allora, dissolversi la nuvola bianca d'uno shrapnell. Non tutta bianca, questa: ha il margine inferiore come impregnato d'un rosso vivo. Dissolvendosi, diventa un fumo nero che disegna per un momento l'immagine d'un abete in vetta al monte, e scompare.

Forse cominciano a rispondere alle cannonate che abbiamo visto tirare di lassù?

Aspettiamo. L'attesa è breve: un altro sibilo, e un altro fiorire di nuvoletta bianca e rosa sul monte. Poi un terzo. Ed ecco dal sommo dei prati che attraversiamo sbucano da ogni parte soldati, trascinando muli e munizioni, dietro i ripari preparati per l'occorrenza. Tanto i muli quanto i soldati sono allegrissimi.

I sibili e gli spennacchi bianchi e rosa continuano, regolari, discreti. Continuando, si accostano sempre più, seguendo la cresta, al nostro prato e al sentiero che la fiancheggia. Le ultime le vediamo scoppiare nella rupe, da cui si staccano schegge e piovono sulla strada. Aspettiamo ancora un poco, ma lo spettacolo non ricomincia.

E noi ci rendiamo perfettamente conto, e per l'impressione nostra e per il viso lieto e i motti faceti dei soldati che commentano ogni arrivo, che l'arrivo degli shrapnells, finchè non colgono in pieno, è per l'appunto nulla più che uno spettacolo, e che la paura è una leggenda.

Ci allontaniamo di là a malincuore, nel silenzio sopravvenuto. Cominciano le ipotesi su quel cannoneggiamento. Qualcuno crede che gli austriaci abbiano individuata la batteria di lassù, altri preferiscono supporre che abbiano avvistata la nostra colonna, e la salutino così. È una supposizione un po' vanitosa.