Montepiana fu nostra fin dai primi giorni, quasi a un tempo con la Forcella di Lavaredo. Poi, prima di procedere, passò una settimana in lavori d'afforzamento e puntamento delle nostre artiglierie, per controbattere i forti austriaci della cortina retrostante; mentre si organizzavano e s'insediavano le fanterie, continuava terribile il duello dei cannoni. Il 15 di giugno cominciammo insistenti attacchi notturni contro Montepiano, ne iniziammo la scalata. Ora, rafforzati di là dalla sella che separa le due cime, aspettiamo, per procedere, che la cima di Montepiano non sia più sotto il tiro delle posizioni nemiche.
Cioè, che sia nostra anche l'alta e diruta cortina settentrionale che fa da sfondo al panorama. Fin dal 20 giugno son cominciati i nostri tiri contro il sistema di Landro, costituito di tre forti: Alto, Basso e Plattzwiese. Interrotti per dieci giorni dalle nebbie, furono ripresi il 1º di luglio.
Ora Alto e Basso tacciono, il terzo è fortemente danneggiato. Ci nuoce ancora il Raukhofel, che torreggia severo nello sfondo, lo Strudelkopfel, tolto alla nostra vista da un cumulo di nubi, e, tra l'uno e l'altro, quello Schwabenalpenhopf, profilo di torrione riquadrato, che domina l'orizzonte di Misurina e i cui crepacci proteggono l'osservatorio austriaco. Per tutta quella fuga di rocce si celano le loro artiglierie mobili; tirano il giorno qualche colpo, mentre la massa dorme. Essa lavora di notte a fare strade, strade sempre, per continuamente spostarsi.
Un saggio di tiri da Schluderbach (a sud dello Strudelkopfel, sull'alta valle della Rienz) si mostra ai nostri piedi: tutto il piano di qua dal lago di Misurina è sforacchiato di buche prodotte da granate da 305, che ora si son riempite d'acqua e son diventate pozzanghere fangose.
Anche la facciata dell'albergo, dalla parte del lago, presenta sotto il cornicione un largo foro: passò di lì un proiettile che andò a prendere alloggio in qualche stanza degli ultimi piani. L'albergo era vuoto e chiuso e l'unico danno fu quello materiale: da notare che il proprietario è un tedesco. Forse dopo la guerra un albergatore intelligente, riattando l'interno, lascerà intatta la breccia, vi porrà sopra una scritta, e gli americani accorreranno ad ammirare il foro austriaco come un'attrattiva delle più ghiotte del luogo. Neppure nel piano le granate produssero danni; naturalmente i nostri, sapendo il luogo così esposto, avevano abbandonato fin dal primo giorno la strada che vi passa. Ma per gli austriaci era una zona di tiri preparati. Non vollero sciupare la preparazione, e uccisero un mulo.
Noi però vi abbiamo perduto due o tre soldati. Il primo giorno che vi giunsero, attratti dalla bellezza malinconica del lago vollero fare un po' di canottaggio, vi si avventurarono sopra in barchette di cui non conoscevano la resistenza, e annegarono miseramente.
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Le posizioni della Conca di Misurina si continuano e s'integrano a ovest, di là dal Passo Tre Croci (nostro fino dal 29 di maggio) con quelle della conca di Cortina d'Ampezzo, protetta dai versanti orientali delle Tofane, che contemplammo giorni sono dal sud, di sull'Averau.
Quando, risalendo la valle del Boite, siamo andati verso la conca di Cortina, il sole sfolgorava e il bianco dei paesi nella valle gareggiava col bianco della neve nelle montagne. Di là da San Vito, ultimo paese italiano secondo l'antica carta, ci sono riapparse le Tofane, nostra conoscenza vecchia; ma di qui non ci schiacciano: si stendono attorno a noi, ci abbracciano quasi. Dietro, l'Antelao enorme co' suoi tre scaglioni ferrigni; ancora più enorme, in faccia all'Antelao, il Pelmo. Non c'è nebbia: è il trionfo del verde energico e inquieto del Cadore, un verde senza pace.