È stata sicura sempre della guerra senza sentire la necessità di gridarlo troppo alto. È sicura oggi della vittoria e non una bandiera sventola dalle finestre de' suoi palazzi vecchi e de' suoi villini recenti. Vede passare a uragani i soldati verso il fronte così vicino, vede tornare i feriti, sa ogni giorno ogni cosa, tutti i particolari minimi di quello che è avvenuto là, a pochi chilometri; conosce gli eroismi innumerevoli, le difficoltà sanguinose, le fatiche, gli ardori di quelle torme — tra le quali son tanti de' suoi figli. E non un grido d'incitamento o di spavento, di dolore o d'ardore, si leva dal colle d'Attila verso il denso cielo friulano, verso le muraglie nere della Carnia che le troncano l'orizzonte lontano, verso le alture accavallate di là dalle quali sente tremare e sperare Gorizia.

Racconta un padre:

— Mio figlio è stato ferito ieri in un braccio, d'una palla di fucile. Due giorni prima un'altra palla gli aveva portata via di netto la visiera del berretto. Si vede che la sua ora non è ancora venuta. Tra quindici o venti giorni sarà guarito e potrà tornare al fronte. —

Racconta un altro padre:

— Dicono che mio figlio, essendo stato tra i primi a saltare in una trincea nemica, sia stato ucciso. Non ho ancora messo il lutto perchè non ho l'annuncio ufficiale della sua morte. —

E sono padri affettuosissimi. E so certo che in fondo al loro cuore è la tempesta. Ma ciò che è inevitabile, naturale, superiore s'impone subito al loro pudore, ai loro affetti, alla loro umanità di individui.

Il friulano è fatto così.

Ho visto nella campagna, a San Giovanni di Manzano ov'ero stato in primavera, contadini insolfar le viti mentre si sentiva rombare il cannone: “No, no, non è il tuono” dicevano rassicurandosi.

Quando scoppiò la guerra non ci fu esodo. Solo poche donne s'allontanarono, e ora sono tornate. E si noti che prima della guerra era opinione diffusa che non avremmo avanzato subito oltre l'Iudrio, ma che ci saremmo ritirati sul Tagliamento.

Il friulano è fatto veramente così: ma c'è anche un po' di curiosa e simpatica civetteria collettiva della città, che sente tutti gli occhi e i pensieri d'Italia fissi su lei, sa di essere “la città del giorno”, e non vuol mostrare di maravigliarsene troppo. C'è la gran guerra? “Se capisse”. Il pugno della guerra è proprio Udine? Ma è naturale: “po no ueglial?” — come dicono nel loro musicalissimo idioma. A Milano se qualcuno viene a raccontare il minimo episodio nuovo, o anche a riraccontare il vecchio, tutti gli si stringono attorno, sbarrano gli occhi, commentano, gridano “Viva l'Italia!”. Qui non mostrano nemmeno d'interessarcisi troppo. Tengon dentro; sorridono d'un mezzo sorriso tenero, pieno di sfumature. E non gridano.