E per tutta la città non sventola un solo tricolore.
Se gridassero, non si sentirebbe. C'è una voce che s'impone su tutte, con un frastuono continuo, che al primo scendere nella città vi sgomenta; ma dopo mezz'ora la sentite anche voi come se fosse la voce naturale del luogo: sbuffi enormi e palpiti di motori, fischi di sirene, tremuoto incessante dell'acciottolato e del lastrico sotto le automobili, le motociclette, gli autocarri, i camions, i trasporti di ogni genere, dai più veloci, che v'abbagliano e sfumano, ai più pesanti, che stritolano senza riposo il suolo della città senza bandiere.
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Anche la chiesa s'è fatta per l'occorrenza una vita militare.
Tutte le domeniche c'è una messa speciale per i soldati, con predica eroica, di padre Semeria e di padre Gemelli, cappellani militari, alternatamente. La prima fu in giugno, nella chiesa di Sant'Antonio, annessa all'Arcivescovado. C'ero. Gremita di soldati: non più di due o tre borghesi, scivolati dentro contro l'ordine; non più di due o tre donne, ammesse per cavalleria: negli stalli del coro sedevano generali e altissimi ufficiali del Comando. Una messa — tra le pareti nude, in quel grigiore di uniformi avvivato appena dai varî colori dei colletti, illuminato appena dall'argenteo delle cento e cento stellette dei gradi — una messa breve, rapida, militaresca. E dopo la messa l'organo e i cantori intonarono l'inno di Mameli, e i soldati affollandosi all'uscita s'univano al coro. I muri stessi, e il monumento dei patriarchi Francesco ed Ermolao Barbaro, parevano maravigliati e commossi di quella novità miracolosa. — Da allora in poi fu sempre nel Duomo.
Anche fuori delle mura cittadine la vita della guerra vicina ci accompagna. Percorrendo i viali di circonvallazione intorno alla città si ha in qualche punto l'illusione che le sia stato messo l'assedio. Lunghissimi tratti dei viali sono orlati da una linea di tende da campo, ed è un vero accampamento, co' suoi bivacchi. In un largo prato i padiglioni candidi d'un ospedale da campo; in un altro un parco d'automobili; in un terzo d'areoplani; poi ancora le antenne i fili e le tende d'un impianto radiotelegrafico. Il colore caldo della paglia domina, penetra, tremola, un po' dappertutto. Più interminabili ancora delle file di tende, file di muli e muli, lungo le ville chiare; muli magnifici, da pianura e da montagna. E cavalli. È il frutto d'una requisizione immensa. I cavalli militari si distinguono a colpo d'occhio dai cavalli, diciamo così, borghesi. Quelli hanno pose più eroiche, scalpiti più impazienti. Questi sono dei buoni territoriali tranquilli, nitriscono meno alto, hanno nell'insieme qualche cosa di più sommesso e raccolto.
Come li capisco! Come si sente sperduto, solo, meschino, inutile, ingombrante, intimidito, il “borghese”, l'uomo in cravatta e paglietta, o magari anche in abito sportivo, qui in mezzo! Anche tra i carriaggi militari d'ogni genere vedo circolare modestamente per la città veicoli borghesi d'ogni forma e provenienza: carrettini siciliani, barrocci toscani, automobili d'albergo, d'alberghi d'ogni parte d'Italia. La circonvallazione è interrotta da nove porte, taluna delle quali ancora fiancheggiata da una torre bassa e quadrata. Molte sentinelle guardano ogni porta. Qualcuna guarda anche le lavandaie chine a sciacquar panni nella roggia: pare una cartolina illustrata. Unica nota malinconica di questo paesaggio, le fabbriche chiuse e silenziose: le necessità militari della regione non permettono che giunga qui in sufficiente quantità la materia prima. Ma nemmeno per questo il friulano mostra di commuoversi troppo.
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No, non si ha l'impressione della miseria, neppure se cerchiamo di addentrarci nella vita cittadina penetrando l'immensa sovrapposizione militare. Come tutte le persone silenziose la città senza bandiere è provvida. Meriterebbe più parole che non ne possa avere quest'articolo l'organizzazione della preparazione civile, solertissima e fortunata nel raccogliere e distribuire fondi per i disoccupati e per le famiglie dei richiamati, nel curare gli interessi di queste, nel custodirne i bambini, nel distribuire libri e biancheria e notizie. Il contraccolpo della guerra sarà sentito il meno possibile dalla parte più povera di Udine.
Ma in questo momento c'interessano, nella città alle porte della nuova Italia, soprattutto le organizzazioni che hanno più diretta attinenza con l'azione militare. Quella degli ospedali anzitutto. Udine è, oltre il resto, come un grande ospedale di tappa.