ce che so penis d'amor!
E' si mur, si va sotiare,
e ancimò si sint dolor....
Soltanto domani il rombo del cannone, che qualche volta nelle albe silenziose giunge chiarissimo da oriente, ci ricorderà che poco lontano continua la bellissima guerra nostra.
Alto Isonzo
Caporetto, 22 settembre.
Il lettore è impaziente d'arrivare all'Isonzo, al grande teatro orientale ove la guerra assomma i suoi sforzi più poderosi, ove la mèta diretta è Trieste.
Ma è necessario che egli sopporti di qui innanzi una lettura che forse parlerà meno delle precedenti alla sua fantasia, soddisferà meno il suo desiderio di quadro e di colore. La parte pittorescamente più caratteristica e nuova della nostra guerra è la conquista dell'alta montagna, della quale egli ha avuto qualche visione. Ora, in quello che sinteticamente può chiamarsi la battaglia dell'Isonzo, il tratto che riguarda Monte Nero ripete i caratteri della guerra di montagna che più volte abbiamo tentato di rappresentare parlando della nostra conquista nel Trentino, in Cadore, in Carnia; quanto al resto, qui appunto, ove la guerra tende al suo obiettivo, se non principale, più popolare, e raggiunge il massimo d'intensità di vigore e soprattutto di complessità, — mi sembra utile che esso lettore cerchi piuttosto d'intendere il collegamento dell'azione conquistatrice, che non di distrarsi nella contemplazione di alcuni quadri di bellezza guerresca. Per ciò è necessario ch'egli tenti soprattutto ricercare con pazienza qualcuno di quei lineamenti geografici e topografici che formano lo scheletro dell'azione strategica: azione serrata, snodata, ferrea di logica precisa. L'insieme di questa ricerca e di questa considerazione gli sarà, spero, fonte di un senso di bellezza e di ammirazione più raro e più nuovo che non quello che può suggerire la guerra veduta, come spesso l'abbiamo veduta fino ad ora, attraverso un seguito di sensazioni che tendevano ad isolarsi dalla logica che le concatenano.
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Da Sella di Nevea (alla testata di val Raccolana) si discende, per un sentiero di montagna in mezzo all'abetaia, e poi per una diruta carrareccia, fin sopra il lago Raibler: le strade sono due, una per l'inverno, e una per l'estate, protetta dalle valanghe: di grande importanza militare in quanto servono al collegamento del forte di sbarramento del lago con i forti Predil e Hensel, alla Chiusa di Plezzo.