Passato il forte di Raibler, si giunge sulla strada Raibler-Plezzo, che piega a sud, tagliata nel fianco della montagna, e passa un po' sulla destra e un po' sulla sinistra della valle della Koritnica. A un paio d'ore di marcia da Plezzo, la valle, che fino allora s'era alternata di faggi e di abeti, sparsa di case di carbonari, comincia a restringersi rapidamente, fin che s'incassa in una gola strettissima, profondissima, orrida, superata da un obliquo ponte di legno; entra in una piccola galleria, ne sbocca improvvisamente sulla vallata di Plezzo. Questa vallata, in forma di conca, è costituita dalla confluenza della Koritnica con l'Isonzo: quasi al confluente sta il piccolo borgo, slavo, sudicetto, che dà il nome alla conca. Il suolo presenta un aspetto di varia ubertà, raro a quelle altezze: vi alligna perfino la vite. Da una parte la chiude maestoso il Rombon (alto 2200 metri), e lontane le cime del Canin e del Jof di Montasio: dall'altra parte biancheggiano alcuni dirupi di Monte Nero.
Questa, per chi tenesse a saperlo, è la conca onde i Turchi, verso la fine del secolo decimosesto, sboccarono nella Patria del Friuli.
A sud la conca riprende a restringersi in valle: è la valle dell'Isonzo, e la strada la segue fino a Saga.
Veduta da un colle dietro Saga, cioè dal sud-ovest, la conca ha un aspetto più tranquillo. Oltre il Rombon vediamo addensarsi attorno alla valle le moli dello Sviniah e del Banjrki Skendenj, e proprio nel mezzo della conca biancheggia il campanile di Plezzo, ora diroccato e quasi dimezzato.
Perchè la placida e ubertosa conca è tutta recinta d'opere di guerra, e vi si è combattuto, in questi tre mesi, a più riprese accanitamente.
In un primo periodo della guerra la Conca di Plezzo ha rappresentato una riserva di forze austriache, ed è stata considerata soprattutto nei riguardi del valore che tali riserve avevano contro la nostra occupazione dell'alto Isonzo. Da Plezzo poterono salire l'11 di giugno i sei battaglioni austriaci e le mitragliatrici che tentarono di prendere alla rovescia le nostre truppe della regione del Monte Nero, aggiramento sventato, diceva il comunicato, “dalla valida resistenza e dalla rapida manovra dei bersaglieri e degli alpini”: uno dei più fulgidi episodi del poema del Monte Nero. E il campo nemico, che in quella regione la nostra artiglieria batteva tre giorni dopo, fuggiva verso Plezzo e ivi si rifugiava. Per completare e rafforzare la nostra occupazione della zona del Monte Nero, dovemmo, il 20 di giugno, impossessarci di tutte le posizioni che dominano le provenienze da Plezzo.
Non bastava: il 24 di giugno da Monte Nero ampliammo la nostra occupazione verso nord fino a raggiungere le pendici orientali del Javorszcek, che digradano appunto verso la Conca di Plezzo chiudendola a sud-est, e di là cominciammo i nostri tiri contro la Conca stessa: il primo di luglio prendemmo il Banjrki Skendenj, che la domina da nord-ovest; il giorno dopo incendiammo con granate, a due chilometri a est di Plezzo, il villaggio di Koritnica, ove i nemici tenevano i maggiori depositi di materiali e di viveri.
Queste operazioni preparatorie stringevano così compiutamente e così da presso la posizione, ch'essa finì col cadere presto del tutto nelle nostre mani. L'azione che condusse al possesso di Plezzo fu, circa a mezzo agosto, triplice. Una nostra colonna mosse dal costone di Monte Nero discendendolo fino alla valletta che ne divide il lembo dal Javorcek: un'altra da Saga salì verso Plezzo; intanto una terza da sella di Nevea manteneva un'azione dimostrativa. Gli austriaci di fronte alla seconda di dette colonne si ritirarono rapidamente, rifugiandosi sul Rombon, che avevano organizzato difensivamente. La colonna di alpini che moveva al Javorcek vi aveva trovato uno sbarramento, e ne aveva conquistato alla baionetta una trincea; la colonna dei bersaglieri era partita da Saga; s'era trattenuta sull'altura che domina immediatamente Plezzo, mandando all'occupazione le sole pattuglie.
Plezzo ora è libera dal nemico, ma non può ancora essere tenuta da noi perchè la batte il Rombon, ove, come ho detto, si rifugiarono gli austriaci ritirandosi dalla Conca. Sulla cima essi vi hanno ancora degli osservatorii; non tengono però tutto il monte, perchè le nostre truppe vi stanno già con le trincee a mezza costa.