Il Carso, tanto meno aspro, alto e diruto degli altri, è tuttavia una più formidabile difesa per il nemico. Il suolo n'è sassoso e roccioso, ma la natura calcare vi ha permesso lunghe e ampie erosioni entro cui i corsi d'acqua scompaiono. Nelle più late, le doline, si adagiavano sul leggiero strato di terra che le ricopre, intieri vigneti, campi, frutteti, villaggi: oggi taluni di quegli incavi costituiscono irraggiungibili luoghi di appostamento per le batterie austriache. Inoltre le pendici più alte sono ricoperte di boschi. Ne vediamo di qui chiaramente alcuni che si sono già conquistati una fama terribile: bosco Cappuccio, che imberrettava la cresta sopra Sdraussina: non l'imberretta più perchè i proiettili lo hanno tutto sfrondato e bruciacchiato; più in basso verso la piana di Gradisca, Bosco Triangolare e Bosco a Lancia. Furono tutti insidiosi ripari per il nemico, continuando la serie di fortificazioni campali che percorrevano la linea del fiume. I nostri non li conoscevano e dovevano avanzare dentro essi con non meno di prudenza che di coraggio. Sopra da quei boschi, e oltre verso il mare, si stende il Monte Sei Busi.
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Il 24 di maggio da Saga i nostri occuparono la linea Cormons-Versa-Cervignano-Terzo: il 25 urtarono contro la difesa del Sabotino; dal 25 al 28 presero il Fortin; poi sostarono per fortificarsi ed organizzare i servizi.
Il 5 di giugno cominciò il vero periodo di attacco alle posizioni; l'8 si gettò un ponte sull'Isonzo a Sagrado. Intanto avevamo rapidamente ricostruito su palafitte quello di Pieris che il nemico aveva distrutto ritirandosi.
Il passaggio del ponte di Sagrado ai piedi della prima cornice carsica, sotto il fuoco continuo, parve un miracolo. Costituiti di là dal fiume, cominciammo la serie ininterrotta degli attacchi su tutta la curva carsica: la prima occupazione fu quella di Monfalcone e della sua rocca. Nel suolo roccioso non potevamo scavare le trincee, dovevamo costruirle a sopraelevazioni di sacchi di pietre. Le linee dei muretti levate così si moltiplicavano, in tutte le direzioni, con cento svolte ed intrichi, man mano che salivamo. Il 23 tutto il margine dell'altipiano tra Sagrado e Monfalcone era nostro. Il 24 la linea nemica fu sfondata, sopra Redipuglia, con la presa di Castelnuovo.
La quale presentò una difficoltà nuova e particolarissima in aggiunta alla consueta dei trinceramenti cementati e blindati. Tutta la regione a occidente del Carso è corsa da un sistema di canali, che mette capo a Monfalcone; uno dei quali è il canale Dottori, quello che corre ai piedi della collina seguendone la curvatura. Per raggiungere la radice di essa collina occorrevano dunque ponti, e i ponti erano stati distrutti. Opportune cognizioni ci accertarono che era stato rotto l'argine del detto canale, inondando il piano e anche alcuni paesi, e che per mantenere l'inondazione gli austriaci avevano chiuse le saracinesche dell'incile di Sagrado. Nelle case di Sagrado si vede ancora il segno cui giungeva l'acqua. Allora alcune pattuglie si spinsero a Sagrado e vi ruppero un argine, in modo che il deflusso delle acque della inondazione si versasse nell'Isonzo: ma la breccia non fu abbastanza ampia, e il suolo era ancora coperto da uno strato di venti centimetri d'acqua.
L'avvenuta inondazione ci dava motivo di credere che le resistenze del costone di Castelnuovo, a sinistra, fossero minori che nel costone che lo continua a destra, quello dei Sei Busi.
La notte sul 22 giugno due compagnie traversarono il canale Dottori e s'abbarbicarono alla collina: la notte seguente il Genio, incurante del fuoco di cui il nemico lo ricopriva, gettò i ponti sul canale. La mattina del 24 le truppe si lanciarono attraverso l'inondazione, fino a raggiungere lo sperone di Castelnuovo, coperto di fitti boschi a noi perfettamente ignoti, pieni, come ho già detto, di agguati, seminati di mine. Catene di uomini usciti appena dall'acqua si spargevano cautamente tra gli alberi a tagliare i fili elettrici che congiungevano le mine e poi a scavarle una per una. Intanto una batteria d'artiglieria, portata audacemente sulle prime linee, cannoneggiava e demoliva l'incile di Sagrado, togliendo l'ostruzione e riaprendo il corso alle acque verso l'Isonzo.
La mattina del 25 gran parte del costone di Castelnuovo era nostra, occupazione che ci permise di stabilirci almeno in punto elevato rispetto al fronte.