— M'aspetta — proclamò; e risolutamente sollevò la portiera che subito ricadde ondeggiando dietro le sue fuggevoli spalle.

L'usciere tremulo rimase un istante in sospeso, poi rassegnato si volse a me, che m'ero seduto sopra un divano di dubitoso colore tra l'aragosta non ancor finita di cuocere e il teocriteo amaranto.

— E lei chi cerca?

— Io sono con quel signore.

— E quest'altro è con lei?

Così domandando, additava alla mia sinistra: stupefatto mi voltai, ma al mio fianco, sul divano, dov'egli additava, non c'era nessuno.

Guardai quella tremante larva filamentosa, che sopra una fronte ossuta ergeva una chioma candidissima. Ma essa parlava con la maggior serietà del mondo. Infatti ripetè:

— E questo signore?

Sebbene ogni giorno m'avvenga di dover trattare con dei matti, io stavo a disagio, chè i matti quotidiani sono di un'altra natura. Ma d'un tratto mi credei d'ammattire io, chè al mio fianco, al mio fianco sinistro, dal divano su cui stavo, dove avevo ben visto che non c'era nessuno, una voce mi parlò incorandomi:

— Diglielo dunque, chi sono.