Allora attesi serenamente gli avvenimenti.

Poi che il mio Dàimone ebbe dato ancora uno o due giri per la stanza, s'udì un busso discreto all'uscio d'entrata. Il Dàimone non rispose; e udimmo un altro busso. Finalmente l'uscio si schiuse timidamente, e s'affacciò una testa spaurita, dicendo:

— Si può entrare?

— Provi — rispose il mio Dàimone.

La testa spaurita provò, e infatti fu tutta dentro, e con lei la mediocre persona su cui quella testa era infissa. Il Dàimone gli domandò:

— Sa leggere?

— Sì — rispose alquanto interdetto il nuovo venuto; — lo credo: ho la licenza tecnica.

— E io credo di no — ribattè il mio Dàimone — perchè altrimenti avrebbe letto che sull'uscio sta scritto Avanti.

Mentre il perplesso arrossiva e si rigirava il cappello tra le mani cercando invano un'adeguata risposta, l'uscio medesimo si riaperse come per una ventata ed entrò un giovinetto sbadato: contro il quale il mio Dàimone mosse subito investendolo con queste parole:

— Perchè è entrato senza domandare permesso?