— Anch'io — echeggiò il primo venuto — ho bisogno di vedere il signor cavaliere, per una cambiale.

— Il signor cavaliere — disse il mio Dàimone con sussiego — a quest'ora non riceve.

Proprio in quel punto, quasi per smentirlo sul fatto, la portiera dell'uscio di fondo fluttuò; l'uscio si aperse, e irruppe nella stanza il gioviale compagnone che m'aveva condotto in quel luogo.

— Vede se non riceve! — gridarono i due postulanti.

Ma il compagnone, senza badar loro, si rivolse impetuosamente al mio Dàimone.

— Usciere — gli disse — questi sono dieci franchi per voi. Ma dovete dirmi una cosa: chi era quella magnifica signora che è uscita di qui un quarto d'ora fa, quando sono entrato io?

— Che storie?! — — protestò lo sventato. — Badi a me, che ho fretta.

— E io — piagnucolò lo spaurito — sono venuto prima di lei, dunque ho più fretta.

Il mio compagno si sovrappose ad entrambi:

— Usciere, mi risponda: io le do dieci franchi, dunque ho più fretta di tutti.