Il mio Dàimone, alzando solennemente una mano, rispose:
— Ciò che ella chiede, signore, esorbita dalle mie funzioni, che sono esclusivamente spirituali.
Lo sventato lo sostenne:
— Questo galantuomo ha ragione.
— È un'immoralità — rincalzò il timido, a qualche distanza.
Il mio compagnone ruggì:
— Immorale a me! io!! io!!!
E fattosi sopra l'altro gli lasciò andare un esattissimo manrovescio.
Lo sventato allora, in difesa del suo recente alleato, saltò al collo dello schiaffeggiatore; e così lo scoteva e cercava di strozzarlo, mentre il percosso strillava: — Bravo, gli dia, gli dia — e girando attorno ai due avvinghiati lanciava alla meglio qualche esile pedata nei garretti al mio compagno.
A questo punto il mio Dàimone credette opportuno d'intervenire, gettando sul gruppo immondo dei tre rissanti questo stratagemmatico grido: