Così dicendo, i tre erano in mezzo alla stanza.
Il Dàimone si ritrasse di qualche passo. Essi lo guardarono, aspettando.
In quell'istante io sentii una specie di mobile tepore ricorrermi le vene.
Mentre i tre guardavano al Dàimone, questi alzò le braccia lunghissime, le tenne melodrammaticamente levate un istante, poi repentinamente sparì.
I tre dettero un urlo. Agitarono un momento le braccia come invasati, poi voltarono le spalle e si precipitarono all'uscita. Due si dileguarono di là; il terzo, ch'era il mio compagno, inciampò sulla soglia, vi cadde bocconi, e vinto dalla paura non riusciva più ad alzarsi.
Corsi a lui.
Riconoscendomi, mormorò:
— Sei ancora qui? Hai visto? hai visto?
— Che cosa? — feci io candidamente.
Il gioviale compagnone arrossì.