— È una cosa speciale — gli spiegai —: non potevo dire di no.
— Io vado a dormire — rispose.
Quella sera dovevo essere singolarmente disposto all'imitazione. Come avevo echeggiato l'ultima riga del biglietto di Giacomino, così copiai l'ultimo atto del Dàimone e me n'andai a letto.
Ma prima presi le mie precauzioni. Calcolai che la mattina appresso mi sarebbe occorsa mezz'ora per vestirmi e un quarto d'ora per recarmi fino al «Continental». Arrotondando, un'ora. Bisognava dunque che mi svegliassi alle 6. Caricai lo svegliarino e per colmo di previdenza lo misi un po' prima delle sei, perchè è manifesto che con una Eccellenza bisogna essere esageratamente puntuali.
4. Il sonno dell'ingiusto.
Prima di addormentarmi, cercai di prevedere in che cosa avrei potuto essere utile a Sua Eccellenza.
Senza concludere nulla in proposito, fantasticai vagamente di me stesso arrivante uomo nuovo per rapide e lucide strade al potere.
Neppure in tale fantasticare sostai, nè seppi dedurne chiare immagini. Perchè più imperiosa e curiosa mi si presentò un'altra domanda: — che aspetto avrà Sua Eccellenza?
Titubai alquanto tra il tipo anglo-americano raso e rapido, e il tipo classicheggiante, barbuto e pomposo. D'un tratto m'agitai, accorgendomi che non sapevo di quale specialità Sua Eccellenza fosse ministro.
Intanto cominciavo ad addormentarmi.