— Badi — continuò Valacarda — che ogni tanto bisogna rifornirsi di sostantivi e di aggettivi. Prima della guerra c'erano le parole «sensibilità», «dinamico», «musicale»; oggi invece le pietre basilari del vocabolario critico sono «costruito», «corposo», «architettura». Un vocabolario di questo genere può durare dai tre ai cinque anni. Anche per il contenuto è così. Fino a qualche anno fa serviva molto la «gioia di vivere». Oggi....
— Voi — interruppe la cantante — siete contento di vivere?
La guardammo tutti e tre per sapere a chi avesse rivolto la domanda. Ma ella non guardava nessuno di noi. Seguendo il suo sguardo vedemmo che andava a finire su una mensoletta di ottone fissa al muro, di quelle a parecchi intagli, che servono per tenerci appoggiate e sospese le pipe. Pipe non ce n'erano. In ogni modo non pareva probabile che la fanciulla desse del voi a una mensoletta d'ottone, e le facesse una domanda di quel genere. Perciò nessuno di noi rispose subito. Il primo a spiegarsi fu il pescecane:
— Io sarei contento di vivere — pronunciò — ma ho la nevrastenia.
— Un dottore — disse la fanciulla — a un mio amico nevrastenico consigliò le divine emozioni dell'aeroplano.
Valacarda si oppose:
— L'aeroplano come divertimento è uno dei più insipidi che possa consigliare la retorica moderna. Io ci sono stato. Se uno non ha paura, la sensazione che dà è quella della perfetta idiozìa.
— E se ha paura?
— Se ha paura, non ci va.
Decisamente questo Valacarda è un sorprendente personaggio. Professore di merceologia! Che cosa è la merceologia? Tuttavia io cominciavo a domandarmi con qualche maraviglia perchè mai il Destino, già una volta sei anni prima mandandomi a Firenze la traduttrice, e poi la sera avanti deponendomi in un teatro a fianco alla medesima rinnovellata — perchè mai il Destino avesse lavorato tanto per produrre quell'incontro eterogeneo attorno a quattro tazze vuote con paesaggio di pianoforte.