— Andiamo al Savini a sentire un po' di musica — propose Valacarda.

— Io ho bisogno di camminare — dichiarò di Malco.

— Allora — concluse la donna — noi due andiamo a passeggio e voi due andate al caffè. Forse vi raggiungeremo là: e se non vi raggiungeremo ci ritroveremo qui a casa stasera. Libertà.

Così se n'andò, prima che avessimo annuito. Oh le donne! m'aveva raccomandato d'attaccarmi al pescecane, e ora se lo portava via e mi lasciava solo con l'altro. Per fortuna l'altro mi era simpatico. E forse io a lui.

La nostra simpatia si svolse nel silenzio fino che ebbimo raggiunto e imboccato il Corso.

Sul Corso ci fermiamo davanti a una grande e illustre vetrina di colore viennese. Valacarda mi addita una bambola con i capelli di seta, e osserva:

— Assomiglia alla nostra amica.

— È vero — risposi. E dopo una breve pausa, mentre riprendevamo l'andare, còlto da una frivola curiosità insinuai:

— La nostra amica si è portato via il pescecane....

Valacarda si fermò subito di nuovo, mi guardò, poi disse dolcemente: