Io non rettificai.
— .... anche quando, come oggi, veda intorno a sè a quale turpitudine di mal gusto è trascinata la sua arte. Scriverà, anche persuaso che le cose sue che più le hanno costato di travaglio debbano rimanere in un cassetto.
— Ma scrivo per i posteri — dissi cercando di fargli credere che celiavo.
— Anche il pescecane lavora in effetto per un postero: non importa se la sua posterità invece che tra un secolo possa cominciare domani o stasera. Ma in realtà lei non lavora per i posteri ma per sè: e anche lui lavora per sè: per quella sua voluptas, che non sempre è spregevole. Naturalmente tutto ciò le appare strano. Lei dice che sono un uomo fine, perchè ho letto tre o quattro libri e perchè ragiono intorno alle cose invece di andarvi a cozzare contro a testa china con le corna di qualche pregiudiziale ostinata. E anche questo le appare strano. Perchè lei è uno scrittore, e agli scrittori per farsi leggere occorrono figurazioni precise: il demonio, l'angelo, il pescecane grasso e cùpido, il fante energico e macerato. Specialmente oggi, che si ha sempre fretta: fretta di capir subito senza sforzo con chi si ha a che fare. Loro scrittori debbono essere o dei sentimentali o dei cinici, se no il pubblico si disorienta. Come quando si fa della politica ai contadini: bisogna parlare o da clericali o da rivoluzionari. Lei le cose che ho dette non le potrebbe scrivere. Uno come me, lei non lo presenterebbe: apparirei incomprensibile e mostruoso; molto più mostruoso che se il pescecane fosse stato il nostro buon amico di Malco, il quale a quest'ora, più e meno saggio di noi, sta pranzando con la nostra buona amica Giovanna in qualche trattoria spensierata. Se facessimo altrettanto?
— Volentieri.
Pagai i due cocktails, e il filosofo alzandosi mi promise:
— Le farò conoscere, o almeno vedere, qualche mio collega, se ci tiene.
5. Apocalissi.
Infatti alla trattoria incontrò, mi presentò, e invitò a sedersi alla nostra tavola, un uomo biondiccio e un po' sbilenco con due grossi baffi da foca e una penzolante giacca color tabacco. Rideva e parlava continuamente; cioè raccontava storielle oscene e poi ne rideva lui stesso con fragore, e accompagnava quello stridere con gran suoni di posate sui piatti. E questi era il socio di Valacarda. Come mai? Oh la voluptas.
Ora il nuovo compagno raccontava una sua avventura di viaggio con due cameriere d'albergo. Ma Valacarda, accorgendosi ch'io guardavo a un altro tavolino, mi domandò: