— Sei vagoni — rispose Graziano. Al che seguirono poche indicazioni tecniche.

Durante queste fui distratto dall'entrare di due fanciulle emaciate e impennacchiate. Sedettero a un tavolino vicino al nostro, poi si misero a leggere insieme con grande interesse una lettera, ch'era listata a lutto.

Quel terzo annunziò:

— Vado a fare una telefonata. Ti ritrovo qui?

— Sì — rispose Graziano — fino alla mezza non mi muovo.

Il caffè s'andava affollando, e intorno all'ara cresceva il movimento dei sacerdoti in frack e sparato bianco, correndo in direzioni varie e gridando i comandi come centurioni in battaglia.

Graziano ha conosciuto la fama, se non la gloria. Dieci anni sono ha vinto un campionato ciclistico. Poi cominciava a ingrassare, onde la sua vita fu diretta verso altre mète. La vigilia della guerra lo trovò negoziante di accessorî per automobili. La guerra lo ebbe furiere in un ufficio d'aviazione militare a Roma e gl'insegnò di là le vie della ricchezza. L'armistizio lo ricondusse a Milano in un'automobile sua. Tuttavia s'è conservato modesto; non ha preso nè moglie ricca nè amanti costose, e neppure ha cambiato il sarto, nè si è messo a comperare romanzi con la copertina illustrata: le quali cose lo distinguono da altri arricchiti dell'ora presente.

Dalla partenza del terzo, ho visto in brevissimo tempo ben tre persone accostarsi successivamente a Graziano, scambiare con lui poche parole misteriose, andarsene. Dopo ognuno di quegli episodi egli mi ha sorriso con bontà. Ora pronuncia una sentenza degna dei Savi dell'Ellade:

— Non c'è che il lavoro che dia delle vere soddisfazioni.

Le due fanciulle hanno finito di leggere la lettera, il che non le ha rese più belle nè meno malinconiche. Ora discorrono modestamente col cameriere. Io, spronato forse dalla sentenza morale del mio compagno, m'alzo e gli dico: