— La prego, si serva.
Intanto il rumore delle strade pareva allontanarsi. Io m'ero seduto sul primo gradino d'una scala che metteva in quell'atrio. Gli spari cessarono del tutto. Qualcuno dei più curiosi propose di aprire il portone, ma l'arrabbiato non volle. L'uomo tranquillo che mi aveva offerto una sigaretta, venne a sedere, anch'egli fumando, accanto a me sul gradino, e mi disse con grande serenità:
— Da otto giorni non piove, per questo fa tanto freddo.
Questa superiorità ci affratellò, improvvisamente ci distinse e separò dal gruppo dei curiosi e degli affannati. Assaporammo l'inattesa fratellanza fumando per un poco in silenzio.
Fu riaperto il portone. Uscimmo tutti. Il tumulto era finito. La piazza era un lago.
— Lei da che parte è diretto? — mi domandò il mio compagno.
— Avevo un appuntamento d'affari, ma ormai è tardi. Anderò a pranzo in qualche trattoria.
— Perchè non viene alla mia pensione?
— Dove?
— Si fidi di me: si troverà bene.