— Tutto questo ci ha dato delle idee: una magnifica idea: è a quest'idea, suppongo, che debbo la sua presenza qui.

— La mia presenza?...

Ma mentre aspettavo l'agognata spiegazione, entrò la cameriera ad annunciare che il pranzo era servito. La signora s'avviò, la seguii; mentre giungevamo in sala da pranzo, da usci varî contemporaneamente vi sgorgavano tutti i commensali, cioè, oltre la mia guida e i due mariti di donna Irene, tre altre persone, tra le quali una donna.

4. Cenacolo platonico.

C'era una tavola rettangolare attorno a cui sedemmo tutti, cioè: nel mezzo d'uno dei lati lunghi la signora Irene, con a destra un prete e a sinistra il signor Pietro, che continuava a canterellare nei brevi intervalli tra un boccone e l'altro o tra una parola e l'altra. Io in faccia alla signora, alla mia destra una donna o fanciulla piuttosto piacevole, alla mia sinistra un signore importante con barba assira e redingote. Ai due lati più corti sedevano da una parte il presente marito di Irene, dall'altra il mio introduttore, che poco di poi sentii chiamarsi Gionata.

Da principio mangiammo in silenzio. Io cercavo di occuparmi della mia sorridente e serpeggiante vicina. Le prime parole che udii chiare tra quei croscìi di mascelle, uscirono dalla bocca del più silenzioso tra tutti, cioè Giulio, cioè l'attuale marito, persona grave; e fu una parola gastronomica, la quale ebbe per argomento il grado di cottura del pollo che stavamo mangiando. Fin qui nulla di strano: ma dopo quella osservazione culinaria io ne aspettavo un'altra, di natura economica. Tornato ormai da un mese dal fronte, non era passato giorno che a tavola, o fossi in casa mia o in casa d'altri o alla trattoria, a ogni cibo, animale o vegetale, semplice o complicato, crudo o cotto, io non avessi sentito parlare del rincaro del genere. E da quel giorno a oggi che scrivo son passati altri quindici mesi, che è a dire circa cinquecento giorni, cioè quasi mille pasti: il che importa che, dal mio ritorno, più di mille volte ho sentito discorrere del rincaro degli alimenti, e similmente, in tutte le altre contingenze quotidiane, del rincaro di tutte l'altre cose necessarie o superflue; e sono rassegnato ormai a sentirmi esporre per tutta la vita fino alla più tarda età (perchè tutti i chiromanti sono concordi a concedermi una lunghissima esistenza) il confronto tra i prezzi nuovi e quelli anteriori al 1914.

In quel tempo, poichè il supplizio durava da soli trenta giorni, non mi ero ancora adattato: perciò con piacevole maraviglia udii le parole di Giulio, e le poche di alcuni commensali che gli risposero, contenersi nella cerchia gastronomica, cioè nella pura estetica. Maggiori maraviglie mi preparava quella conversazione conviviale. Un uscio, passandone la cameriera che ci serviva, cigolò. Il signor Pietro da uomo pratico osservò che occorreva unger d'olio l'arpione. La signora Irene da donna romantica, quali sono tutte le donne un po' grasse, disse morbidamente:

— Pare che si lamenti d'un abbandono.

Allora colui che m'aveva offerto una sigaretta all'uscire dal naufragio, colui che m'aveva introdotto in quel ritiro arcano, colui che si chiamava Gionata come l'inventore di Gulliver e il figlio di Saul, parlò, e disse:

— La sua osservazione, donna Irene, mi richiama a uno dei problemi che da qualche tempo più mi torturano. Ed è questo: se un uscio avesse senso e sentimento, e perciò fantasia e desiderio, preferirebbe esser chiuso o essere aperto?