— A rischio di cadere una seconda volta in contravvenzione, confesso che, poichè furono saggiamente esclusi i pescicani d'ogni sorta, non vedo tuttavia quali altri casi di soddisfazione potrebbero trovarsi, del genere moderato e quotidiano che il signor Gionata ha definito.
— Ho già detto che son rari, qualche volta sottili. Ecco il nostro reverendo amico — e accennava al prete. — Egli ha sempre bevuto il caffè senza zucchero: un tempo questo fatto non aveva per lui una speciale portata, nè gli creava una situazione personale nella società. Ma da quando tutti i bevitori di caffè bestemmiano due o più volte al giorno contro la saccarina, egli gode del senso d'una particolare situazione di superiorità in cui la sua abitudine lo pone oggi, e però ne ricava un gaudio raffinato e continuamente rinnovato del trovarsi a vivere nel periodo storico della saccarina; il quale gaudio gli ha conferito il pieno diritto di aver parte a questa mensa.
Il prete stava appunto allora bevendo il caffè. Lo sorbiva nel piattino come dicono facesse Guglielmo ex-imperatore: ma forse è una delle calunnie antitedesche che la guerra rese necessarie. E così, col volto acceso chino a sorbire la bevanda, alzava gli occhi verso me, il naso leggermente arricciato, asserendomi mutamente la sua beatitudine che certo era complessa e superava il piacere puramente sensuale. Intanto erano stati serviti con abbondanza liquori di varia natura ed origine.
Allora il mio vicino di sinistra, asciugandosi col tovagliolo la barba assira, parlò:
— Di fronte all'esemplare candore della soddisfazione di questo reverendo io quasi mi domando se posso senza rimorso rimanere tra voi. La mia è così complessa, che io ho talvolta il dubbio di dover essere noverato tra uno dei grandi avvantaggiati, così giustamente esclusi da quest'oasi. Io sono uno storico, cioè un artista. E come tale io amo la materia del mio studio per se stessa. Sono un medievalista. E adoro il Medio Evo. Per molti anni ho rimpianto di non essere nato ai tempi di Romolo Augustolo o di Abelardo, di non aver frequentato la reggia di Carlomagno, come Eginardo storico che innamorò di sè Emma, figlia dell'Imperatore. Odio il telefono, il motore a scoppio, i versi liberi, la Camera del Lavoro, il microscopio, il frack e il Parlamento. Ora, da qualche anno io mi sento lentamente ma sicuramente condurre, e oso dire sollevare, verso il medio evo de' miei studi e de' miei sogni. Anzitutto, per più di quattro anni, dal benedetto agosto del '14 al novembre del '18, già mi beavo sentendo il mondo pieno di fazioni guerresche, soverchiamenti di razze, invasioni. La mia anima ha esultato la prima notte che ho veduto la città immersa nell'ombra. Quando scioperano i tranvieri godo di andarmene per le vie a guardare le inutili rotaie, e spero che tutto il procedere del tempo nuovo le risommerga entro il suolo donde mai avrebbero dovuto scaturire alla luce. Amo sapere che ogni notte nelle vie della città si aggredisce a mano armata il passante e si devasta con sicurtà il magazzino come ai tempi di Eriberto d'Intimiano. E se penso che questi non sono che piccoli segni, quando prevedo che presto avremo lo spettacolo, prima di una dittatura industriale, poi di una rivoluzione, con alterne vicende e fasi, e così saremo (almeno per qualche tempo, certo per tutto il tempo della mia vita) ricondotti a un pieno medioevo da una alternativa di oligarchie diverse ma tutte avide ugualmente di lotta....
— Paga! Paghi!! Pagare!!!
Non ricordo di qual colore fosse il nuovo vino comparso a questa intimazione piacevole.
Voltomi alla ridente e profumata donna o fanciulla che sedeva al mio fianco, io le domandai:
— Lei, se non sono indiscreto, per quale titolo porta a questa riunione la fortuna della sua presenza?
La donna o fanciulla rise più giocondamente, e mi guardò di sotto in su con l'aria di un'oca cui agitino dionisiaci fantasmi, aria, come ognuno sa, estremamente turbativa, che subito mi fece dimenticare la mia stessa domanda. Ma già vi rispondeva, per la fanciulla, Gionata l'Imperterrito, così: