Seguì un breve silenzio. Cercavo una frase cortese per farmi perdonare il mio movimento ingiurioso. Volli mostrargli che m'interessavo alla sua sorte e alla confidenza che m'aveva fatto. Poichè in questa ricerca generosa indugiavo, l'ignoto ripetè:

— Faccio il mendicante.

Io, avendo finalmente trovato, gli domandai:

— Da quanto tempo?

— Da poche ore — rispose.

— Io l'avevo preso per un ginnosofista.

— Non conosco. Fino ad alcuni mesi sono io vivevo modestamente e tranquillamente del mio lavoro. La disgrazia mi raggiunse vestendo l'aspetto di fortuna. Abitavo un piccolo quartiere quasi centrale, e il mio guadagno mi bastava per la mia vita mediocre. Una ditta di lubrificanti mi offerse ventimila lire per cederle il mio quartiere. La somma mi parve enorme: accettai. Ma non trovai altra casa, non trovai una stanza modesta: soltanto una camera, salotto e bagno in un albergo di prim'ordine. Speravo fosse per pochi giorni, invece non trovai più altro, mai. Le mie ventimila lire sfumarono o per meglio dire passarono dalla parte dell'albergatore. Frattanto avevo consumato tutti i miei vestiti, senza potermene fare altri. Non mi è rimasto, come vede, che il frack. Non ho più potuto comperare un cappello, l'ultimo m'ha abbandonato ieri. Il frutto del mio lavoro, che bastava alla mia vita modesta quando avevo un alloggio, ora basta soltanto a pagare la mia camera con salotto e bagno. Per mangiare non mi rimane che la mendicità. Ecco perchè ella, signore, mi trova in frack e a capo nudo a mendicare su questa piazza. Sia maledetto ora e sempre ogni lubrificante.

Gli detti silenziosamente le cinque lire. Egli mi ringraziò con effusione e disse ancora:

— Se al fiammifero, alla sigaretta e alle cinque lire, ella, signore, volesse aggiungere qualche indicazione o consiglio sul da farsi nella mia critica condizione!...

— Non saprei, signor ginnosofista. Ma l'uomo è fatto di anima e di corpo. Cerchi di porre il corpo sotto il dominio dell'anima: è il solo refugio e rimedio possibile in questi tempi assurdi e calamitosi.