— Non intendo bene.

— Neanch'io. Io sono un uomo dedito agli affari. Ma un filosofo potrebbe insegnarle il modo di convincersi che la sua situazione presente è la più fortunata. Provi a rivolgersi al signor Gionata, presso la signora Irene.

— Mi vuol dire l'indirizzo?

Colpito in pieno dalla domanda, m'accorsi d'un tratto che nè all'andare nè al ritorno, per ragioni diverse, avevo badato alla strada fatta. Volli tentare di ricostruirne il corso. Mi guardai attorno.

— Vediamo — gli dissi —: sa lei da qual parte io sia sboccato in questa piazza?

— No, signore. Io ero quasi assopito, e l'ho visto che lei era già fermo, in quel punto, guardandosi attorno proprio come fa ora.

Dopo un istante d'intenso e inutile raccoglimento:

— Ma allora — gridai esterrefatto — allora neppur io potrò tornare più all'isola dei beati, all'abbazia telemitica, al cenacolo platonico della placida Irene!

Il ginnosofista scosse il capo; poi cercò di consolarmi:

— Non ci pensi, signore. E se per caso ha un cappello che non porta più, me lo mandi, la prego. Eccole il mio nome.