Ma il caso m'impigliò quivi in una complicata e mirabile avventura la quale mise in serio pericolo il mio amore e la mia fede nella vita moderna, e con essi minacciò tutto il nuovo orientamento che la presenza del dopoguerra aveva offerto al mio spirito.

Nella piccola pensione in cui mi allogai erano due ospiti: un giovane e una giovane. Mi si presentarono come fratello e sorella. Il che appariva in ogni modo al primo sguardo per la loro singolare somiglianza, accresciuta dal fatto che il giovane, quasi un adolescente, era di lineamenti assai delicati. Il solo carattere chiaramente diverso tra i loro visi era nell'espressione dello sguardo. La sorella avea dolci gli occhi e velati di malinconia anche quando sorrideva, o, più raramente, rideva. Invece il giovane portava in fondo alle pupille perennemente accesa una mobile luce maniaca.

Quella prima mattina scambiammo pochi discorsi incolori. La sera all'ora del pranzo trovai sola la fanciulla alla tavola comune. Mi disse:

— Bruno è andato a Milano, e tornerà domattina.

Ella si chiamava Laura.

Quando un uomo e una donna si trovano in presenza, comincia la tortuosa lotta dei sessi.

Il nostro colloquio ritegnoso e coperto si prolungò qualche tempo dopo la fine del pranzo. Ella era garbata, e a gradi si fe' quasi lieta. Da ultimo avvenne a me di nominare suo fratello. La serenità di Laura rabbrividì d'un tratto come al calar d'una nube. Dopo un breve silenzio, levandosi e porgendomi la mano, ella con profonda convinzione sospirò:

— Mio fratello è un uomo di genio.

Con scarso senso d'opportunità le risposi:

— Io sono un uomo d'affari.