M'accorsi subito d'aver detto ciò meccanicamente, come mi accadeva spesso in quel tempo, anche fuor di proposito. La stonatura m'irritò. Rimasto solo me n'andai a passeggiare con un senso di corruccio.

Il mattino appresso Bruno era tornato. La fiamma di mania gli luceva sempre in fondo agli occhi, ma come esagitata da una gioiosa inquietudine.

L'aria in quella stagione era gelida e arida, e il lago la notte gemeva come fa il mare.

Il quarto giorno della mia dimora nella campagna lacustre, alle prime ore del pomeriggio Bruno m'invitò quasi misteriosamente a uscire con lui, mi guidò a una casetta isolata e per una scala oscura mi fe' salire: m'introdusse in una stanza ov'erano due grandi tavole da lavoro coperte di carte disegnate e strumenti d'aspetto scientifico, che mi riuscirono al tutto nuovi e incomprensibili.

3. Silenzi e musiche.

Bruno mi disse:

— Ho fiducia e confidenza in lei.

— Grazie — gli risposi —. Tutti gli uomini e le donne che ho conosciuto hanno avuto fiducia e confidenza in me. Forse per questo non sono ancora riuscito a nulla di solido nella guerreggiante conquista della vita.

Egli non mostrò di apprezzare la mia divagazione egoistica.

Aperse l'usciolo d'una specie di complicato e pesante stipo metallico ch'era in mezzo a una delle grandi tavole. Da un cavo dell'interno di quello trasse una specie di cuffia telefonica e me la porse. Dalla cuffia si partiva un filo che andava a collegarsi con le misteriose interiorità dello stipo.