I Talmudisti danno il precetto ama il prossimo tuo come te stesso, quale epilogo di tutta la legge; e la voce ebraica Neang (prossimo) esprime ogni uomo, e non il solo Israelita, poichè trovasi ancora usata per esprimere Egiziano. Vietano di fare altrui illusione, anco al non Israelita. Vœtitum fallere homines etiam gentiles.[[3]] Verbigrazia, di presentarlo di cosa alcuna facendogliela credere di maggior valuta che non è in effetto (Talm. Bab. Chollin, fol. 94.)
Condannano alla restituzione chi ruba il Goi (infedele); e tengono anzi maggior colpa derubarlo, che non l'Israelita, poichè ne rimane profanato il nome di Dio (Josaftà, Kamà, cap. 10.)
Maimonide, uno dei più autorevoli Talmudisti, vivente in Spagna nel secolo XV, dice espressamente: «Chi trafficando coll'Israelita, come coll'Idolatra, usasse falso peso o falsa misura, contravviene ad un divino precetto, ed è tenuto alla restituzione etc. . . . . Calcolerai col tuo compratore.—Il qual testo tratta di un non Israelita tuo suddito...: quanto più dovrai osservare tal legge con chi non è a te soggetto? D'altronde la Scrittura dice: È in abbominazione all'Eterno chi tali cose commette..., ognuno che commette ingiustizia. Proposizione assoluta e senza alcuna condizione.» (Trattato Ghenevà, cap. 7.)
Affermano che quando il Salmista (Sal. XV. 5) encomia chi presta il denaro senza interesse, intende quando si faccia anche col Goi (Talmud bab. Maccoth. fog. 24.)
Potrei aggiungere molti altri testi dello stesso tenore, ma lo stimo superfluo.
In opposizione a queste massime tendenti a stringer vieppiù fra gli uomini i vincoli sociali, ve ne sono, è vero, ne' codici Talmudici e nei libri Rabbinici alcune invece che spirano odio ed intolleranza: ma è da considerarsi essere i due codici Talmudici, tanto il Gerosolimitano che il Babilonese, stati compilati mentre ancora vigeva il Paganesimo, il quale si rendeva doppiamente odioso agli Israeliti col peccato d'idolatria, il più abborrito da essi, e colla crudeltà della persecuzione. I libri degli antichi Rabbini furono anch'essi scritti sotto l'impressione dell'odio e dello spavento che dovevan destare le orribili sevizie del medio evo: ma nessuna di queste autorità è accettata o riconosciuta dai Rabbini, o dagli Israeliti presenti;[[4]] e tenerli capaci di porre in pratica massime unicamente derivate da passioni e da circostanze straordinarie, sarebbe lo stesso che creder capaci i Cristiani del secolo XIX di riaccendere i roghi dell'Inquisizione.
VII.
Ora dunque, riassumendo il mio discorso, mi sembra dimostrato che l'intolleranza e le persecuzioni che ne derivano, non solo sono ingiuste, contrarie alla ragione, ai comandamenti dell'Evangelo ed agli esempj di Gesù Cristo e degli Apostoli; non solo sono inefficaci ad ottenere lo scopo cui sembran dirette: ma gli sono contrarie, conducono all'effetto diametralmente opposto; e nel caso degli Israeliti, l'appoggiarle ad una maledizione che pesi sulla loro schiatta, o al desiderio della loro conversione, o alla corruttela della loro morale, non è nè da Cristiano, nè da uomo retto e razionale. E mi sembra egualmente provato, che la tolleranza non è indifferenza per la fede e la religione; ma è anzi zelo pel suo trionfo, e il miglior modo di procurarlo.
Ma a questo punto ringrazio di cuore Iddio, che tutto il detto sin qui si riferisca oramai assai più al passato che al tempo presente. L'emancipazione civile degli Israeliti è stata incominciata, e sarà immancabilmente compiuta da quel Pontefice che ha saputo cogliere e riunire nella sua mano benedetta tutte le palme della virtù e della carità evangelica.
Ad istanza e per opera di Don Michele Caetani, Principe di Teano, fattosi virtuoso ed illuminato promotore della causa degli Israeliti, Pio IX ha confidato ad una Commissione l'esame de' loro giusti reclami, e la cura dei modi atti a render loro piena giustizia. Primi effetti di queste disposizioni sono stati la permissione d'allargarsi ne' Rioni adiacenti al Ghetto; con che ne verrà spazio ed agio maggiore a coloro che vi rimangono.