La vergognosa cerimonia del sabato di carnevale in Campidoglio, ed il tributo che v'era annesso, furono, come accennammo, l'una e l'altro aboliti. A questi primi passi terranno dietro certamente tutti gli altri, finchè sia completo questo grande atto di giustizia. Un nuovo passo sta intanto per muoversi; l'ammissione degli Israeliti nei ruoli della Guardia cittadina. Pio IX vi ha dato il suo consenso; onde si può tenere la cosa giudicata irrevocabilmente in principio. Quanto alla pratica, sembra s'incontri qualche difficoltà: sembra vi sia il timore, forse non interamente fuor di proposito, che nel Rione ove dovrebbero gli Israeliti concorrere al servizio cittadino, non siano del tutto spente le vecchie repulsioni, e potesse col contatto tra essi ed i Cristiani nascere qualche scandalo.

Se per una parte è prudente tener quelle vie che possono antivenirlo, per l'altra è giusto e conveniente cercar un ripiego, onde non sia loro tolto il poter partecipare agli effetti di quella onorata e leale fiducia che dimostrò il Pontefice al Popolo dello Stato e di Roma. Ripensando il lungo patire di quella sventurata nazione, respinta per tanto tempo da tutti i beni e i vantaggi del viver civile, del quale bensì dovea sostenere raddoppiato ogni peso; ripensando l'ingiusto disprezzo onde fu segno, le dolorose umiliazioni delle quali ebbe a bere il calice sino alla feccia; come non sentire il desiderio, il bisogno di una riparazione pronta ed aperta quanto è possibile?

Come non provare quel senso di rispetto e di premura sollecita che desta una sventura immeritata e sostenuta con longanimità e fortezza?

Qual gioja, qual soddisfazione può immaginarsi al mondo maggiore e più pura di quella di poter farsi istrumento di giustizia e di misericordia?

Chi mai potrebbe, ove fosse scelto al dolce ufficio di spalancare all'innocente prigioniero le porte del carcere, di restituire il suo a chi n'era stato violentemente spogliato, di ridonar l'onore a chi ha patita immeritata ignominia? chi potrebbe non sentire una fretta smaniosa d'adempiere l'augusto incarico? Certamente questi virtuosi sensi albergano in cuore di coloro che sono ordinatori e guida della Guardia cittadina; e sapranno trovar modo onde conciliare la prudenza colla giustizia, e col desiderio che provano senza dubbio di stender senza ritardi una mano amica a chi sinora non ebbe se non scherni e ripulse.

Per quanto non creda ufficio mio il dar consigli a cui compete l'ordinare il servizio della Guardia, stimo però mi sia lecito esporre modestamente un mio pensiero.

Se lo scrivere ne' Ruoli tutti gli Israeliti che a norma della legge e dell'età vi sarebbero compresi, può esser origine di qualche inconveniente, non si potrebbe ristringersi ad un minor numero, e scegliere da una nota presentata dall'Università stessa degli Israeliti, quegli individui che pel loro stato, il loro costume, i modi, la coltura, fossero atti a conciliarsi gli animi, e rimuovere ogni idea scortese, ogni senso di repulsione?

E se ciò non fosse stimato bastevole, non si potrebbe provvisoriamente dividerli in modo che prestassero l'opera loro ne' varj Rioni separatamente; e si trovassero così frammisti a coloro che per idee più giuste, e per civile educazione, stimerebbero dovere e sentirebbero gioja d'accoglierli come amici e fratelli?

La Guardia cittadina di Roma presa nel suo insieme non potrebbe certamente aver altri sensi che questi. Formata con magica rapidità in un momento di pericolo, essa ha mostrato vigore, energia, prontezza e prudenza degna d'un corpo che contasse lunghi anni di esperienza e di vita. La vista di que' cittadini che pel passato, e sino a pochi mesi fa, attendevano soltanto ai diversi uffici della vita civile così disformi da ogni idea ed esercizio della milizia, posti ora in fila, ed esperti così presto dell'atteggiarsi, del muoversi militare, del maneggio delle armi, de' doveri del soldato, lo sa Iddio qual profondo senso di gioja mi abbia destato in cuore. Qual dote di nobili e generosi sentimenti non è accennata e sottintesa da questi fatti? Il solo pensare che uomini di così eletta natura potessero non dico ripugnare ad accogliere tra loro chi sinora fu così a torto proscritto, ma non sentir pienamente quanto sia degno ed onorato l'atto che li ritorna alla esistenza, all'onore di cittadini, sarebbe imperdonabile ingiuria; chè i più avversi ed ostinati detrattori del popolo Romano non osarono mai dargli taccia di basso e poco generoso sentire. Nè tempo, nè servitù, nè traversie di fortuna, bastarono a cancellare quel suggello di generosità e di grandezza che gli fu impresso dall'antica sua virtù, ed è ancora allo straniero cagion di stupore e di meraviglia: tutto si può sperare da un tal popolo; e stare in dubbio, all'opposto, ch'egli non senta quanto sia bello il riparare l'ingiustizia e l'onorar la sventura, sarebbe, lo ripeto, fargli ingiuria, ch'egli è ben lungi dal meritare.

Questa giustizia che trova, come ogni atto virtuoso, il suo premio in se stessa, avrà poi altro prezioso guiderdone; la gratitudine, le benedizioni di chi n'è fatto segno. Quanto esse possano esser calde e vivaci, lo vediamo da ciò che accade in Toscana. I redattori del giornale di Pisa L'Italia, uomini eletti, di nobil cuore, onore di quello Studio e d'Italia, come sa ognuno, e come appare dal loro giornale, hanno presa a difendere la causa degli Israeliti. Quelli di Livorno hanno tosto pubblicata una lettera, nella quale è il passo seguente: